“Il centro borghese è morto”: la Cdu crolla, vincono Die Linke e Afd, ma Merz non molla

Un editoriale di Die Welt sottolinea la vittoria degli estremismi. Intanto il cancelliere non si dimette e rilancia sulle riforme, mentre Afd chiede che si faccia da parte; "Siamo diventati noi il partito più forte"
37 minuti fa
4 minuti di lettura
Friedrich Merz dopo il voto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore
Friedrich Merz dopo il voto in Meclemburgo-Pomerania Anteriore (Afp)

Disastro è un disastro, anche peggio di quello che si temeva alla vigilia. Ma il cancelliere tedesco Friedrich Merz non molla. Lo ha chiarito ieri sera, quando è diventato chiaro l’esito del voto nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino. “Un disastro” appunto, per i cristiano democratici, come lo stesso Merz lo ha definito, riconoscendo l’impossibilità di “minimizzarlo” ma affermando che non si dimetterà. Nel Land orientale, il suo partito ha addirittura mancato l’entrata nel Parlamento regionale, per la prima volta dal 1949, mentre nella capitale dovrà cedere l’amministrazione a Die Linke, formazione erede della Sed, il partico comunista della Repubblica Democratica Tedesca. “Il centro borghese è morto”, sintetizzava un editoriale di Ulf Poschardt su Die Welt.

Vincono gli estremi

E in effetti i vincitori di questo voto, che peraltro ha visto un netto aumento dell’affluenza, sono proprio gli estremi: Die Linke e l’ultra-destra di Alternative für Deutschland (Afd), che in Meclemburgo ha centrato la seconda vittoria elettorale in un mese, dopo quella in Sassonia Anhalt dell’8 settembre.
Per avere un quadro, questi i numeri secondo i risultati ufficiali provvisori:

Partito Berlino Meclemburgo-Pomerania Anteriore
Die Linke 25,7% 6,5%
CDU (Unione Cristiano Democratica) 18,8% 4,9%
Afd 16,3% 38,2%
Verdi 14,3% 5,7%
SPD (Socialdemocratici) 12,1% 35,5%
BSW (Alleanza Sahra Wagenknecht) 4,7% 4,8%

A Berlino dunque Die Linke è arrivata prima, più che raddoppiando il 12,2% ottenuto nel 2023. La Cdu, che governava Berlino con la Spd, crolla dal precedente 28,2%. Afd sale dal 9,1% e supera sia i Verdi (14,3%) sia i socialdemocratici. Bsw resta sotto la soglia del 5%. L’affluenza è stata del 74,2%.

Il prossimo borgomastro, dunque, sarà probabilmente la candidata di punta di Die Linke, Elif Eralp, in coalizione con Verdi e Spd. “Abbiamo scritto una pagina di storia, il segnale dell’amore e della giustizia hanno vinto sull’odio”, ha detto Eralp, avvocata dei diritti umani figlia di rifugiati turchi, riferendosi all’estrema destra. Il partito ha fatto campagna promettendo di nazionalizzare gli alloggi sottratti ai grandi proprietari e di porre un tetto agli affitti, intercettando ciò che preme di più ai berlinesi (costi dell’energia e degli alloggi). ” Da oggi, cambieremo Berlino insieme”, ha assicurato la politica.

Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore i dati più importanti sono la vittoria di Afd, che più che raddoppia il precedente 16,7% del 2021, e la debacle della Cdu, che dal 13,3% crolla sotto la soglia per entrare nel Parlamento. Spd, con la presidente uscente Manuela Schwesig, dopo una rimonta dell’ultimo momento arriva molto vicina ad Afd. Seguono Die Linke e Verdi.

Qui capire chi governerà è più complesso: il brandmauer, il ‘muro di fuoco’ che tradizionalmente ha consentito ai partiti, alleandosi tra loro, di tenere fuori dal potere l’estrema destra, sta diventando sempre più difficile da portare avanti, visti i numeri di Afd. Ma non è solo una questione numerica: rimanendo esclusa dalle stanze dei bottoni, i leader del partito di ultra-destra hanno buon gioco a dire che viene scavalcato il volere popolare, riproponendo di fatto un rebus di non facile soluzione: consentire agli estremisti a governare in modo che si brucino con le scelte e le responsabilità concrete di chi deve decidere e amministrare, oppure continuare a tenerli lontani, alimentandone la presa sui cittadini?

Intercettare cosa vogliono i cittadini

È tuttavia interessante notare che mentre il cavallo di battaglia di Afd è la remigrazione degli stranieri, secondo l’Istituto di statistica tedesco il Meclemburgo-Pomerania Anteriore è oggi il Land con la quota di popolazione straniera residente più bassa fra tutti i 16 Länder: 6,5% contro la media nazionale del 14,9%. Discorso più ambiguo invece per quanto riguarda i flussi: nel 2025 il saldo entrate-uscite, rapportato alla popolazione, è di circa 52 ogni 10mila abitanti, superiore alla media tedesca di 28,1. Questi movimenti includono però anche gli spostamenti tra Länder, non soltanto l’immigrazione dall’estero.

Insomma, se può sembrare paradossale la presa dell’argomento stranieri in un Land che ne ha pochi, va detto che il fattore determinante alle urne è ormai quello economico, alimentato in queste settimane dal forte aumento dei prezzi del carburante causato della guerra scatenata contro l’Iran da Usa e Israele, e dalla grave crisi del settore automotive tedesco, con decine di migliaia di licenziamenti.

A tal proposito, ricordiamo che Afd vuole riattivare il gasdotto Nord Stream proveniente dalla Russia, che termina nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, per ottenere energia russa a basso costo. E vale la pena notare che anche Schwesig ha rilevato che “molte persone (nel suo Land, ndr) desiderano rivedere il flusso di energia attraverso il Nord Stream”. Un ruolo lo ha anche giocato la posizione filorussa di Afd. Sempre Schwesig: “Nel mio Stato, molti si oppongono al sostegno all’Ucraina, sia finanziario che militare”.

La presidente uscente ha anche accusato Merz di non essere riuscito a entrare in sintonia con gli elettori. “La questione del costo della vita è molto importante, ed è fondamentale che il governo federale prenda posizione a favore di un maggiore sviluppo economico per creare posti di lavoro, ma anche per fornire sostegno”, ha dichiarato a un’emittente televisiva pubblica dopo il voto.

Weidel: “Merz si dimetta, lo faccia per la Germania”

“Merz tragga le conseguenze, lo faccia per la Germania. Siamo diventati noi il partito più forte”, ha dichiarato la co-presidente nazionale Alice Weidel alla televisione pubblica tedesca. Anche l’altro co-presidente nazionale, Tino Chrupalla, ha chiesto le dimissioni del cancelliere e la fine del brandmauer attorno all’estrema destra, sottolineando che “non siamo noi che vogliamo il cordone sanitario”,

Merz preme l’acceleratore sulle riforme

Ma il cancelliere, almeno per ora, non molla e rilancia sulle riforme, definite “l’antidoto al veleno autoritario che penetra sempre più nella nostra società, con la sua fascinazione per l’autoritarismo”.

“Siamo tutti preoccupati per il futuro del nostro Paese. Assistiamo a uno Stato diventato troppo complicato. La nostra economia è nel pieno di un profondo stravolgimento. La fiducia nelle istituzioni si sta erodendo, e viene attivamente minata dai partiti estremisti di destra e di sinistra. La risposta deve essere rendere il nostro Paese adeguato al futuro”, ha detto ancora, aggiungendo che “non possiamo rimandare le decisioni. Le riforme devono arrivare”.

Il suo partito al momento rimane prudente sul già ventilato ‘Kanzlertausch‘, il ‘cambio di cancelliere’, ma il futuro di Merz rimane precario, nche considerando la sua elevatissima impopolarità. Ma molti nel suo partito in queste ora parlano di ‘stabilità’ come priorità. “Le continue discussioni sul personale hanno completamente oscurato il dibattito”, ha affermato Philipp Amthor, esponente del partito nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e responsabile dei rapporti tra governo federale e Laender presso la Cancelleria. “A tal proposito, è giusto porre fine ora a queste discussioni sul personale e concentrarsi nuovamente sulle questioni cruciali.”

Ma secondo gli analisti, ora sarà ancora più difficile per il governo federale trovare il coraggio e il sostegno politico necessari per un programma di riforme fondamentali ma controverse.

“Ciò che bisogna fare ora richiede coraggio, fermezza e pazienza“, ma gli elettori, di quest’ultima, non sembrano averne.

Gli ultimi articoli