La Spagna accusa: “Sospensione Schengen siluro all’Europa”. L’Italia: “No immigrazione incontrollata”

Mentre Madrid e Roma litigano e la Germania annuncia che rimanderà in Italia i 'dublinanti', la solidarietà europea si scioglie in un'estata caldissima sotto ogni punto di vista
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Ceuta migranti respinti
Migranti respinti a Ceuta (Ipa)

“Questa misura è, prima di tutto, un attacco alla dignità del popolo spagnolo, ma, in secondo luogo, è un siluro sparato contro lo scafo dell’unità europea“. Le parole sono del ministro degli Esteri di Madrid, José Manuel Albares; il siluro è il ripristino da parte italiana, il 1° agosto, dei controlli alle frontiere con la Spagna in seguito alla crisi di Ceuta. Il governo del Paese iberico ha risposto con altrettanto siluro, riprendendo a sua volta i controlli per chi arriva dall’Italia, dalla mezzanotte di sabato scorso. Per i turisti e per chi si sposta tra i due Stati è un ritorno indietro di 30 anni; per l’Unione europea, come ha sottolineato Albares, un duro colpo, a partire dalla solidarietà tra capitali. Anche perché le ripercussioni della crisi si stanno ancora propagando: ieri la Germania ha fatto sapere che rimanderà forzatamente nel Bel Paese i cosiddetti ‘dublinanti’.

Italia e Danimarca: “Non tollereremo un’immigrazione incontrollata”

D’altronde, si era capito che la ritrovata concordia esibita dopo il video-incontro straordinario dei ministri degli Interni dei Ventisette, tenutosi la scorsa settimana proprio per tentare di ricomporre l’unità tra capitali, era solo una facciata. Il contro-siluro spagnolo ne è la prova, così come le posizioni espresse dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e dalla premier danese Mette Frederiksen. Le due leader, le più dure nella reazione ai fatti di Ceuta, ieri hanno sottolineato insieme sui social: “Non tollereremo un’immigrazione incontrollata verso l’Europa

“Abbiamo promosso una politica migratoria rigorosa, sia nelle nostre Nazioni sia in Europa”, hanno proseguito ponendo l’accento “sul futuro del Continente, sulla sicurezza dei suoi cittadini e sulla necessità di difendere i nostri valori e il nostro modo di vivere“.

“Nessuno – hanno continuato – può negare gli impatti negativi dell’immigrazione illegale sulle nostre società: aumento dei tassi di criminalità, crescente pressione sui servizi pubblici ed erosione della fiducia dei cittadini”. “E ora cosa possiamo fare di più? Bisogna realizzare centri di rimpatrio in Paesi terzi, così come altre soluzioni innovative al di fuori dell’Europa. Ci stiamo lavorando con impegno. Ma questo non basta. Il rispetto delle nostre leggi deve andare di pari passo con il rispetto dei valori europei. Ciò vale per i migranti illegali, ma anche per i milioni di cittadini stranieri che vivono legalmente nelle nostre Nazioni e in tutta Europa”, hanno affermato.

Spagna: “L’area Schengen non è stata compromessa”

Eppure, ancora ieri la terza vicepresidente del governo spagnolo e ministra della Transizione ecologica, Sara Aagesen, ha ribadito ai media che Ceuta – un’exclave spagnola in territorio marocchino – non appartiene all’area Schengen pur facendo parte della Spagna, che “nessuno è arrivato nella penisola iberica”, e che “l’area Schengen non è stata violata ed è garantita”.

In poche parole, se è formalmente corretto dire che circa 70mila migranti sono entrati in Spagna, non lo è altrettanto sul piano pratico, nel senso che le persone arrivate massicciamente a Ceuta sono rimaste nel Nord Africa con praticamente nessuna possibilità di poter arrivare sul continente europeo. La stragrande maggior parte di esse infatti è tornata immediatamente indietro, anche se molti sono ancora nella città, in condizioni precarie.

Tajani: “Decisione spagnola incomprensibile e inaccettabile”

Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, in un’intervista al quotidiano La Stampa ha controbattuto: “Ceuta non è uno spazio Schengen ma è un’exclave spagnola, la Spagna lo è. E il rischio, come dice anche la stampa spagnola, sono i movimenti secondari dei non marocchini. Dove vanno dopo che sono arrivati in Spagna? L’Italia, come destinazione, è il Paese più a rischio. Non siamo la Germania o la Norvegia”.

“Bisogna ristabilire un po’ d’ordine: non siamo contro la Spagna, ma abbiamo il dovere di proteggere i nostri confini”, ha dichiarato ancora il vicepremier, che per questo difende la sospensione italiana di Schengen e nella stessa intervista definisce “incomprensibile e del tutto inaccettabile” la decisione della Moncloa di fare altrettanto verso l’Italia.

“Noi non abbiamo fatto nessun putiferio. Abbiamo sospeso Schengen, come prevedono i Trattati, perché a Ceuta è successo qualcosa di straordinario. Ancora oggi il sindaco Vivas dice che lì sono rimasti tra 8mila e 11mila migranti. E migliaia sono sub-sahariani che non possono essere rimpatriati”.

“Già una quindicina di irregolari sono stati fermati in Italia”, ha spiegato il ministro, aggiungendo che “tra i migranti ce n’erano che erano stati espulsi in precedenza per jihadismo“. “Non sono marocchini, ma questo non sposta i termini del problema”, ha affermato. “Non c’è dubbio che gli arrivi dall’Africa sub-sahariana rappresentino una minaccia jihadista. La stessa polizia spagnola ha fermato persone sospette”.

Al Gr Radio Rai il vicepremier ha espresso poi il desiderio di poter revocare presto la sospensione, “non appena il rischio non sarà più presente”, comunque non prima del 15 agosto. Data sensibile, visto il tam tam social che annuncia per quel giorno una nuova massiccia affluenza di persone nella città spagnola.

Rischio radicalizzazione islamista a Ceuta

Secondo il Corriere della Sera, un rapporto dell’intelligence italiana (con il contributo dei colleghi spagnoli) confermerebbe il rischio che Ceuta diventi un centro di “radicalizzazione e reclutamento jihadista” e che dietro la mobilitazione social che incentiva una nuova ‘invasione’ nell’exclave spagnola ci sarebbe una vera e propria regia, non attribuibile a un attore definito. La scorsa settimana d’altronde l’ex commissario ai Mercati Thierry Breton ha avvisato che i fatti di Ceuta sono il “il primo attacco ibrido algoritmico su larga scala condotto contro una frontiera esterna dell’Unione” e che il blocco deve dotarsi in fretta di una dottrina esplicita di risposta a tale tipo di minacce.

Resa dei conti contro Spagna

Tornando alla crisi europea, molti in questi giorni hanno sottolineato che la reazione delle capitali sia stata una ‘resa dei conti’ dovuta alle poliche del premier Pedro Sánchez, che sull’immigrazione si muove in controtendenza rispetto al resto del blocco, dove anche partiti più moderati si sono progressivamente spostati verso approcci più duri nel tentativo di arginare l’ascesa delle estreme destre. Non va dimenticato che Italia, Francia e Polonia andranno a elezioni nel 2027.

Il più famoso scrittore marocchino, l’ottantunenne Tahar Ben Jelloun, parlando con El País ha criticato i leader europei: “L’Europa ha bisogno di coprire molti posti di lavoro vacanti. Anche l’Italia ha regolarizzato i migranti in modo discreto. Ma quando la Spagna ha fatto lo stesso, si è parlato di un fattore di attrazione. C’è molta ipocrisia“. “Non c’è stata alcuna minaccia contro l’Europa e nessuna possibilità di invasione. Si è trattato di una resa dei conti ingiusta e ingannevole con la Spagna, intesa a punire Pedro Sánchez per aver disobbedito a Trump e Netanyahu sulla questione di Gaza e per aver avuto il coraggio di sostenere il popolo palestinese”, ha affermato.

La Germania rimanda indietro i ‘dublinanti’

I tempi dunque sono cambiati? Sicuramente per quello che riguarda la solidarietà tra Paesi, invocata più volte da Meloni durante la crisi di Lampedusa e oggi da lei stessa dimenticata. Ma una volta allentato il principio, le conseguenze possono essere impreviste, e assumere anche la forma di un boomerang: la Germania ieri ha fatto sapere che intende rimandare in Italia i cosiddetti ‘dublinanti’. Ovvero i migranti che chiedono asilo in un Paese europeo diverso da quello dove sono arrivati, e che, per questo, possono essere trasferiti nello Stato competente, quello di primo ingresso nell’Ue.

Berlino dunque intende procedere con i rinvii verso il nostro Paese (e la Grecia) a partire dal 12 giugno 2026, data di entrata in vigore del nuovo Patto sui migranti, mentre Roma sostiene che, in base agli accordi raggiunti con alcuni Stati europei, non siano dovuti trasferimenti per i migranti arrivati prima di tale data. E per quelli entrati successivamente, il Viminale sottolinea che “è ancora prematuro immaginare che ci siano delle persone che siano attualmente in altri Paesi”, poiché “è passato ancora poco tempo per poterlo accertare”. E chiede che si tenga conto anche degli sbarchi in Italia effettuati da navi ong battenti bandiera di altri Paesi europei – molte volte proprio tedesca – ipotizzando quindi una forma di compensazione.

La prima persona a essere respinta in Italia (il 19 agosto) come ‘dublinante’ è una somala di 22 anni, in fuga dal padre e da un matrimonio combinato, approdata in Ue in Italia e arrivata in Germania a marzo. Qui vivono la madre, il fratello e altri parenti, e qui aveva presentato richiesta di asilo, ma il ministero dell’Interno tedesco ha dichiarato che la giovane “è di competenza di Roma”.

Pressione verso l’estrema destra

D’altra parte, vale per il cancelliere tedesco Friedrich Merz quanto detto prima: lo spostamento verso una linea più severa sulle migrazioni è motivato dalla perdita di terreno elettorale: il leader cristiano-democratico è ai minimi storici di gradimento dei sondaggi e si prepara a tre elezioni fondamentali dove l’estrema destra di Alternative für Deutschland è in vantaggio consistente. Soprattutto, potrebbe ottenere il discutibile record di primo cancelliere destituito e rimpiazzato dal suo stesso partito, cosa che neanche il suo scialbo predecessore, il socialdemocratico Olaf Scholz, ha dovuto subire.

In ogni caso, mentre la crisi europea si avvita, c’è una domanda sullo sfondo: come la solidarietà è venuta meno in questo caso, sarà così anche in altri campi e in futuro? In un’epoca turbolenta e dominata da potenze di stazza considerevole, che nessun Paese europeo può sperare di raggiungere, potrebbe non essere un’idea vincente.