La Banca centrale europea è tornata ad alzare i tassi d’interesse, interrompendo una fase di stabilità monetaria durata due anni e mezzo. Questa mattina, 11 giugno, il Consiglio direttivo ha portato il tasso sui depositi al 2,25%, realizzando una mossa che la presidente della Bce, Christine Lagarde, ha collegato al rincaro dell’energia, alimentato dalla guerra in Iran, e al rischio di una nuova spinta inflazionistica per l’Eurozona.
La decisione di Francoforte
I tassi sono aumentati di 25 punti base:
- il tasso sui depositi è passato dal 2,00% al 2,25%;
- quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,40%;
- quello sulla marginal lending facility (operazione di rifinanziamento marginale, uno strumento dedicato alle banche commerciali) è stato portato al 2,65%.
Alla base di questa decisione, attesa dai mercati, c’è un quadro macroeconomico deteriorato sotto il profilo dei costi: il caro energia, legato al conflitto in Medio Oriente, rischia di propagarsi all’intera area euro. Il mese scorso l’impennata dei costi del petrolio e del gas ha contribuito a spingere l’inflazione nella zona euro a 21 Paesi oltre il 3% il mese scorso, superando di gran lunga l’obiettivo del 2% fissato dalla Bce. Ulteriori aumenti sono quasi certi, dato che il conflitto si protrarrà più a lungo di quanto previsto.
Perché la Bce ha cambiato rotta
La Bce teme che l’aumento dei prezzi dell’energia non resti confinato alle bollette, ma si estenda a beni e servizi, con effetti indiretti su salari, aspettative e costi di produzione. La Bce ha quindi deciso di intervenire subito per evitare di inseguire un’inflazione più radicata nei prossimi mesi.
I dati recenti andavano già in questa direzione. A inizio giugno l’inflazione dell’Eurozona era tornata a crescere, e i mercati avevano quasi completamente scontato il rialzo di 25 punti base deciso nella riunione odierna.
Lo shock energetico e la crescita fragile
La Bce ha insistito sul fatto che un prolungato shock energetico può tenere alta l’inflazione più a lungo del previsto: “La guerra in Medio Oriente sta generando pressioni inflazionistiche e la decisione di aumentare i tassi è fondata su una serie di scenari che delineano come lo shock potrebbe evolversi e influenzare le prospettive a medio termine per l’area dell’euro”, si legge nel comunicato.
Francoforte specifica inoltre che le prospettive di crescita restano orientate al ribasso, perché il conflitto in Medio Oriente pesa su fiducia, redditi reali e mercato delle materie prime.
Tradotto in termini politici e monetari, la Bce vede un’economia esposta su un doppio fronte, prezzi ancora in rialzo e crescita fragile. Per questo ha scelto di contenere, almeno in questa fase, i prezzi ritoccando i tassi di interesse.
La scelta, del tutto coerente con il mandato dell’istituto, arriva in un momento delicato per famiglie, imprese e governi dell’area euro.
Una nuova fase rispetto ad aprile
Fino alla riunione del 30 aprile 2026, la Bce aveva mantenuto i tassi fermi, con il tasso sui depositi al 2,00%. Già allora, però, la presidente Christine Lagarde aveva segnalato rischi al rialzo per l’inflazione, spiegando che il Medio Oriente e il rincaro dell’energia potevano peggiorare il quadro dei prezzi e delle prospettive economiche.
La linea che emerge oggi è semplice: difendere la stabilità dei prezzi anche a costo di frenare un po’ la crescita.
Ancora una volta, la decisione sui tassi di interesse si dimostra un termometro della situazione economica e geopolitica. La prova concreta che la guerra in Iran, iniziata da Usa e Israele il 28 febbraio, si sta protraendo più di quanto fosse sostenibile per un’economia fragile e ancora dipendente dai combustibili fossili.

