Bollette, l’Ue prova a ridurre i costi dell’elettricità: 13 Paesi frenano il piano (Italia compresa)

Bruxelles vuole intervenire su tasse e tariffe di rete per alleggerire le bollette. Ma il confronto tra i ministri dell’Energia si chiude senza accordo: negoziato rinviato a dicembre
3 giorni fa
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Contatore energia bollette soldi
Immagine di archivio (Ipa)

L’Unione europea vuole abbassare le bollette elettriche, ma il piano rischia di fermarsi davanti a una questione: chi deve decidere quanto tassare l’elettricità e quanto far pagare per utilizzare le reti? La Commissione europea propone di alleggerire alcuni costi che famiglie e imprese trovano in bolletta, rendendo l’elettricità fiscalmente più conveniente rispetto al gas. Al Consiglio Energia del 29 ottobre, però, più di una dozzina di Paesi, tra cui l’Italia e la Germania, hanno contestato parte delle nuove regole. L’incontro a Lussemburgo si è concluso senza un accordo, rinviando il negoziato a dicembre.

Il confronto riguarda una componente della spesa energetica sulla quale i consumatori hanno generalmente poca possibilità di intervenire: i costi necessari a far arrivare l’elettricità nelle case e nelle aziende. Bruxelles vuole rivedere il modo in cui vengono calcolati e distribuiti, intervenendo anche sulle imposte che incidono sul prezzo finale.

La proposta arriva mentre l’Europa affronta una nuova fase di rincari energetici. Ma il regolamento discusso dai ministri non è una misura d’emergenza: punta a modificare le regole del sistema elettrico, con effetti che dipenderanno dalle decisioni dei governi e delle autorità nazionali.

Bollette elettriche, cosa vuole cambiare Bruxelles

Quando il prezzo dell’energia scende sui mercati, la riduzione non si trasferisce necessariamente nella stessa misura sulla bolletta. Il motivo è che la spesa sostenuta da famiglie e imprese comprende anche costi di trasporto, distribuzione, oneri e imposte, che seguono meccanismi differenti rispetto alle quotazioni dell’elettricità.

La Commissione europea vuole intervenire proprio su alcune di queste componenti con una proposta di regolamento presentata il 17 luglio 2026, nell’ambito del piano per rendere l’energia più accessibile.

Al centro ci sono le tariffe di rete, cioè gli importi destinati a coprire i costi delle infrastrutture che trasportano e distribuiscono l’elettricità. Sono risorse necessarie per mantenere in funzione le linee, gestire il sistema e finanziare gli investimenti, ma la loro distribuzione tra le diverse categorie di utenti varia da Paese a Paese.

Bruxelles propone criteri più trasparenti e omogenei per calcolare queste tariffe, con l’obiettivo di utilizzare meglio le infrastrutture esistenti e contenere i costi complessivi. Il testo prevede inoltre la possibilità di riduzioni mirate degli oneri di rete per alcune categorie di consumatori.

Una parte del progetto riguarda il rapporto tra le reti elettriche e le abitudini di consumo. L’elettricità, infatti, non costa sempre allo stesso modo produrla e distribuirla: la domanda cambia durante la giornata e può concentrarsi in determinate fasce orarie, aumentando la pressione sulle infrastrutture.

Per gestire questi squilibri, la Commissione punta a favorire la diffusione dei contatori intelligenti e di sistemi capaci di adattare i consumi alla disponibilità di energia. Un esempio riguarda le ore in cui la produzione da fonti rinnovabili è elevata. Se una parte dei consumi può essere spostata in quelle fasce orarie, la rete può essere utilizzata in maniera più efficiente, riducendo la necessità di alcuni interventi aggiuntivi.

Il principio è già alla base di diverse offerte elettriche che prevedono prezzi differenti a seconda degli orari. La proposta europea cerca di estendere questa logica anche alla gestione delle infrastrutture, senza imporre un modello tariffario identico per tutti i consumatori. Per le famiglie, tuttavia, non è previsto uno sconto automatico. Una riduzione dei costi del sistema potrebbe riflettersi sulle bollette, ma il risultato dipenderebbe dalle tariffe effettivamente applicate e da come i benefici saranno distribuiti.

Diverso il caso delle imprese a forte consumo energetico. Il progetto comprende misure che potrebbero consentire alleggerimenti mirati dei costi di rete e delle imposte, incidendo sulle spese di produzione di alcuni settori industriali.

L’intervento si inserisce nella più ampia strategia europea per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili importati. Un percorso sul quale Bruxelles insiste anche alla luce della recente crisi energetica, che ha riportato al centro del confronto europeo i rincari di elettricità, gas e carburanti.

Perché Italia e Germania contestano le nuove regole

La disposizione che ha incontrato le maggiori resistenze riguarda la tassazione. La Commissione propone che le accise sull’elettricità non siano superiori a quelle applicate al gas naturale, per evitare che la fiscalità penalizzi il passaggio a tecnologie elettriche.

Il ragionamento di Bruxelles riguarda soprattutto la sostituzione dei combustibili fossili nei trasporti, negli edifici e nell’industria. Se utilizzare l’elettricità costa relativamente più del gas, anche per effetto delle imposte, può diventare meno conveniente investire in tecnologie come le pompe di calore o alcuni processi industriali elettrificati. La proposta interviene sul trattamento fiscale, mentre il costo complessivo continuerà a dipendere dalle quotazioni energetiche, dalle tariffe e dalle caratteristiche dei diversi sistemi nazionali.

Il problema, per diversi governi, è soprattutto giuridico e politico. Durante il Consiglio Energia di Lussemburgo, Italia, Germania, Malta, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia, Finlandia, Romania, Croazia, Polonia, Lettonia, Estonia e Ungheria hanno espresso contrarietà alla disposizione contestata, secondo la ricostruzione di Euronews.

La questione riguarda il confine tra le competenze europee e quelle degli Stati membri. Le decisioni dell’Ue in materia fiscale richiedono generalmente l’unanimità dei governi, mentre il regolamento proposto dalla Commissione segue il procedimento legislativo previsto per il mercato elettrico.

Per i Paesi contrari, inserire disposizioni fiscali in questo provvedimento rischia di ridurre il controllo nazionale su una materia nella quale ogni governo conserva competenze particolarmente ampie. Le posizioni, tuttavia, non sono uniformi. Spagna, Danimarca e Lussemburgo hanno sostenuto l’impostazione della Commissione, chiedendo comunque margini di flessibilità. La Francia ha sollevato la questione della solidità giuridica del provvedimento e ha suggerito di collegare alcune disposizioni a circostanze specifiche, come un’eventuale crisi del gas.

Anche sulla definizione delle tariffe di rete emergono differenze. I governi riconoscono l’utilità di ridurre i costi del sistema elettrico, ma chiedono di conservare la possibilità di adottare criteri coerenti con le caratteristiche delle rispettive infrastrutture.

Non tutte le reti europee, infatti, presentano le stesse condizioni. Cambiano la distribuzione geografica della popolazione, la presenza di grandi industrie, il livello delle interconnessioni e la diffusione degli impianti rinnovabili. Un sistema elettrico caratterizzato da grandi distanze e consumi distribuiti in territori poco popolati può avere esigenze differenti rispetto a quello di un Paese con una rete più concentrata. La Finlandia, già prima della riunione, aveva espresso dubbi sull’opportunità di armonizzare ulteriormente a livello europeo i criteri con cui vengono calcolate le tariffe e determinati i ricavi dei gestori.

La controversia riguarda anche i poteri che verrebbero attribuiti alla Commissione per definire successivamente regole comuni più dettagliate. Alcuni Stati chiedono maggiori garanzie sul ruolo dei governi e delle istituzioni legislative europee.

Il Consiglio del 29 ottobre non ha quindi adottato una posizione comune. La presidenza irlandese ha raccolto gli orientamenti dei ministri e punta a raggiungere un’intesa nella riunione del 10 dicembre. Il percorso non si concluderà necessariamente in quella data: il regolamento dovrà completare l’iter legislativo europeo prima di poter entrare in vigore.

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