Marine Le Pen si candida alle presidenziali francesi del 2027. La politica di estrema destra, anima del Rassemblement National, lo ha annunciato ieri sera sul canale televisivo francese TF1, a poche ore dalla sentenza della Corte d’Appello che ha ridotto l’interdizione dai pubblici uffici da 5 anni – decisa in primo grado – a 45 mesi, aprendole la strada alla corsa all’Eliseo. Anche se in una veste decisamente inedita – col braccialetto elettronico -, e nonostante la scorsa settimana le 57enne avesse dichiarato che non sarebbe scesa in campo se non da “donna libera”. Ma il suo slogan è già definito: “Per la Francia, la rinascita”.
Nel 2025 la politica francese è stata condannata in primo grado per appropriazione indebita di oltre 4 milioni di euro dei fondi del Parlamento europeo tra il 2004 e il 2016. Le Pen si era vista comminare quattro anni di prigione – due con la condizionale –, 100mila euro di multa e cinque anni di ineleggibilità con applicazione immediata; sentenza contro la quale aveva fatto appello accusando la giustizia di persecuzione politica. Il secondo grado ora conferma la condanna prevedendo tre anni di carcere, di cui due sospesi e uno da scontare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.
Condannata ma candidabile
Ma è comunque una parziale vittoria per la veterana della politica francese, poiché la riduzione dell’interdizione dai pubblici uffici a 45 mesi, di cui 30 sospesi e i restanti 15 con decorrenza dalla sentenza di primo grado (31 marzo 2025), le consente di concorrere per l’Eliseo, possibilità a cui Le Pen tiene moltissimo. Se andrà avanti, sarà la quarta volta che ci prova, e stavolta con forti possibilità di farcela.
I giudici d’Appello hanno indicato di aver tenuto conto “della libertà delle candidature” e del “libero arbitrio degli elettori” quali “condizioni dell’espressione democratica”. Oltre a Le Pen, la Corte ha condannato Rassemblement national a una multa da 2 milioni di euro – un milione con la condizionale – e alla confisca di un milione di euro. Hanno inoltre inflitto condanne minori alcuni dirigenti del partito.
“Sono innocente”, ha affermato Le Pen annunciando un ulteriore ricorso alla Corte suprema, ultimo grado di giudizio. Tale ricorso sospenderebbe la pena, dunque tecnicamente la politica potrebbe evitare di fare campagna elettorale indossando un braccialetto elettronico. Ma se la Corte confermasse la condanna prima delle presidenziali (fissate dall’attuale presidente, Emmanuel Macron, al 18 aprile 2027), la ‘regina’ della politica francese si troverebbe agli arresti domiciliari poco prima del voto.
Il suo è dunque un azzardo.
Che fine fa Bardella?
In tutto ciò, gli occhi sono puntati anche sul delfino di Le Pen, Jordan Bardella, presidente di Rn e candidato del partito in caso di impedimento della sua mentore, il quale ora vede sfumare la possibilità di ambire all’Eliseo nel 2027, nonostante sondaggi precedenti alla sentenza lo dessero in vantaggio rispetto alla leader populista. La politica 57enne comunque non lo lascia fuori, anche se sembra un po’ un ‘contentino’: “Offriamo ai francesi un duo, presidente e primo ministro, e questo duo è solido e ha convinzioni molto forti”. “Siamo una coppia vincente”, ha aggiunto.
Ma le divergenze fra i due non sono poche. Bardella ad esempio punta agli elettori conservatori e a dare al partito una veste più rassicurante e favorevole al mondo degli affari. Allo stesso tempo, ha cercato di ammorbidire le posizioni di Rn su pensioni e tassa sugli extraprofitti delle aziende energetiche difese invece da Le Pen, che ha in mente uno Stato forte e protezionista.
L’Ue trema
L’Unione europea ammortizza la notizia. La Francia è la settima economia mondiale, possiede armi nucleari ed è un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, oltre ad essere motore storico del progetto comunitario: la forte possibilità che tutto ciò finisca nelle mani dell’estrema destra suscita molta preoccupazione. Ecco perché Bruxelles si augurava che il candidato di Rn alle presidenziali del 2027 fosse “il meno peggio”, cioè Bardella, piuttosto che Le Pen.
Questo perché il 30enne ha esperienza all’Europarlamento ed è considerato più pragmatico, soprattutto per quanto riguarda gli affari europei, e meno ideologico rispetto alla sua mentore. In molti pensavano infatti che una vola al potere Bardella potesse fare una ‘parabola’ à la Meloni, e che con lui potesse essere più facile trovare un modo per collaborare. A differenza di Le Pen, Bardella si è mostrato in effetti più aperto ad altri leader conservatori come la premier italiana e il cancelliere tedesco Friedrich Merz, in particolare su temi come la riduzione della burocrazia, la politica migratoria e l’allentamento delle normative ambientali.
Soprattutto, non ha mai promesso di abolire la Commissione europea o di far uscire la Francia dall’Ue o dall’eurozona, come ha fatto Le Pen. Bardella rimane comunque molto scettico nei confronti della Nato e ha anche sostenuto l’uscita di Parigi dal centro di comando delle operazioni militari dell’alleanza.
Quanto alla Russia, Le Pen è una figura più segnata dal passato filorusso del Rassemblement National: dai rapporti politici con Mosca al prestito ottenuto nel 2014 da una banca ceco-russa, fino alle posizioni sulla Crimea, elementi che hanno alimentato l’accusa di vicinanza al Cremlino. Dopo l’invasione dell’Ucraina ha preso le distanze da Putin, ma resta associata a quella stagione. Bardella, invece, ha cercato di riposizionare il partito: riconosce il diritto dell’Ucraina a difendersi e ha attenuato la vecchia linea filorussa, ma mantiene una posizione prudente sugli aiuti militari.
Insomma, quello che è certo è che, anche se il giovane leader sembra preferibile a Le Pen, in entrambi i casi una vittoria sarebbe una rottura, e un probabile duro colpo al progetto europeo come si è sviluppato finora.
Vincerà?
Ma Le Pen ha possibilità di arrivare all’Eliseo? Rassemblement National attualmente è la prima forza politica in Francia, col 40% delle intenzioni di voto per le presidenziali del 2027. Secondo sondaggi precedenti alla sentenza di ieri, Le Pen dovrebbe arrivare al ballottaggio, ma perderebbe di fronte a un candidato centrista.
Anche la condanna potrebbe avere un peso: la leader populista rimane condannata e lei stessa aveva più volte chiesto “l’ineleggibilità a vita” per gli eletti riconosciuti colpevoli di appropriazione indebita. Oggi questa richiesta è legge in Francia, e potrebbe ritorcersi contro di lei. Senza contare l’esito del ricorso alla Corte Suprema.
Per Rn inoltre questo non è l’unico guaio giudiziario: il partito è stato interessato anche da una nuova inchiesta della Procura europea sull’uso dei fondi del Parlamento Ue da parte dell’ex gruppo Identità e Democrazia, di cui il movimento faceva parte nella legislatura 2019-2024. Il fascicolo riguarda presunte spese irregolari per circa 4,3 milioni di euro e ha portato, il 30 giugno, a perquisizioni in Francia, Belgio, Italia e Spagna, anche presso fornitori legati all’orbita del Rassemblement National. A questo si aggiunge la richiesta dell’associazione anticorruzione francese Anticor di indagare su Bardella per un presunto incarico fittizio da assistente parlamentare europeo nel 2015, accuse che il partito nega.
La strada per l’Eliseo è ancora lunga, e la campagna elettorale si preannuncia molto dura.

