C’è una geografia invisibile, sotto la superficie del mare, da cui dipende una parte essenziale dell’economia globale. È quella dei cavi sottomarini: infrastrutture lunghe migliaia di chilometri, adagiate sui fondali, attraverso cui viaggiano dati, comunicazioni, servizi digitali e, sempre più spesso, interessi strategici. Per l’Unione europea la loro protezione è ormai una priorità di sicurezza economica e geopolitica. Non solo perché un guasto può rallentare connessioni e transazioni, ma perché in un contesto internazionale segnato da tensioni ibride, sabotaggi e competizione tecnologica, anche il fondale marino è diventato uno spazio da sorvegliare.
In questo quadro si inserisce la nuova iniziativa annunciata dalla Commissione europea: 5,8 milioni di euro per creare i primi due hub regionali per i cavi sottomarini, nel Mar Baltico e nel Mar Mediterraneo, e un bando da 40 milioni di euro per rafforzare la capacità europea di riparazione dei cavi di comunicazione sottomarini. Due misure diverse ma complementari: da un lato la costruzione di centri regionali per il monitoraggio e la risposta agli incidenti, dall’altro il potenziamento degli strumenti pratici per intervenire rapidamente in caso di interruzioni.
Per l’Italia la notizia ha un peso particolare: Roma coordinerà il polo mediterraneo insieme a Grecia, Cipro e Malta. Una scelta che riconosce la posizione del Paese al centro delle rotte digitali che collegano Europa, Africa e Asia, e che rilancia il Mediterraneo come snodo critico della connettività globale.
Due hub per sorvegliare le infrastrutture critiche sotto il mare
La Commissione europea finanzierà con 5,8 milioni di euro la nascita dei primi due Regional Cable Hubs. Il primo sarà nel Mar Baltico, area particolarmente esposta sul piano della sicurezza delle infrastrutture marine, e riceverà 2,5 milioni di euro. Il progetto sarà coordinato dalla Finlandia, insieme a Danimarca, Germania, Estonia, Lettonia e Svezia. L’obiettivo è rafforzare i meccanismi regionali di sorveglianza e risposta, potenziando i centri operativi di sicurezza nazionali e transfrontalieri, migliorando le piattaforme di condivisione delle informazioni e aumentando la capacità di individuare e prevenire minacce alle infrastrutture marine critiche.
Il secondo hub sarà nel Mediterraneo, con un finanziamento di 3,3 milioni di euro. Qui il progetto sarà coordinato dall’Italia insieme a Grecia, Cipro e Malta. Il polo mediterraneo punterà a combinare procedure condivise, strutture decisionali comuni e una piattaforma tecnologica federata, in grado di consentire lo scambio di informazioni quasi in tempo reale, l’individuazione di anomalie e una risposta coordinata agli incidenti a livello transfrontaliero.
La logica è quella della cooperazione regionale. I cavi non seguono i confini amministrativi degli Stati e gli incidenti, che siano causati da attività umane, eventi naturali o azioni ostili, possono avere effetti su più Paesi contemporaneamente. Per questo Bruxelles spinge su modelli condivisi di monitoraggio, analisi e reazione. L’hub non sostituisce le competenze nazionali, ma le mette in rete, creando un quadro operativo comune in aree marine considerate strategiche per la sicurezza europea.
Il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo
Per il governo italiano, il coordinamento dell’hub mediterraneo rappresenta un riconoscimento del ruolo strategico del Paese. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito l’annuncio “una notizia che richiama il ruolo strategico del nostro Paese”.
“Questi cavi sono il sistema nervoso delle comunicazioni e dello scambio dei dati”, ha sottolineato il ministro, ricordando che l’Italia si trova “al centro di una rete fisica che collega l’Europa e l’Occidente all’Africa e all’Asia”. Su queste infrastrutture, ha aggiunto, viaggiano dati, informazioni e servizi digitali che muovono l’economia globale.
Il Mediterraneo è infatti uno dei quadranti più delicati per la connettività europea. Attraverso quest’area passano collegamenti essenziali verso il Nord Africa, il Medio Oriente e l’Asia. La centralità geografica dell’Italia si traduce quindi in una responsabilità infrastrutturale: proteggere e rendere più resilienti reti che non servono solo il mercato nazionale, ma l’intero ecosistema digitale europeo.
Urso ha spiegato che l’Italia lavorerà con Grecia, Cipro e Malta a procedure condivise, strutture decisionali e una piattaforma tecnologica comune, così da garantire uno scambio continuo di informazioni, il rilevamento di anomalie e risposte coordinate a eventuali incidenti transfrontalieri. Il ministro ha inoltre ringraziato la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Henna Virkkunen, sottolineando il confronto “sempre collaborativo” con Bruxelles.
La scelta italiana si inserisce in una più ampia strategia europea di protezione delle infrastrutture critiche. Dopo anni in cui il tema dei cavi sottomarini è rimasto confinato soprattutto agli addetti ai lavori, la sicurezza dei collegamenti digitali sotto il mare è entrata stabilmente nell’agenda politica dell’Ue. Il motivo è semplice: senza queste dorsali, la sovranità digitale europea resta vulnerabile.
Il bando da 40 milioni per riparare più rapidamente i cavi
Accanto agli hub regionali, Bruxelles ha lanciato un bando da 40 milioni di euro per potenziare la capacità europea di riparazione dei cavi di comunicazione sottomarini. Si tratta di un tassello operativo fondamentale. Monitorare e individuare anomalie è essenziale, ma in caso di interruzione serve anche la possibilità di intervenire in tempi rapidi, riducendo la dipendenza da capacità limitate o non immediatamente disponibili.
L’obiettivo della Commissione è rafforzare la capacità collettiva dell’Europa di rispondere a incidenti, guasti o minacce che colpiscano infrastrutture sottomarine critiche. Il bando punta quindi ad aumentare la disponibilità di strumenti, moduli e soluzioni tecniche per la riparazione, in modo da rendere più resiliente la rete europea delle comunicazioni.
Le due iniziative, ha spiegato la Commissione, contribuiscono all’attuazione del piano d’azione dell’Ue sulla sicurezza dei cavi. Il piano sostiene la sicurezza e la resilienza dei cavi sottomarini critici europei per la trasmissione di dati e per l’energia, rafforzando la capacità di monitorare, individuare e rispondere alle minacce contro le infrastrutture sottomarine.
La sicurezza europea non passa solo da satelliti, data center, cloud e reti terrestri, ma anche da infrastrutture fisiche sommerse, spesso lontane dagli occhi dell’opinione pubblica. I cavi sottomarini sono una componente essenziale della connettività globale e, proprio per questo, una potenziale vulnerabilità.

