Usa-Ue, Fidanza: “La vera sfida è la Cina, serve riallineare le agende strategiche”

Da Washington il capodelegazione di Fdi al Parlamento europeo rilancia il ruolo dei conservatori: cooperazione industriale con gli Usa, catene del valore sicure sulle materie prime critiche, asse con Golfo e Mediterraneo e correzione del Green deal
1 giorno fa
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La relazione tra Stati Uniti e Unione europea va rimessa in ordine partendo da una priorità comune: la Cina. È il messaggio che Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo e vicepresidente esecutivo del Partito dei Conservatori e dei Riformisti europei, affida a un’intervista a Formiche.net da Washington, dove l’Ecr ha riunito la propria direzione nel pieno di una fase delicata dei rapporti euroatlantici.

Per Fidanza, la scelta della capitale americana non è solo simbolica. Serve a riportare il confronto tra le due sponde dell’Atlantico sul terreno degli interessi strategici condivisi. “Dobbiamo tutti compiere uno sforzo per riallineare le agende strategiche. La vera sfida, tanto per noi quanto per gli Stati Uniti, si chiama Cina”, spiega. Da qui la necessità di rafforzare la cooperazione industriale, a partire da difesa e sicurezza, stabilizzare i rapporti commerciali riducendo le tensioni e lavorare insieme sulle crisi geopolitiche aperte.

Nella lettura del dirigente di Ecr, una parte della destra americana guarda oggi all’Europa come a un continente in declino: poco competitivo sul piano industriale, fragile sul piano identitario, incapace di governare l’immigrazione. Il compito dei conservatori europei a Washington, sostiene Fidanza, è anche quello di ribaltare questa percezione, mostrando che l’Europa può diventare un partner più solido degli Stati Uniti proprio se adotta un’agenda più pragmatica e meno ideologica.

Uno dei terreni decisivi è quello delle materie prime critiche, sempre più centrali nella competizione industriale e tecnologica. Sul Critical Raw Materials Act, Fidanza rivendica il lavoro dell’Ecr per semplificare il testo, ridurre gli oneri burocratici e alleggerire i costi per le imprese impegnate nelle filiere dell’estrazione e del riciclo. Ma l’autosufficienza europea, avverte, non è un obiettivo raggiungibile in tempi brevi. Per ridurre la dipendenza dalla Cina, l’Ue deve costruire catene del valore sicure con Paesi partner e alleati.

In questa cornice rientra anche il dialogo con Washington sulla strategia americana Pax Silica, discussa dai conservatori europei con il sottosegretario al Dipartimento di Stato Jacob Helberg. Per Fidanza, il lavoro italiano va nella stessa direzione anche attraverso il Piano Mattei per l’Africa e attraverso accordi commerciali dell’Ue con Paesi terzi nei quali il tema delle materie prime critiche assume un peso sempre maggiore.

La proiezione italiana verso il Mediterraneo allargato e il Golfo è un altro capitolo della stessa strategia. Fidanza richiama il ruolo di Giorgia Meloni nei rapporti con i Paesi del Gcc e la proposta di un forum tra Golfo e Mediterraneo. Secondo l’eurodeputato, l’Italia ha in quell’area una naturale profondità geopolitica: energia, materie prime critiche, stabilizzazione dell’Africa, contrasto al traffico di esseri umani e nuove rotte commerciali come il corridoio Imec. Un progetto, quest’ultimo, che potrà riprendere slancio solo con la fine delle ostilità regionali.

Sul piano politico europeo, Fidanza descrive Ecr come una famiglia ormai pienamente centrale negli equilibri dell’Unione. Il gruppo può contare su tre primi ministri, in Italia, Belgio e Lettonia, e su una presenza in diverse maggioranze nazionali. Il caso dell’immigrazione, con il cambio di passo maturato a Bruxelles, viene indicato come esempio della capacità di Giorgia Meloni di aggregare consensi anche oltre il perimetro dei conservatori.

È la cosiddetta “maggioranza Giorgia”, formula che Fidanza considera replicabile anche su altri dossier. L’obiettivo è costruire un’Europa “più pragmatica, più vicina alle imprese e più capace di difendere i propri cittadini”. Il prossimo fronte, spiega, è quello della revisione delle politiche legate al Green deal: dall’automotive, segnato secondo Ecr dall’impostazione del “tutto elettrico”, alla riforma del sistema Ets, su cui Fidanza chiede scelte più coraggiose e non semplici aggiustamenti.

Il giudizio politico è netto: quando i Popolari scelgono di affrontare questi dossier insieme alla sinistra, sostiene l’esponente di Fdi, il risultato è negativo perché “chi ha causato il problema non può essere parte della soluzione”. Per questo i conservatori puntano a consolidare uno schema alternativo, anche in vista dei prossimi equilibri europei.

Guardando avanti, Fidanza non chiude a nessuna prospettiva per Ecr. Lo spostamento a destra dell’elettorato europeo, afferma, continuerà e potrà dare ai conservatori numeri più consistenti sia in Parlamento sia in Consiglio. La posta in gioco, nella sua lettura, è soprattutto industriale: “La deindustrializzazione del continente non è una prospettiva che possiamo accettare. Faremo di tutto per impedirla”.

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