“Ci riprendiamo il Paese”: Afd vince in Sassonia-Anhalt e ora punta alla Germania

Il 44,6% nel Land orientale più piccolo e povero del Paese può cambiare gli equilibri politici: Afd punta al governo locale come trampolino per quello centrale, mentre il tonfo dei conservatori rende più vicino il 'cambio di cancelliere'
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Ulrich Siegmund, leader di Afd in Sassonia-Anhal
Ulrich Siegmund, leader di Afd in Sassonia-Anhalt (Afp)

Si comincia qui“. È forse questa la promessa più inquietante (o più stimolante, a seconda di come la si pensi) che Alternative für Deutschland ha fatto e fa agli elettori, tanto più perché sta iniziando a mantenerla. Il partito di estrema destra, classificato dai servizi segreti statali come “pericolo per la democrazia”, ha democraticamente stravinto il voto di ieri, 6 settembre, nel piccolo Land tedesco della Sassonia-Anhalt, mentre i Cristiano democratici del cancelliere Friedrich Merz hanno democraticamente straperso.

La Germania e l’Europa si trovano così ad affrontare il possibile primo ritorno al potere di una forza di estrema destra – che ha nel suo Dna espliciti richiami al nazismo a cominciare dal nome – dalla fine del Terzo Reich nel 1945.

Nel dettaglio, Afd ha ottenuto il 44% dei voti, che si traducono in 39-41 seggi nel parlamento regionale, mancando di un soffio i 42 necessari per governare incontrastata. La Cdu invece viene bastonata e crolla dal 37% del 2021 al 17%. Altissima l’affluenza: 77,8%. E anche questo è un segnale.

Ulrich Siegmund, il 35enne carismatico leader di Afd in Sassonia-Anhalt, candidato alla carica di presidente del Land, ha definito il risultato “sensazionale” e ha affermato che il partito ha ottenuto il mandato di governare. “Il popolo ha chiarito in modo inequivocabile di volere finalmente un cambiamento politico e, soprattutto, ha dimostrato di volerlo insieme a noi”, ha affermato Siegmund.

“Si comincia qui”

“Abbiamo fatto la storia. Ci stiamo riprendendo il nostro Paese. Tutto inizia qui, in Sassonia-Anhalt”, ha dichiarato Siegmund, per il quale la vittoria nel piccolo Land orientale è un primo passo verso il potere federale, per il quale le prossime elezioni sono in programma, salvo imprevisti, nel 2029.

La cosa è concreta: secondo un recente sondaggio Insa, Afd è in testa a livello nazionale con il 28% dei voti, ben sopra i Cristiano democratici fermi al 20%. Non solo, ma il 20 settembre i tedeschi andranno a votare a Berlino, tradizionalmente di sinistra, e in un altro Land orientale, il Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove l”Alternativa’, sempre secondo i sondaggi, si colloca attorno al 18% delle preferenze. Tutti gli occhi dunque sono fissi sul prossimo voto.

Perché Afd ha vinto

La strategia è stata scientemente e volutamente portata avanti negli ultimi anni: radicarsi e ottenere il potere nelle regioni dell’Est, che scontano una serie di problemi di identità ed economici dopo la riunificazione, per poi allargarsi a livello federale. L’estrema destra ha lavorato consapevolmente per insediarsi in queste regioni e intercettare paure e malcontento, sfruttando anche la sensazione della popolazione di essere stata abbandonata dal governo centrale.

La Sassonia-Anhalt, un tempo parte della Germania dell’Est sotto il regime comunista, è uno dei Länder tedeschi più piccoli, ha circa 2 milioni di abitanti, è anziana e ha il reddito netto medio più basso. Qui il declino dell’industria e l’aumento del costo dell’energia, in una parola le questioni economiche, unite alla percezione di una sicurezza in peggioramento e un’identità traballante, che oggi assume i contorni della ‘ostalgie‘ – cioè ‘nostalgia dell’est’, ovvero per i tempi del comunismo -, sono state dunque centrali per gli elettori.

E proprio nel nome stesso di Afd si comprende il motivo principale della sua ascesa: la formazione di estrema destra si pone esattamente come un”Alternativa’, qualcosa di diverso dai partiti tradizionali.

“Il successo di Afd è la conseguenza di un generale discredito verso i partiti (Cdu, Spd, Fdp, Verdi) impegnati nelle coalizioni di governo a livello federale o regionale” in Germania, commenta all’Adnkronos il politologo francese Jean-Yves Camus, che dirige a Parigi l’Observatoire des radicalités politiques presso la Fondation Jean-Jaurès. “Diversi economisti annunciano la ripresa, ma le conseguenze della stagnazione si fanno sentire, a maggior ragione nei Laender dell’ex Repubblica Democratica tedesca che hanno vissuto le difficoltà di un improvviso adattamento all’economia di mercato e alla crisi industriale”, spiega.

“In queste regioni precedentemente sottoposte alla dittatura comunista – continua Camus – l’opinione pubblica, come spiega il leader di Afd in Sassonia-Anhalt Martin Reichardt, è per sua natura diffidente verso ciò che le sembra essere un nuovo discorso ufficiale che, come un tempo quello della Repubblica democratica tedesca, non viene giudicato conforme alla “verità”. Di conseguenza, Afd intercetta un elettorato che vuole un netto cambio di sistema fermando l’immigrazione, denigrando la società multiculturale e insegnando di nuovo a scuola la grandezza della Germania”.

Il programma: remigrazione

In questa cornice, alcuni aspetti particolarmente estremi del programma del partito sembrano non contare molto. Tra le misure previste figurano la remigrazione, il ripristino dei rapporti con Mosca, anche attraverso il ritorno di programmi di scambio scolastico con la Russia, la fine delle sanzioni verso la Federazione, la fine degli aiuti all’Ucraina, l’uscita dall’euro, l’acquisto di energia russa a prezzi più bassi, lo stop a nuovi parchi eolici.

Premesso che alcune misure che Afd vorrebbe sono incostituzionali o non sono materia per i Laender, a livello locale sono molte le materie su cui potrebbe agire se governerà. Per avere un’idea della sua visione del mondo, la formazione di estrema destra punta ad esempio a permeare scuole e le istituzioni culturali dei valori considerati più tradizionali, a istituire classi-ghetto per immigrati e per disabili, a introdurre un maggiore insegnamento della lingua russa nelle classi e riformare i programmi scolastici per ridurre la parte relativa al periodo nazista del Paese, sostenendo che attualmente venga alimentato un “culto della colpa”.

Afd può governare?

Ma Afd può governare in Sassonia-Anhalt? La co-leader nazionale Alice Weidel ha affermato chiaramente che il partito ha “un mandato molto chiaro” in tal senso. Tuttavia i principali partiti tedeschi si sono sempre rifiutati di collaborare con la forza politica di estrema destra, e tecnicamente sarebbe possibile una ‘koalition’ eterogenea di tutti gli altri, in un tentativo estremo di applicare il Brandermauer, il muro tagliafuoco, dunque di sicurezza, che nel post Seconda guerra mondiale ha tenuto fuori dal governo gli estremismi.

L’ago della bilancia può essere a questo punto il partito populista di sinistra Bsw (Alleanza Sahra Wagenknecht), che si avvia a conquistare cinque preziosi seggi e che potrebbe portare Afd al governo. Ma il partito di estrema destra potrebbe anche fare ‘campagna acquisti’ singolarmente per attirare parlamentari di altri partiti.

Siegmund ha però respinto l’idea di collaborare con Bsw o con altre forza che possano impedire il cambiamento. “Se si arriverà allo scontro, ci saranno nuove elezioni e otterremo semplicemente il 50 o il 55%”, ha affermato. Una posizione condivisa con Tino Chrupalla, l’altro co-leader nazionale di Afd, secondo cui “se gli altri pensano di saperne di più e che questo risultato elettorale non sia un presagio di ciò che accadrà, allora che vadano avanti, ma il risultato delle prossime elezioni sarà di oltre 50“.

‘Kanzlertausch’ sempre più vicino per Merz

Quello che intanto è certo, oltre al trionfo di Afd, è il tonfo della Cdu. La segretaria generale, Franziska Hoppermann, lo ha definito una “sconfitta totale”. Che potrebbe avere conseguenze molto gravi anche a livello federale: il cancelliere Merz è talmente impopolare che nella sua stessa coalizione in molti hanno cominciato da mesi a parlare di Kanzlertausch, cioè ovvero uno scambio di cancellieri a favore di Hendrik Wüst.

Per rendersi conto della situazione basti pensare che Siegmund ha definito Merz il miglior stratega elettorale di Afd, e ieri non ha perso occasione per ribadire che “ogni giorno in cui quest’uomo è alla Cancelleria è uno di troppo”.

Insomma, Merz potrebbe seguire presto la poco invidiabile strada seguita quest’estate dal premier britannico Keir Starmer ed essere costretto a dimettersi. Tutto sta al voto del 20 settembre.

Intanto l’attuale cancelliere ha commentato così il voto: “Abbiamo una Costituzione forte, disponiamo di tutti gli strumenti per difenderla contro un governo regionale di estrema destra, ma il nostro sistema partitico sta subendo uno sconvolgimento”.

L’Ue è preoccupata

Un’altra certezza è che la situazione indebolirà ulteriormente la Germania e la ripiegherà maggiormente su stessa, proprio mentre l’Unione europea avrebbe bisogno del traino del suo Paese più potente. Il blocco è pressato da un lato dal suo (ex) alleato oltreoceano, gli Stati Uniti, con il presidente Donald Trump che ieri ha pubblicato su Truth uno screenshot senza commenti del risultato elettorale, e dall’altro dalla Russia, con l’inviato presidenziale Kirill Dmitriev, ceo del Fondo russo per gli investimenti diretti, che ha commentato: “La storica vittoria umilia l’arroganza, la mentalità ristretta, il bellicismo, l’inettitudine e l’ipocrisia della screditata coalizione di governo”.

In Italia il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito il risultato elettorale “una notizia terribile (…) perché riguarda una forza politica antitetica ai valori liberali e occidentali”, mentre il ministro ai Trasporti Matteo Salvini ha parlato di un “successo clamoroso che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro”.

Il premier polacco Donald Tusk ha affermato che “in Polonia, solo gli idioti o i traditori possono gioire del trionfo di Afd in Germania”, mentre il ministro francese per gli Affari europei, Benjamin Haddad, ha avvertito che “nazionalismo e xenofobia non saranno mai una soluzione” e che occorre “ascoltare con umiltà la rabbia, le preoccupazioni, le paure e rispondere ad esse”.

Una necessità urgente, visto che questo fine settimana si vota in Svezia, in autunno in Lettonia e Bulgaria e che il 2027 sarà un anno elettorale chiave, con le presidenziali in Francia e le legislative in Francia, Italia, Spagna, Grecia e Polonia. I partiti più “estremisti”, di sinistra soprattutto di destra, sono in ascesa.

Come ha detto l’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán, spina nel fianco per anni per Bruxelles, “allacciate le cinture. Questo è solo l’inizio!”