Viktor Orbán segretario generale dell’Onu? L’idea che fa discutere

Secondo il Wall Street Journal, Washington starebbe valutando seriamente di sostenere l’ex premier ungherese. Sullo sfondo gli interessi di Mosca e Pechino e un possibile secondo fine diplomatico
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Donald Trump e Viktor Orbán insieme
Da sinistra, Donald Trump e Viktor Orbán (Ipa)

Sarebbe come mettere la volpe a guardia del pollaio, ma l’amministrazione Trump starebbe valutando di sostenere l’ex premier ungherese Viktor Orbán, noto in patria e all’estero per aver ristretto lo stato di diritto in Ungheria, come candidato a segretario generale delle Nazioni Unite per succedere ad António Guterres, il cui secondo mandato scade il prossimo 31 dicembre. L’invito avrebbe l’appoggio di Cina e Russia, secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal citando funzionari, tenuti anonimi, delle tre amministrazioni.

Né Washington, Pechino e Mosca, né il diretto interessato, hanno confermato la possibilità. Il premier polacco Donald Tusk, dando voce a quello che è probabilmente il sentimento di sorpresa e assurdità condiviso a Bruxelles, ha definito l’ipotesi “uno scherzo”: “Fino a poco fa (Orbán, ndr) era candidato alla presidenza della Commissione europea. Questa notizia mi sembra altrettanto ridicola quanto la prima”.

Se sarà davvero tale, lo vedremo. Intanto, ieri, il viceministro degli Esteri russo Aleksandr Alimov ha sottolineato che il termine per proporre una candidatura non è ancora scaduto e che è possibile che escano ulteriori nomi. Quelli ufficiali “verranno tutti discussi”.

Il senso di una candidatura ‘assurda’

Se a molti l’idea che sia il sovranista Orbán a gestire l’Onu – massima espressione del multilateralismo e della tutela dei diritti umani – sembra senza senso, invece un senso, guardando dall’altro lato, potrebbe averla.

E l’altro lato è innanzitutto quello del movimento MAGA, il ‘Make America Great Again’ che fa capo al presidente statunitense Donald Trump e che sta attivamente agendo per espandere se stesso e la propria agenda populista e conservatrice in Europa. L’ex premier ungherese era il maggior alleato del capo della Casa Bianca in Europa, e tuttora ne condivide la linea anti-immigrazione, anti-diritti civili, anti-organizzazioni liberali e anti-Ue. L’editoriale del WSJ lo definisce “il candidato conservatore ideale del movimento MAGA”.

Allo stesso modo, Orbán era il più filorusso dei leader del blocco europeo e nonostante l’allineamento con la Cina ha mantenuto l’immagine di difensore della civiltà occidentale, come spiega ancora l’editoriale.

La candidatura dell’ex premier ungherese inoltre non nasce dal nulla: secondo ipotesi che stanno circolando in queste ore, dalla sua sconfitta alle urne lo scorso aprile il movimento MAGA cerca per lui un incarico internazionale di una certa levatura, con immunità annessa, con il possibile obiettivo di proteggerlo dalle conseguenze giudiziarie del non essere più al potere.

L’attuale governo guidato da Péter Magyar ha infatti avviato un programma anticorruzione (‘Operation Purgatory’), che sta indagando su funzionari e collaboratori dell’era Orbán e che ha già portato a tre arresti (due ex ministri e l’ex governatore della Banca Nazionale Ungherese), con la possibilità che l’indagine si estenda all’ex primo ministro.

C’è poi un’ulteriore spiegazione possibile per una candidatura così controversa che lo stesso funzionario citato dal WSJ ammette essere “folle”. Il Times riferisce che Orbán potrebbe essere un nome strumentale, utile per preparare il terreno a una soluzione di compromesso. In pratica, servirebbe per rendere più accettabile un altro nome, sul quale costruire successivamente una convergenza internazionale.

Il nome in questione sarebbe quello di Lana Nusseibeh, diplomatica degli Emirati Arabi Uniti, entrata nella competizione la scorsa settimana ma soggetta a criticità legate alle accuse di sostegno degli Emirati a forze paramilitari coinvolte nella guerra civile sudanese.

È possibile che Orbán diventi segretario generale dell’Onu?

Al di là di queste considerazioni, quanto è concreta la possibilità che Orbán, se veramente venisse candidato e se accettasse, diventi il prossimo segretario generale delle Nazioni Unite?

Come minimo, la strada è molto molto in salita, anche lasciando da parte il fatto che, secondo la consuetudine della rotazione geografica, il successore di Guterres dovrebbe provenire dall’America Latina o dai Caraibi.

Se infatti è vero che Usa, Cina e Russia sono i componenti di maggior peso nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, capaci di esercitare una fortissima pressione, è anche vero che gli altri due membri permanenti del Consiglio sono Francia e Regno Unito. I quali non hanno certo voglia di mettere in una posizione di così grande rilievo colui che ha funestato per anni l’attività del blocco europeo, in primis attraverso il veto.

E per essere raccomandato, il segretario generale deve ottenere almeno 9 voti favorevoli su 15 nel Consiglio di Sicurezza, e senza alcun veto da parte dei membri permanenti. Ad oggi, secondo uno dei funzionari del Dipartimento di Stato Usa citato dal WSJ, Orbán potrebbe contare su otto voti abbastanza sicuri e potenzialmente arrivare a dieci sui quindici membri. Ma Francia e Regno Unito possono bloccare la decisione.

Il processo al momento è in stallo: ogni candidato ha ricevuto almeno due voti contrari dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza. E l’ex premier ungherese, pur non avendo confermato, avrebbe manifestato interesse, ma non vorrebbe entrare ufficialmente nella competizione senza sufficienti garanzie di successo.

Come dicevamo, neanche Washington ha confermato la sua proposta. Un eventuale annuncio potrebbe arrivare dopo le elezioni americane di metà mandato del prossimo 3 novembre.

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