L’Ue non trova l’accordo sulle sanzioni al ministro israeliano Ben-Gvir

La questione è stata discussa al Consiglio Affari Esteri di oggi, 15 giugno, ma la proposta non ha ottenuto l’unanimità necessaria tra i Ventisette
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Ben-Gvir, ministro israeliano della Sicurezza nazionale israeliano
Ben-Gvir, ministro israeliano della Sicurezza nazionale israeliano (Ipa)

L’Unione europea non ha raggiunto il consenso per imporre sanzioni contro Itamar Ben-Gvir, ministro israeliano della Sicurezza nazionale ed esponente dell’estrema destra del governo di Benjamin Netanyahu. La questione è stata discussa al Consiglio Affari Esteri di oggi, 15 giugno, ma la proposta non ha ottenuto l’unanimità necessaria tra i Ventisette, nonostante il cambio di governo in Ungheria.

Non c’è l’accordo

A confermarlo è stata l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, al termine della riunione dei ministri degli Esteri. “Molti Stati membri hanno proposto di sanzionare il ministro Ben-Gvir, ma oggi non è stato raggiunto un consenso in merito”, ha spiegato Kallas ricordando al contempo che “il mese scorso, i ministri si sono accordati su sanzioni contro i coloni israeliani estremisti e le figure di Hamas”.

Il caso nasce dalle polemiche seguite alla diffusione di un video pubblicato dallo stesso Ben-Gvir, in cui il ministro israeliano appare mentre si rivolge agli attivisti della Flotilla diretti verso Gaza con aiuti umanitari, fermati dalle Forze di Difesa Israeliane in acque internazionali, irridendoli. Le immagini, che mostravano alcuni attivisti a terra e con le mani legate, hanno provocato reazioni dure in diverse capitali europee.

La richiesta di Italia e Francia

L’Italia aveva chiesto di portare il tema sul tavolo europeo, dopo aver aperto un’indagine nei confronti di Ben-Gvir per il trattamento riservato ad alcuni cittadini italiani coinvolti nell’episodio. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva definito “inaccettabili” le parole del ministro israeliano rivolte all’Italia.

Anche la Francia si era mossa sul piano nazionale, decidendo di vietare l’ingresso di Ben-Gvir nel proprio territorio. A livello Ue, però, le misure restrittive in politica estera richiedono l’unanimità degli Stati membri e, ancora una volta, la questione ha mostrato le divisioni interne all’Unione.

Gli scambi commerciali con gli insediamenti illegali

Il Consiglio Affari Esteri ha discusso più in generale la situazione in Medio Oriente, con attenzione a Gaza, Cisgiordania, Libano e Iran. Kallas ha fatto sapere che “sulla questione degli scambi commerciali con gli insediamenti illegali, molti Stati membri hanno chiesto alla Commissione di presentare delle proposte” e che dunque chiederà all’organo guidato da Ursula von der Leyen “di preparare, prima del prossimo Consiglio Affari Esteri, un elenco di possibili misure commerciali, comprese misure volte a impedire l’importazione di merci provenienti da insediamenti illegali. Chiederemo inoltre alla Commissione di valutare la portata delle questioni relative alle norme di origine”.

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