Balcani occidentali, l’Ue accelera: roaming, fondi e mercato unico prima dell’adesione

Al summit di Tivat, Bruxelles rilancia l’integrazione graduale della regione: 675 milioni già investiti, nuova tranche da 540 milioni, SEPA, DiscoverEU e “roam like at home”. Montenegro possibile 28esimo Stato membro entro il 2028
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Il presidente montenegrino Jakov Milatović, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa al summit Ue-Balcani occidentali di Tivat, in Montenegro
Il presidente montenegrino Jakov Milatović, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa al summit Ue-Balcani occidentali di Tivat, in Montenegro (Afp)

L’allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali non viene più presentato solo come una promessa per il futuro. Al summit Ue-Balcani occidentali di Tivat, in Montenegro, Bruxelles prova a trasformarlo in un percorso più concreto: accesso graduale al mercato unico, fondi legati alle riforme, pagamenti più rapidi, roaming, programmi per i giovani.

Il vertice, ospitato dal presidente montenegrino Jakov Milatović e presieduto dal presidente del Consiglio europeo António Costa, ha riunito i leader dell’Ue e dei sei partner della regione: Albania, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia. Accanto a Costa hanno partecipato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e l’Alta rappresentante Kaja Kallas. Il tema scelto, “Prosperità e stabilità condivise dell’Ue e dei Balcani occidentali”, riassume il messaggio politico: l’avvicinamento della regione all’Unione non è più soltanto un dossier tecnico, ma un investimento strategico in sicurezza, economia e stabilità.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha sintetizzato la linea politica del vertice: i Balcani occidentali “appartengono all’Unione europea”. Non solo una promessa per il futuro, ma una scelta strategica da costruire con investimenti, cooperazione e integrazione progressiva. Anche Costa ha insistito sull’accelerazione del processo: l’allargamento resta basato sul merito e sulle riforme, ma non può tradursi in un’attesa infinita.

Riforme in cambio di integrazione

Il cuore operativo del vertice è il Piano di crescita per i Balcani occidentali, lanciato nel 2023. L’Ue apre settori del mercato unico alle imprese della regione; i Paesi candidati realizzano le riforme necessarie per garantire condizioni di concorrenza e regole compatibili; Bruxelles accompagna il percorso con investimenti.

Secondo von der Leyen, finora sono stati erogati investimenti per 675 milioni di euro, mentre la prossima tranche prevista ammonta a 540 milioni. Gli esempi citati dalla presidente della Commissione indicano il tipo di integrazione che l’Ue vuole rendere visibile: internet ad alta velocità per 75mila famiglie, elettrificazione ferroviaria, posti negli asili. Non solo macro-politica dell’allargamento, quindi, ma infrastrutture, servizi e condizioni economiche più vicine agli standard europei.

La formula scelta da Bruxelles è “gradual integration”: non aspettare il giorno dell’adesione formale per produrre benefici, ma far entrare progressivamente i Balcani occidentali in alcuni pezzi del sistema europeo. È anche un modo per tenere insieme due esigenze: mantenere il principio del merito, cioè riforme prima dei progressi negoziali, e rendere il processo meno astratto per cittadini e imprese.

Costa ha insistito proprio su questo punto: “Merit-based” non significa lento, ma equo e prevedibile. In altre parole, quando le riforme vengono realizzate, deve seguire un avanzamento concreto nel percorso europeo. La promessa è premiare le riforme con più accesso ai programmi Ue, legami più stretti con il mercato unico e finanziamenti collegati ai risultati.

SEPA, roaming e giovani: l’Europa prima dell’adesione

La parte più concreta del summit riguarda i benefici che possono arrivare prima dell’ingresso nell’Unione. Uno degli esempi più citati è SEPA, l’area unica dei pagamenti in euro. Quattro Paesi dei Balcani occidentali sono già stati integrati: il vantaggio è ridurre tempi e costi delle transazioni, con pagamenti che possono avvenire in pochi secondi. Secondo von der Leyen, se l’intera regione entrasse nel sistema, i risparmi per le imprese potrebbero arrivare a circa un miliardo di euro.

C’è poi il capitolo mobilità. L’Ue vuole estendere DiscoverEU ai giovani dei Balcani occidentali, aprendo loro l’accesso al programma che consente ai diciottenni di viaggiare in Europa. Sul tavolo anche il roaming: Bruxelles intende avviare negoziati e implementazione del modello “roam like at home” nella regione. È uno dei dossier più comprensibili per i cittadini, perché tocca un’esperienza quotidiana: usare il telefono oltre confine senza costi aggiuntivi.

Questi strumenti servono a rendere l’allargamento più tangibile. Per anni il processo di adesione è stato raccontato attraverso capitoli negoziali, criteri politici, riforme amministrative e conferenze intergovernative. Elementi indispensabili, ma lontani dalla vita quotidiana. Pagamenti più rapidi, roaming, connessioni internet, ferrovie elettrificate e programmi per i giovani sono invece segnali visibili di avvicinamento.

La scelta ha anche una funzione geopolitica. I Balcani occidentali restano esposti a tensioni regionali, interferenze esterne, disinformazione, competizione economica e diplomatica di attori come Russia e Cina. L’integrazione graduale diventa quindi uno strumento per evitare che l’attesa dell’adesione si trasformi in frustrazione politica o in spazio per altre influenze.

Montenegro 2028 e il ritorno dell’allargamento geopolitico

Il Montenegro è uscito dal summit come il candidato più vicino all’ingresso nell’Ue. Von der Leyen ha detto che la possibilità che diventi il 28esimo Stato membro entro il 2028 è “a portata di mano”. Costa ha usato un’immagine ancora più forte: per la prima volta dal 2013, l’Ue sta davvero contando i giorni che la separano dal prossimo allargamento.

Podgorica punta da tempo allo slogan “28 by 28”. Per Bruxelles, il Montenegro può diventare il caso che dimostra che l’allargamento è ancora possibile, dopo anni di stallo e promesse rinviate. Ma il principio resta quello del merito: riforme credibili, stato di diritto, giustizia, anticorruzione, buon vicinato e cooperazione regionale.

Anche l’Albania viene indicata come Paese in avanzamento. Costa ha ricordato che la scorsa settimana si è tenuta una conferenza intergovernativa con Tirana e che la Commissione ha proposto la chiusura di tre capitoli negoziali. Sulla Serbia, invece, il presidente del Consiglio europeo ha citato il calendario presentato dal governo per completare elementi della riforma elettorale e della magistratura nelle prossime settimane.

Il summit si è svolto in un contesto di sicurezza teso. Alla vigilia, il Montenegro ha impedito l’ingresso a 87 cittadini serbi ritenuti una potenziale minaccia, mentre i servizi di sicurezza serbi avevano sconsigliato al presidente Aleksandar Vučić di recarsi a Tivat. Il leader serbo ha comunque partecipato alla cena informale della vigilia. L’episodio ha ricordato quanto il percorso europeo dei Balcani occidentali resti intrecciato a tensioni politiche, nazionali e regionali.

È anche per questo che Costa e von der Leyen hanno presentato l’allargamento come una necessità geostrategica. La formula usata dalla presidente della Commissione è “comunità di destino condiviso”: sicurezza, economie e futuro dell’Ue e dei Balcani occidentali sono già connessi. Il processo di adesione serve a trasformare questa interdipendenza in membership.

La promessa di Tivat, quindi, non è soltanto “un giorno entrerete”. È più immediata: riforme in cambio di integrazione reale, prima ancora della piena adesione. Per l’Ue è un modo per mostrare che l’allargamento non è fermo. Per i Balcani occidentali, è la prova che l’Europa può avvicinarsi anche prima di aprire formalmente la porta.

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