A riaprire i dubbi di un progetto russo dietro il leader di Futuro Nazionale è un recente editoriale del Financial Times che ripercorre la vita politica del generale e la sua affinità con la visione del mondo del leader russo Vladimir Putin. Ex paracadutista impegnato all’estero in missioni in Iraq e Afghanistan, Roberto Vannacci ha prestato servizio a Mosca nel 2021 come addetto militare dell’ambasciata italiana, per poi essere eletto eurodeputato con la Lega nel 2024. Successivamente, ha consolidato la propria popolarità grazie a un libro autoprodotto, Il mondo al contrario, che gli ha fruttato oltre 800 mila euro di guadagni.
Oggi, alla guida del suo partito di estrema destra Futuro Nazionale, fondato da poco più di quattro mesi, ha raggiunto consensi stimati intorno al 7% nei sondaggi nazionali. Cosa c’è dietro il successo del generale e perché un suo eventuale avanzamento politico potrebbe rappresentare un serio problema strategico per l’intera Unione europea?
L’ascesa del generale Vannacci e il suo successo in Patria
L’ascesa politica di Roberto Vannacci e il consenso riscontrato da Futuro Nazionale affondano le radici nel malcontento economico e del latente sentimento pacifista e filorusso diffuso in Italia. Teresa Coratella, policy fellow alla sede di Roma del think tank European Council on Foreign Relations (Ecfr), ha spiegato al Financial Times che Vannacci ha “saggiamente capito” che legare le sanzioni economiche contro la Russia alle difficoltà finanziarie degli italiani è una strategia elettorale vincente, in un Paese in cui i salari reali sono scesi del 6,1% rispetto ai livelli di inizio 2021. Coratella ha aggiunto che Vannacci “sta colmando un vuoto nel dibattito sulle questioni economiche” e che “promuoverà l’agenda russa, nascondendola dietro la necessità di porre fine alle cattive condizioni economiche dell’Italia”.
A conferma di questa strategia pragmatica, durante l’estate, quando i prezzi della benzina in Italia hanno toccato il picco degli ultimi tre anni, Vannacci ha diffuso un video sui social registrato durante le sue vacanze al mare. Mostrandosi a torso nudo e con al collo un ciondolo a doppia ascia “associato al movimento neofascista Ordine Nuovo”, il generale ha accusato gli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie russe per il rincaro dei carburanti, offrendo una soluzione netta: “Smettiamo di dare armi e denaro all’Ucraina. Dobbiamo solo avere il coraggio che molti non hanno”.
Secondo Giovanni Orsina, analista politico e professore universitario alla Luiss interpellato dal Financial Times, la retorica del generale trova terreno estremamente fertile perché in Italia “l’idea che la Russia non sia un problema e non rappresenti una minaccia alla sicurezza è radicata e diffusa“. Per Orsina, è proprio questa diffusa percezione pubblica a rendere la figura di Vannacci “così pericolosa” sul piano geopolitico.
Perché sarebbe un problema per l’Unione europea: il rischio “veto”
Una crescita del peso politico di Vannacci all’interno di una futura coalizione di governo a Roma rappresenterebbe una minaccia diretta alla tenuta diplomatica e di sicurezza dell’Unione europea. In un’analisi congiunta pubblicata il 10 luglio 2026 sul portale ufficiale dell’Ecfr, dal titolo “L’Europa ha un problema in Italia: come contrastare l’ascesa di Roberto Vannacci”, Arturo Varvelli, direttore dell’ufficio di Roma e Senior Policy Fellow del think tank insieme alla collega Teresa Coratella, Deputy Head dell’ufficio di Roma, hanno avvertito che l’ingresso di Futuro Nazionale nell’esecutivo “potrebbe mettere in difficoltà il consenso collettivo dell’Ue in materia di sicurezza”. Nello specifico, gli analisti hanno evidenziato che un governo italiano esposto all’influenza di Vannacci potrebbe “bloccare le iniziative di difesa dell’Ue, porre il veto sulle sanzioni o far trapelare informazioni riservate su questioni di sicurezza“, paralizzando la capacità di Bruxelles di agire come attore geopolitico credibile.
Il manifesto politico ufficiale del partito delinea chiaramente questa direzione revisionista. Il documento programmatico di Futuro Nazionale evidenzia, come spiega il Ft, “l’importanza di riaprire i canali con la Federazione Russa” per abbattere i costi energetici nazionali e sollecita una rivalutazione di tutti gli impegni internazionali dell’Italia, ipotizzando esplicitamente il recesso dall’Alleanza Atlantica: “Nessun argomento o opzione dovrebbe essere considerato un tabù politico”. A queste tesi geopolitiche si affiancano altre proposte radicali, tra cui deportazioni di massa e la promozione di un “patriarcato mediterraneo” volto a “educare uomini forti capaci di controllare le proprie emozioni”.
Questa linea mette sotto forte pressione la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la cui politica estera si è dimostrata durante il suo mandato molto più europeista e filo-ucraina delle aspettative. Secondo l’analisi di Varvelli e Coratella (Ecfr), la pressione interna ha già costretto Meloni a dare priorità agli equilibri elettorali interni in vista del voto del 2027, come dimostrato dalla sua assenza alla riunione chiave della Coalizione dei Volenterosi tenutasi a Parigi il 13 luglio 2026. Un cedimento o una normalizzazione di Vannacci comprometterebbe immediatamente le relazioni di Meloni con il mainstream dell’Unione europea.
Ma è davvero il “cavallo di Troia” di Mosca a Roma? Per Tajani servono prove
Sul piano dell’intelligence e delle relazioni internazionali, i sospetti su un legame strutturale tra il Cremlino e l’ex generale sono molto forti. Intervistata dal Financial Times, Nona Mikhelidze, Senior Fellow dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma, ha dichiarato senza mezzi termini: “Abbiamo il sospetto che si tratti di un progetto russo”.
Questi sospetti si alimentano anche dei retroscena risalenti al mandato di Vannacci a Mosca nel 2021. John Foreman, ex addetto alla difesa del Regno Unito in Russia che ha frequentato il generale a Mosca, ha raccontato al Financial Times che Vannacci “era quel genere di militare italiano che pensa che non dovremmo avere uno scontro con la Russia- che la Russia dovrebbe essere un partner” e che spingeva attivamente affinché Roma riavviasse la cooperazione militare con il Cremlino, ignorando il blocco Nato scattato dopo l’annessione della Crimea nel 2014. Foreman ha inoltre descritto Vannacci come un uomo “autoritario” che provava una chiara “affinità con il pugno di ferro di Putin e con la narrazione del Cremlino secondo cui Putin ha portato disciplina e ordine”.
Questa vicinanza ideologica ne ha tuttavia compromesso le capacità di valutazione strategica. Foreman ha sottolineato che Vannacci “ha completamente sbagliato la sua valutazione sul dispiegamento militare e sull’invasione dell’Ucraina nel 2022” a causa del suo ego e della sua attrazione per il regime. L’ex ambasciatore italiano a Mosca, Giorgio Starace, ha rivelato che, all’inizio dell’invasione, Vannacci gli disse con certezza che le truppe russe sarebbero entrate in Ucraina “come un coltello nel burro”, prevedendo una capitolazione fulminea di Kiev. Starace ha commentato: “Ha sopravvalutato l’efficienza e la potenza dell’Armata Rossa e forse ha sottovalutato la capacità degli ucraini di resistere“, evidenziando l’intrinseca ammirazione del generale per la forza militare russa.
Dall’altro lato, i diretti interessati e i vertici di governo respingono fermamente le accuse. Un portavoce ufficiale di Futuro Nazionale, in una dichiarazione scritta inviata al Financial Times, ha ribadito che la posizione del partito è “molto chiara” e orientata a sostenere “la pace in Ucraina” anziché una “guerra inutile”. Anche all’interno della maggioranza le acque sono agitate: la settimana scorsa, Edmondo Cirielli, viceministro degli Esteri ed esponente di Fratelli d’Italia, aveva dichiarato di auspicare un ingresso di Vannacci nella coalizione di governo. Fratelli d’Italia ha dovuto correggere il tiro definendola un'”opinione personale”, spingendo lo stesso Cirielli a chiarire di aver parlato solo “in via teorica”.
A chiudere il dibattito sul piano istituzionale è stato il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Parlando ai giornalisti durante un punto stampa ufficiale organizzato a Wicklow, in Irlanda, Tajani ha commentato duramente l’editoriale del quotidiano londinese: “Il Financial Times può scrivere quello che vuole. Bisogna sempre poi provare quello che si dice. Mi auguro che questo sia assolutamente falso”.
Senza prove formali, la tesi del “progetto russo” rimane per ora un grave sospetto, ma la traiettoria di Vannacci continua a rappresentare un elemento di fortissima instabilità geopolitica nel cuore dell’Unione europea.

