“I tribunali e le corti internazionali devono poter svolgere liberamente i loro mandati“. Con queste parole Tom Berendsen, ministro degli Esteri dei Paesi Bassi, ha guidato la ferma reazione europea contro la decisione degli Stati Uniti di sanzionare i vertici della Corte Penale Internazionale (Cpi). Il governo olandese, che ospita la sede fisica del tribunale all’Aja, non si è limitato alla condanna formale: ha immediatamente invitato la presidente della Corte per discutere il proseguimento del sostegno internazionale, segnalando una frattura diplomatica profondissima con Washington.
L’attacco frontale di Washington
La crisi è precipitata ieri il 18 agosto 2026, quando il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato su X l’imposizione di sanzioni contro la giudice giapponese Tomoko Akane, presidente della Corte, e il procuratore senior senegalese Abdoulaye Seye. Si tratta dell’ultimo atto di una campagna aggressiva dell’amministrazione Trump per proteggere i propri interessi e quelli dei suoi alleati. Le misure applicate sono drastiche:
- Isolamento finanziario: i beni dei due funzionari negli Usa vengono congelati.
- Blocco bancario: l’esclusione dal sistema finanziario statunitense impedisce di fatto ai sanzionati di operare con la quasi totalità delle banche internazionali.
- Divieto di viaggio: ad Akane e Seye è precluso l’ingresso negli Stati Uniti.
Gaza e i mandati per Netanyahu
Alla base della “furia” del tycoon ci sono le indagini della Corte sulle violenze nella Striscia di Gaza. La Cpi è accusata da Washington di “abuso di potere” per aver emesso nel 2024 mandati d’arresto contro il premier israeliano Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. Lo stesso Netanyahu ha lodato Rubio, definendo la Corte un “tribunale farsa” (kangaroo court) che usa il linguaggio del diritto internazionale per minare la giustizia.
Sia gli Stati Uniti che Israele non hanno mai aderito allo Statuto di Roma (il trattato del 1998 che ha istituito la Corte) e ne contestano ferocemente la giurisdizione sui propri cittadini. Rubio ha rincarato la dose, sostenendo che la Cpi rappresenti una minaccia anche per il personale americano impegnato in operazioni militari o nelle rigide politiche di immigrazione di Trump.
The ICC has become a kangaroo court that cloaks its abuse of power in the language of international law while undermining the very principles of justice.
I commend Secretary of State Marco Rubio for leading the Trump Administration’s determined efforts against the ICC’s… https://t.co/nuwAvlztZG
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) August 18, 2026
Un’istituzione a rischio sopravvivenza
Per l’Unione europea, la Cpi rappresenta un pilastro non negoziabile dell’ordine mondiale. Il timore è che l’attacco americano possa paralizzare l’intera istituzione. La presidente Akane ha avvertito che tali sanzioni rischiano di mettere a repentaglio l’esistenza stessa della Corte, minando la sua capacità di agire in tutti i contesti di crisi, come in Ucraina, Sudan o Afghanistan.
Mentre Rubio ha avviato una campagna diplomatica per spingere altri Paesi ad abbandonare la Corte. Il segretario di Stato ha ottenuto già il seguito di almeno cinque nazioni (Venezuela, Mali, Niger, Burkina Faso e Chad). L’Europa si trova compatta sul fronte opposto e trova sostegno anche nel Giappone, solitamente cauto nel criticare l’alleato americano, il quale ha definito le sanzioni contro la propria cittadina Akane “molto sfortunate”, ribadendo il ruolo fondamentale della Cpi nel punire i crimini più gravi.
La battaglia legale negli Stati Uniti
La sfida non è solo diplomatica, ma anche giudiziaria. Diverse organizzazioni, tra cui Human Rights Watch, hanno intentato cause presso i tribunali federali statunitensi, sostenendo che le sanzioni violino i diritti costituzionali e ostacolino la ricerca della giustizia globale. Secondo gli attivisti, si tratta di un tentativo spudorato di proteggere funzionari implicati in crimini gravi, sottraendoli al controllo della legalità internazionale.
“La decisione del governo statunitense di sanzionare altri due funzionari della Cpi – afferma Balkees Jarrah, direttore per il Medio Oriente e il Nord Africa di Human Rights Watch – è solo l’ultimo esempio del totale disprezzo dell’amministrazione Trump per il diritto internazionale e un palese tentativo di proteggere dalla giustizia funzionari americani e israeliani implicati in gravi crimini. I paesi membri della Cpi – ha aggiunto – dovrebbero condannare fermamente questo abuso delle sanzioni e agire per garantire che la Corte possa continuare il suo lavoro fondamentale a favore delle vittime dei peggiori crimini al mondo, che si tratti di Afghanistan, Palestina, Sudan o Ucraina”.
Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha concesso tempo fino al 17 settembre per concludere le transazioni in corso con i funzionari sanzionati, una data che segnerà l’inizio di un isolamento economico che potrebbe cambiare per sempre i rapporti tra le due sponde dell’Atlantico.

