La polizia potrà entrare nelle case delle persone considerante “migranti irregolari” e che avrebbero ignorato gli ordini di lasciare il Paese. È quanto previsto da una legge approvata questa mattina dal parlamento del Belgio e che è già al centro di una polemica che coinvolge la società civile e le Ong internazionali.
Il provvedimento rientra dell’iniziativa della coalizione di destra del primo ministro Bart De Wever, con lo scopo di limitare l’immigrazione irregolare e aumentare le espulsioni dal Paese a quelle persone a cui è stato negato il diritto di soggiorno. In vista del voto, circa 3mila persone si sono riunite intorno al Palazzo di Giustizia di Bruxelles, formando una catena umana, per protestare contro la legge. Gli organizzatori di quelle proteste, il gruppo belga “No Ice”, ispirato ai movimenti statunitensi contro l’agenzia federale statunitense responsabile dell’applicazione delle leggi sull’immigrazione e delle espulsioni, hanno dichiarato al Brussels Times che la loro “solidarietà non è un crimine e il rispetto dei diritti fondamentali non è negoziabile“.
Il voto positivo alla legge, però, è arrivato questa mattina intorno alle 5, dopo un dibattito molto lungo durato tutta la notte.
Cosa prevede la legge belga contro l’immigrazione
La legge prevede che le perquisizioni riguarderanno solo coloro i quali si sarebbero visti negare la richiesta di asilo dal Paese e che avrebbero ignorato gli ordini di espulsione. Per il governo, queste persone, sono considerate una minaccia alla sicurezza pubblica. Tali perquisizioni potranno avvenire solo dopo l’approvazione di un giudice istruttore, tra le ore 5 e le ore 9 del mattino, in presenza di funzionari dell’immigrazione.
Tra le voci che maggiormente hanno espresso il proprio parere contrario c’è Amnesty International che ha esortato i legislatori a respingere la legge. Per la Ong, il rischio è che le misure di sicurezza potrebbe colpire anche le persone che aiutano i cittadini migranti che non sono in possesso di documenti. Per il governo, il provvedimento è uno strumento per far rispettare gli ordini di espulsione nei confronti di persone considerate un pericolo per l’ordine pubblico.
Il dibattito politico
La legge arriva in un momento di profonda crisi per il Paese. Il primo ministro De Wever ha rassegnato le dimissioni lunedì, dopo aver giudicato fallimentari i negoziati sul bilancio per il 2027 all’interno della sua coalizione. A settembre si era prefissato l’obiettivo di ridurre il deficit nazionale di 10 miliardi di euro; deficit che si attesta al 5,2% del PIl, il più alto dell’eurozona, con un debito che quest’anno supererà il 110% del Pil.
Il dibattito sul disegno di legge è iniziato su richiesta della deputata fiamminga di estrema destra Barbara Pas (Vlaams Belang), la quale ha chiesto alla Camera di mettere da parte tutti gli altri punti all’ordine del giorno, in modo che il parlamento potesse concentrarsi sulle conseguenze delle dimissioni presentate dal primo ministro. Dimissioni rifiutate dal Re che chiede a De Wever di riferire il 16 novembre dopo aver trovato un compromesso.
La protesta di Amnesty
A esprimersi in vista del voto è stata nei giorni scorsi Dinushika Dissanayake, vicedirettrice regionale di Amnesty International, la quale ha dichiarato che “queste proposte, che consentono le perquisizioni domiciliari, sono destinate a seminare paura e divisione. Il disegno di legge attualmente all’esame del parlamento belga conferisce alla polizia ampi poteri per entrare nelle case delle persone a fini di controllo dell’immigrazione, tra le 5 del mattino e le 9 di sera, indipendentemente dalla presenza di bambini”. Ma la critica essenziale si basa sull’assenza di specifiche chiare, in quanto il “disegno di legge non prevede nemmeno modalità efficaci per impugnare o contestare tali decisioni”.
Al centro della questione c’è anche il nuovo Regolamento europeo in materia di rimpatri che per Amnesty possiede un’ostinata e “fuorviante insistenza nell’intensificare deportazioni, retate e detenzioni a qualsiasi costo, con un impatto sproporzionato sulle persone appartenenti a minoranze razziali.”
Immigrazione in Belgio in numeri
Al 2026, circa il 20% della popolazione totale (pari a oltre 2,2 milioni di persone) ha un background migratorio. I residenti stranieri ufficiali si dividono in circa 950.000 cittadini dell’Ue e oltre 1,3 milioni di cittadini extra-Ue. Nel corso dell’ultimo anno (dati Statbel), il Belgio ha registrato un saldo migratorio positivo di circa 47.562 persone, confermando che l’immigrazione regolare rimane il motore principale della crescita demografica del Paese, compensando il calo delle nascite e l’emigrazione.

