Balneari, un gruppo di suore in Liguria finisce nel mirino della Direttiva Bolkestein

La spiaggia della solidarietà contro le regole di Bruxelles
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Una suora in spiaggia Canva
Una suora in spiaggia - Canva

Un gruppo di suore, una battaglia tra demanio e concessioni e la necessità di rispettare le regole di Bruxelles. Siamo a Spotorno, in Liguria, dove una storica gestione balneare portata avanti dalle religiose rischia di sparire a causa dell’applicazione della Direttiva europea sui balneari, la Bolkestein, innescando una contesa legale che è stata ribattezzata dai media come una vera e propria “guerra santa”.

Al centro della disputa ci sono le Suore della Carità di Santa Maria, che da oltre quarant’anni gestiscono il lido Gino Garrone, un piccolo tratto di circa 50 metri di costa dorata. Il Comune ha deciso di mettere a bando la concessione per adeguarsi alle norme europee e per riequilibrare la quota di spiagge libere del paese, ferma ad appena il 3,5% a fronte di un nuovo obiettivo del 40%. La notizia ha varcato i confini nazionali arrivando sulle pagine del quotidiano britannico The Guardian, che ha acceso i riflettori sulla battaglia di suor Miranda, l’ottantenne superiora che difende il lido definendolo “nostro”.

La spiaggia della solidarietà contro le regole di Bruxelles

Per decenni, il lido Garrone è stato considerato un “presidio sociale”: a differenza dei normali stabilimenti commerciali, i proventi derivanti dall’affitto di ombrelloni e lettini servono a finanziare una scuola materna locale e un campo estivo per bambini. Le suore avevano goduto finora di un regime speciale proprio per queste finalità benefiche, ma il sindaco Mattia Fiorini ha spiegato che la categoria dei “bagni di beneficenza” è stata cancellata dal nuovo Piano di Utilizzo del Demanio (PUD), poiché non più prevista dalla normativa attuale.

“Dovranno partecipare al bando come gli altri”, è stata la netta risposta dell’amministrazione comunale. Senza questi fondi, suor Miranda avverte che la sopravvivenza stessa della scuola sarebbe in serio pericolo.

Cos’è la Direttiva Bolkestein e perché “colpisce” proprio ora?

La Direttiva 2006/123/CE, meglio nota come Bolkestein dal nome del commissario olandese che la propose, è una legge europea nata ormai vent’anni fa per creare un mercato unico dei servizi. L’obiettivo è garantire che ogni cittadino dell’Unione possa offrire i propri servizi in qualunque Stato membro senza barriere o favoritismi nazionali.

Il punto critico per le spiagge italiane è l’Articolo 12, il quale stabilisce che, quando una risorsa naturale è “scarsa” (e le spiagge, essendo limitate, lo sono), lo Stato non può rinnovare le licenze automaticamente. Al contrario, deve organizzare gare pubbliche trasparenti e imparziali che garantiscano a tutti le stesse opportunità. In sintesi, per l’Europa non possono più esistere “diritti ereditari” sui tratti di costa: ogni concessione deve avere una scadenza e, una volta terminata, deve essere rimessa a bando.

Il labirinto italiano tra bassi affitti e miliardi di affari

Il caso di Spotorno è diventato un simbolo perché l’Italia resiste all’applicazione della direttiva da quasi due decenni, spesso sotto la pressione delle associazioni di categoria. Questa situazione ha creato un paradosso economico:

  • Il giro d’affari degli stabilimenti balneari è stimato in circa 22 miliardi di euro l’anno.
  • Lo Stato italiano si stimi incassi dai canoni di affitto complessivamente meno di 100 milioni di euro l’anno.
  • I canoni minimi sono spesso considerati irrisori: per il 2024 la base sancita dal Ministero delle Infrastrutture era di 3.225,50 euro.

Per evitare le gare, l’Italia ha tentato una “mappatura” delle coste, includendo scogliere e aree industriali per sostenere che le spiagge non siano una risorsa scarsa, ma la Commissione europea e il Consiglio di Stato hanno bocciato questa tesi. Recentemente, la proroga delle concessioni al 30 settembre 2027 è diventata legge, con l’obbligo per i Comuni di avviare le gare entro giugno 2027.

Un destino europeo: cosa accadrà nel 2027?

L’Italia non è l’unica a confrontarsi con queste regole. In Francia, ad esempio, le concessioni durano al massimo 12 anni e vige l’obbligo di smantellare le strutture a fine stagione per ripristinare l’ambiente. In Spagna e Portogallo, invece, le licenze possono arrivare fino a 75 anni, anche se si basano teoricamente su procedure aperte. Il futuro del lido delle suore di Spotorno dipenderà dai criteri che verranno inseriti nei bandi di gara previsti tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027. Il diritto europeo permette agli Stati di considerare obiettivi di politica sociale nella scelta dei candidati, e la riforma italiana in discussione suggerisce di valorizzare la professionalità acquisita e gli investimenti fatti. La sfida sarà capire se il valore della solidarietà potrà sopravvivere nel mare aperto della libera concorrenza europea. Se la “spiaggia delle suore” rimarrà tale, lo sapremo solo nei primi mesi del 2027.