I conflitti alle porte dell’Europa interrogano il Vecchio Continente su come difendersi. Al centro di questa partita strategica si trova la Knds, un colosso della difesa nato nel 2015 dalla fusione tra la francese Nexter (di proprietà statale) e la tedesca Kmw (Krauss-Maffei Wegmann), quest’ultima controllata da una potente dinastia privata. Un’inchiesta del Financial Times e diverse interviste raccolte dall’agenzia Afp svelano oggi i dettagli di un sistema che oscilla tra il sogno di una difesa comune e gli interessi miliardari di un manipolo di eredi con un passato oscuro.
Il “carro del futuro” e l’ammissione di un fallimento
Da anni, Francia e Germania lavorano al Mgcs (Main Ground Combat System), una sigla che identifica il “sistema di combattimento terrestre principale” del futuro. L’obiettivo, lanciato nel 2017, era sostituire entro il 2040 i gloriosi carri armati attuali: il Leclerc francese e il Leopard 2 tedesco. Tuttavia, il progetto ha accumulato dieci anni di ritardo a causa di tensioni politiche e industriali, aggravate dall’ingresso nel 2019 della tedesca Rheinmetall, che ha alterato i pesi interni alla collaborazione.
In questo clima di incertezza, Knds ha presentato ad Eurosatory (una delle fiere della difesa più importanti al mondo) il Capint, acronimo di “Capacità Intermedia”. Si tratta di un carro armato di transizione, che unisce uno scafo tedesco (quello del Leopard 2 A8) a una torretta francese a controllo remoto chiamata Ascalon. Presentato come un gioiello tecnologico capace di difendersi dai droni, il Capint non è esente da critiche: un importante industriale del settore ha dichiarato all’Afp che si tratta di un modo “per ammettere il fallimento del Mgcs”. Il parallelismo più inquietante riguarda proprio il Fcas, definito dallo stesso industriale come un “progetto morto” nonostante fosse stato lanciato nel 2017 con le stesse ambizioni di integrazione del carro armato comune. Questo sostanziale abbandono del programma aereo ha spinto diversi esperti a ipotizzare un imminente ritiro della Francia anche dagli altri progetti di difesa condivisi. Secondo gli addetti ai lavori, servirà lo stesso “coraggio politico” mostrato per il Fcas per ammettere che anche il sistema terrestre Mgcs rischia di rimanere un’opera incompiuta.
E poiché il carro armato del futuro non arriva, l’industria è costretta a “mettere una toppa” per non restare indietro rispetto alla concorrenza.

Chi c’è dietro Knds
Mentre i governi discutono di sicurezza collettiva, il Financial Times ha sollevato il velo sulla proprietà privata di Knds. La metà tedesca del gruppo è controllata dagli “azionisti Wegmann”, un gruppo di poche decine di persone che include figure lontane dal mondo militare: “un veterinario, un venditore di montascale e uno studioso di Mozart”, si legge sul quotidiano britannico. E questi eredi si apprestano a vivere una stagione di ricchezza senza precedenti.
Il gruppo Knds si prepara infatti alla sua “Ipo” (Initial Public Offering), ovvero alla quotazione ufficiale in borsa, con una valutazione stimata tra i 15 e i 20 miliardi di euro. Il governo di Berlino è intenzionato ad acquisire una quota del 40%, acquistando le azioni direttamente dai Wegmann.
I fantasmi del passato
L’inchiesta del quotidiano britannico riaccende anche i riflettori sulla storia della holding Wegmann. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l’azienda fu parte integrante della macchina bellica nazista e utilizzò il lavoro forzato per produrre torrette e carri armati. Il patriarca dell’epoca, August Bode, fu nominato da Adolf Hitler tra i leader dell’economia di guerra. È un’eredità che l’azienda oggi preferisce non commentare, ma che riemerge proprio mentre si discute di etica e difesa democratica.
Oggi la difesa europea, in sintesi, si trova davanti a un bivio fondamentale. Da un lato c’è l’esigenza di creare un “campione europeo” che possa competere con i giganti americani; dall’altro, la realtà di un’industria frammentata, con intricati controlli azionari. Se il progetto del carro armato comune (Mgcs) dovesse fallire, l’Europa rischierebbe di trovarsi senza uno scudo proprio, restando dipendente da tecnologie estere.

