Il generale Vannacci è troppo anche per Le Pen

Per Tanguy, esponente di spicco di Rassemblement National, la Lega deve nominare un altro vicepresidente dei Patrioti
4 giorni fa
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Roberto Vannacci Al Seggio
Roberto Vannacci al seggio per le elezioni europee 2024

Persino l’estrema destra di Marine Le Pen considera Roberto Vannacci un impresentabile.

Lo spiega la principale agenzia di stampa francese, France Press, che ha riportato una dichiarazione di Jean-Philippe Tanguy, esponente di spicco del Rassemblement National, secondo cui i lepenisti “si oppongono” all’elezione dell’eurodeputato leghista come vicepresidente del neonato gruppo europeo dei Patrioti per l’Europa che, oltre a Rn, comprende Lega, gli orbaniani di Fidesz e altre sigle sovraniste. Il gruppo è il terzo più grande dell’Europarlamento.

Le parole di Tanguy sono pesanti anche in relazione al suo ruolo: è stato il vicecoordinatore della campagna elettorale di Le Pen alle presidenziali del 2022 e vicecapogruppo del partito nell’Assemblée nationale e sarebbe dovuto diventare ministro se, come chiunque si aspettava dopo il primo turno, Rn avesse vinto le legislative.

La posizione di Tanguy è netta: l’elezione di Vannacci è frutto di una scelta “unilaterale” della Lega. È necessario chiedere a Matteo Salvini di nominare un altro vicepresidente? “Sì, questa è la nostra posizione”, conferma l’esponente di Rn.

Bardella contro Vannacci

In realtà, l’elezione di Roberto Vannacci ai vertici del gruppo europeo dei Patrioti, come vicepresidente, è stata formalizzata per acclamazione, insieme alla nomina di altri cinque vicepresidenti.

Questo risultato è stato accolto con riserve da Jordan Bardella, il presidente del gruppo Patrioti e braccio destro di Marine Le Pen. Solo il 2 giugno scorso, il ‘candidato premier’ di Rn aveva espresso forti critiche nei confronti del generale per le sue dichiarazioni omofobe fatte durante la campagna elettorale della Lega. Bardella aveva dichiarato di non essere a conoscenza di tali affermazioni e di non condividerle, condannandole pubblicamente. Insomma, anche se non si è trattata di una scelta “unilaterale” della Lega, la nomina di Vannacci è stata accolta in maniera tutt’altro che entusiasta dal partito di ultra destra francese. La nomina rischia di essere già la prima tensione interna al neonato gruppo dei Patrioti.

Dal canto suo, Matteo Salvini aveva espresso la sua soddisfazione per la nomina del generale a vicepresidente. “Avanti tutta!” aveva esultato il vicepremier, che ha deciso di puntare tutto sul generale per le elezioni europee. Scelta ripagata con oltre mezzo milione di preferenze (532 mila voti).

Il peso dell’opinione pubblica francese

La condanna della società civile francese verso il generale Vannacci è ancora più forte. E questo ha un grande peso politico, visto il grande senso di partecipazione dei francesi, testimoniato dall’affluenza record alle urne e dalle piazze piene di persone per seguirne i risultati. Una partecipazione che è stata capace persino di ribaltare un esito che, dopo il 30 giugno, sembrava scontato.

Subito dopo l’elezione a vicepresidente dei Patrioti, l’opinione pubblica francese ha messo in luce le posizioni controverse di Vannacci e diversi mezzi d’informazione hanno ricordato che il generale era stato sospeso dalle sue funzioni dal ministero della Difesa italiano per aver scritto nel suo libro che gli omosessuali non erano “normali” e per aver dichiarato che la pallavolista nera Paola Egonu, pur avendo la cittadinanza italiana, “ha lineamenti che non rappresentano l’italianità”.

Oltralpe non piacciono i giri di parole e la risposta a delle posizioni estremiste è altrettanto netta ed intransigente: “Omofobo, razzista, pro-Mussolini: ecco il super vicepresidente di Bardella al Parlamento europeo”, titolava Libération anche facendo leva sul fatto che Vannacci non si sia mai dichiarato antifascista, neppure di fronte a esplicita domanda.

Il mix tra titoli netti e una partecipazione civile molto attiva ha subito messo in difficoltà il Rassemblement National che, dopo la sconfitta alle legislative, ha fatto autocritica su alcuni “deplorevoli errori”.

Obiettivo presidenziali 2027

Il prossimo obiettivo di Le Pen sono le presidenziali del 2027, “La marea continua a salire”, ha detto le leader nazionalista. In effetti, Rn è il partito più grande della Francia se si considera che Ensemble e il Noveau Front Popolaire sono dei blocchi composti da più partiti con posizioni difficilmente conciliabili, come si sta già vedendo in questi giorni di trattative.

L’intenzione di Le Pen è migliorare la propria immagine in vista delle prossime presidenziali e, stando alle parole di Tanguy, Vannacci è troppo anche per l’estrema destra francese. A tre anni dall’obiettivo, il repulisti di Le Pen e Bardella potrebbe partire proprio dal generale.

Le differenze sui diritti sociali tra Rn e Lega-FdI

Per capire le differenze tra Rassemblement National e Lega bisogna fare qualche passo indietro. Il Front National, oggi Rassemblement, è stato fondato da Jean-Marie Le Pen nel 1972. Da allora, il partito di estrema destra prova a sfondare il “cordone sanitario” che il sistema istituzionale francese gli ha teso intorno già 52 anni fa, considerandolo al di fuori dell’arco costituzionale.
Analogamente a quanto accaduto nelle elezioni 2024, i partiti lontani da Le Pen hanno stipulato un’alleanza “tutti contro uno” per tenere fuori un movimento, ispirato al MSI italiano, che affonda le sue radici nel petainismo e tra i collaborazionisti di Vichy.

Diversamente dagli eredi di Almirante, però, fino al 2015 il Fronte Nazionale non aveva rinnegato un bel niente.

L’apertura (parziale) sui diritti civili

Quell’anno le frasi sulle camere a gas (“un dettaglio della Seconda Guerra Mondiale”) sono valse a Jean-Marie una multa per antisemitismo e la cacciata dal partito che aveva fondato. Da allora la figlia Marine ha iniziato un percorso di allontanamento dalle posizioni del padre. Per prima cosa ha bandito ogni ostilità con il popolo ebraico e poi ha aperto su questioni fino a quel momento inaccettabili per i nostalgici del Fronte: diritti Lgbt, aborto, laicità dello Stato.
Già nel 2014 era successo qualcosa di emblematico: “l’outing” di Florian Philippot, vicepresidente del partito, finì in prima pagina del rotocalco “Closer” con tanto di foto insieme al suo compagno. Fu allora che Marine Le Pen iniziò a difendere pubblicamente le scelte “sacre” della vita privata di ognuno.

L’apertura sui diritti civili non sono però state sufficienti per considerare i lepenisti potabili per gli altri movimenti politici. In occasione di queste elezioni legislative, il Rassemblement National guidato dal 2022 dal giovane Jordan Bardella, ha incentrato la sua campagna elettorale sull’attacco agli stranieri con lo slogan “i francesi prima di tutto” di Salviniana memoria.

L’attacco alle minoranze

Oltre a discorsi molto duri contro la minoranza di origine musulmana e magrebina (oltre sei milioni di persone), Bardella e Le Pen hanno preso di mira i cittadini on doppia nazionalità, “rei” di mancata fedeltà alla Repubblica e proponendo di escluderli da ruoli nella pubblica amministrazione (in particolare nei settori difesa, sicurezza, intelligence). Anche in questo caso, però, l’attacco ha reso il partito inviso a una fetta considerevole della società, considerando che sono oltre 3,5 milioni le persone con doppia nazionalità, a loro volta parenti, colleghi e amici di altri milioni di francesi. Una proposta che ricorda le leggi che negli anni ’30 colpirono gli ebrei e che ha avuto un effetto notevole nell’impedire al Rn di ripetere ai ballottaggi il buon risultato del primo turno.

La situazione in Italia

L’Italia non ha la storia coloniale francese, non vive la stessa frattura con il mondo islamico, non ha una comunità di persone con doppia cittadinanza numerosa e attiva come la Francia. Semplificando molto, nel nostro Paese la comunità islamica è meno numerosa, è composta non da giovani africani di seconda o terza generazione (con molta rabbia nei confronti di una Francia che non ha saputo integrarli), ma da asiatici di prima generazione (pakistani e bengalesi) che tendenzialmente non vivono l’Islam in chiave politica e non covano risentimento per ragioni coloniali.

Quando nacque il governo Draghi, all’inizio del 2021, Fratelli d’Italia fu l’unico partito italiano a restare all’opposizione. Persino la Lega che fu no-Euro e poi giallo-verde si unì alla grande coalizione guidata dall’ex presidente Bce. Aver evitato i palazzi romani sin dalla nascita del partito (nel 2012) ha permesso a Meloni e i suoi di sfruttare al massimo l’effetto anti-establishment (o “underdog”, come si è auto-definita) e vincere le elezioni nel 2022.

Differenze di cui tenere conto, quando i partiti, da alleati in via di principio, devono allearsi concretamente nell’emiciclo europeo.

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