“I bot russi non sono libertà di espressione”: l’Europarlamento alza lo Scudo contro le ingerenze

Per Strasburgo Mosca è la principale minaccia esterna alla democrazia. La plenaria chiede bilancio chiaro per il Centro europeo per la resilienza, raccomanda regole severe per le piattaforme on line e considera le infrastrutture elettorali come "critiche" 
2 giorni fa
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Esterno dell'Europarlamento
(Canva)

I bot russi non sono libertà di espressione. Le ingerenze straniere non sono libertà di espressione. E manipolare le nostre elezioni non è certamente libertà di espressione”. Tomas Tobé (Partito popolare europeo), relatore della relazione sullo Scudo Europeo approvata oggi dalla plenaria dell’Europarlamento, chiarisce così che il pericolo rappresentato dalle ingerenze straniere per le democrazie europee è concreto e non va confuso con il potersi esprimere liberamente.

Le minacce di interferenza straniera e di disinformazione costituiscono invece un attacco all’essenza stessa del progetto europeo, avvertono i deputati, con i cittadini come principali vittime.

Russia principale minaccia esterna

E “la Russia rappresenta la principale minaccia esterna”, chiarisce l’Aula, citando “i frequenti attacchi ibridi di Mosca contro le infrastrutture critiche, quali attacchi informatici, sabotaggi fisici, incendi dolosi, spionaggio e disturbo dei segnali”, come pure manipolazione e interferenza di informazioni straniere (Fimi), attacchi ibridi e campagne coordinate di disinformazione. Non è sola: “Anche Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord sono attive”.

Adottata con 420 voti a favore, 220 contrari e 26 astensioni, la relazione approvata dall’Eurocamera contiene i risultati della Commissione speciale sullo Scudo europeo per la democrazia (Euds), istituita nel 2024, e una serie di raccomandazioni per rintuzzare il pericolo. Contrari i gruppi dei conservatori e riformisti (Ecr), i Patrioti per l’Europa (Pfe), Europa delle Nazioni Sovrane (Esn) e la Sinistra europea (The Left).

Un Centro Ue per la resilienza democratica

Nelle loro conclusioni, i deputati sostengono che l’approccio dell’Ue attualmente soffra di frammentazione, poiché i singoli Stati membri non sono in grado di contrastare efficacemente questo tipo di minacce da soli. Come ha sottolineato oggi la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, infatti, “la guerra ibrida non si ferma ai confini nazionali”.

Per questo, i deputati europei sostengono il Centro Ue per la resilienza democratica, già annunciato dalla Commissione nella sua strategia Scudo della Democrazia. E lo concepiscono come un organo indipendente che consolida a livello europeo in un’unica entità le azioni già in corso, con una visione, un mandato, un bilancio e una capacità di agire ben definiti.

Il Centro, ha spiegato in Aula il commissario europeo per la Democrazia, la giustizia e lo stato di diritto Michael McGrath, “è operativo da febbraio e tutti gli Stati membri hanno già aderito”. Inoltre, “saranno presto associati anche i Paesi candidati e potenziali candidati all’Ue”, ha specificato.

Sanzioni più dure per chi fa disinformazione

I deputati europei chiedono poi sanzioni più severe per coloro che favoriscono la disinformazione e per chi contribuisce a eludere le sanzioni esistenti. E siccome questi attacchi si verificano in gran parte nella sfera digitale, i Mep esortano ad applicare “in modo rigoroso le norme digitali esistenti (come il Digital Services Act e l’AI Act), piuttosto che (creare) una nuova legislazione”. Inoltre, sottolineano che le piattaforme online dovrebbero agire contro le interferenze elettorali “perpetrate dai bot” e che dovrebbero essere ritenute “responsabili”.

Considerando i tentativi crescenti di manipolare il voto (non dimentichiamo che il 2027 in Europa sarà un super anno elettorale), gli eurolegislatori propongono di “classificare le infrastrutture elettorali come critiche” e di adottare il principio “conosci il tuo donatore” per le donazioni politiche effettuate tramite criptovalute, oltre a misure contro i deepfake dannosi e le pubblicità fraudolente e a una maggiore tutela per le candidate.

Secondo i deputati, inoltre, è necessario rafforzare l’alfabetizzazione mediatica e sull’intelligenza artificiale, come anche offrire maggiori finanziamenti per la libertà di stampa e il giornalismo investigativo, per misure di salvaguardia contro lo spyware illegale e per il sostegno alla partecipazione civica.

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