“Creato con l’Ai”, da Siri a Skibidi boppy: senza bollino europeo il contenuto non passa

I fornitori devono garantire la marcatura dei contenuti Ai per il riconoscimento automatico (Apple inclusa)
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Ragazza con telefono canva

Che si tratti dell’ultimo assistente sofisticato come Siri Ai o di un contenuto virale e potenzialmente ingannevole, come un deepfake alla “Skibidi Boppy”, il nuovo Codice di Condotta dell’Ue presentato il 10 giugno 2026 cambia radicalmente il modo in cui interagiremo con l’intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato dalla Commissione è garantire il “diritto di sapere” se ciò che vediamo, ascoltiamo o leggiamo è reale o sintetico, tutelando l’integrità dell’informazione.

L’iniziativa non è un suggerimento, ma un ponte verso il futuro: le regole di trasparenza previste dal Regolamento europeo sull’Ai, l’Ai Act, diventeranno infatti obbligatorie per legge a partire dal 2 agosto 2026.

Due binari per la trasparenza: dai fornitori ai distributori

Il Codice si divide in due sezioni principali per coprire l’intera “filiera” dell’intelligenza artificiale.

1. Chi crea la tecnologia (fornitori): le aziende che sviluppano sistemi di Ai devono assicurarsi che i loro “prodotti” (immagini, audio, video o testi) siano marcati in modo che un computer possa riconoscerli automaticamente. Tra le soluzioni previste figurano il watermarking impercettibile (una sorta di filigrana invisibile) e i metadati firmati digitalmente, che attestano l’origine del file in modo sicuro. Per i testi liberi, l’obbligo di marcatura scatta quando superano i 200 token. Inoltre, i fornitori devono offrire gratuitamente alle autorità e ai ricercatori strumenti per rilevare questi “segnali”.

2. Per chi usa l’Ai (distributori e utilizzatori): chi pubblica contenuti deve rendere palese l’uso dell’Ai agli occhi (e alle orecchie) degli utenti. Questo riguarda specialmente i deepfake e i testi pubblicati per informare su temi di interesse pubblico che non sono passati sotto il controllo o la responsabilità di un editore umano.

Come riconosceremo l’Ai? Le nuove icone europee

Per rendere la distinzione immediata, l’Europa ha introdotto un set di icone ufficiali con l’acronimo “Ai”. Queste etichette, testate su campioni di cittadini per assicurarne la chiarezza, indicheranno se un contenuto è:

  • Generato da Ai: creato interamente da un algoritmo.
  • Modificato da Ai: un contenuto reale che ha subito ritocchi o manipolazioni (ad esempio, una foto vera in cui è stato cambiato il volto).

Le etichette devono essere visibili al momento del primo contatto dell’utente con il contenuto e devono rimanere percepibili per una durata sufficiente. Per i contenuti solo audio, è previsto un annuncio udibile all’inizio della riproduzione.

Le eccezioni: creatività e controllo umano

Il Codice non vuole frenare l’arte o la satira. Se un deepfake fa parte di un’opera artistica, creativa o satirica, l’obbligo di etichettatura è più flessibile: l’informativa deve esserci (ad esempio nei titoli di coda o in una nota di accompagnamento), ma non deve rovinare il godimento dell’opera. Un’altra eccezione fondamentale riguarda l’informazione: se un testo è generato dall’Ai ma viene revisionato da un essere umano che se ne assume la responsabilità editoriale, l’obbligo di etichettatura decade.

Il caso Siri Ai

Mentre l’Europa definisce queste regole, colossi come Apple presentano le loro nuove soluzioni. Siri Ai, alimentata da Apple Intelligence e presentata l’8 giugno 2026, è l’esempio perfetto di tecnologia che dovrebbe adattarsi: per arrivare su tutti i dispositivi dei cittadini europei, dovrà garantire che ogni sua risposta vocale o testo generato sia chiaramente riconoscibile come artificiale, proprio come richiesto dal nuovo Codice dell’Ue. La sua integrazione rappresenta un caso studio ideale per comprendere l’impatto pratico del nuovo Codice sul mercato tecnologico. La nuova versione dell’assistente genera attivamente audio sintetico (voci più naturali ed espressive) e testi complessi tramite nuovi strumenti di scrittura integrati nel sistema operativo. Queste funzionalità classificano Apple come un “fornitore” di sistemi di Ai generativa, facendola ricadere negli obblighi della Sezione 1 del Codice. La sfida per Apple risiede nel conciliare la sua nuova architettura Private Cloud Compute, che punta alla massima protezione della privacy on-device e sui server, con i requisiti di trasparenza e tracciabilità richiesti dall’Ue.

Il fatto che Siri Ai non sarà inizialmente disponibile in Europa su iPhone e iPad proprio a causa delle incertezze normative evidenzia la portata del Codice: aderire a questo protocollo volontario offre ad Apple una “presunzione di conformità” e quella certezza legale necessaria per sbloccare le sue innovazioni nel mercato unico, garantendo che i sistemi di intelligenza visiva e testuale siano sempre riconoscibili dai cittadini europei come prodotti artificiali.

Come aderire al Codice

Aderire al Codice è, per ora, un atto volontario. Tuttavia, chi lo firma entro il 22 luglio 2026 potrà dimostrare più facilmente di essere in regola con l’Ai Act, beneficiando di una maggiore certezza legale e guadagnando la fiducia del pubblico in un ecosistema informativo sempre più complesso. Chi sceglie di non firmare dovrà comunque rispettare la legge, ma dovrà dimostrare con propri mezzi alle autorità di vigilanza che i propri sistemi di trasparenza sono adeguati. Il Codice sarà integrato da linee guida della Commissione. Tali linee guida chiariranno la portata degli obblighi giuridici e affronteranno gli aspetti non contemplati dal Codice. Saranno di natura pratica e supporteranno i fornitori e gli utilizzatori di intelligenza artificiale nel rispetto dei requisiti di trasparenza.

“I cittadini europei – ha spiegato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia – hanno il diritto di sapere se ciò che vedono, ascoltano o leggono è stato creato o modificato dall’intelligenza artificiale, soprattutto quando tali contenuti possono influenzare il dibattito pubblico. La trasparenza è fondamentale per tutelare la fiducia. Questo Codice di condotta offre ai fornitori e agli utilizzatori di intelligenza artificiale un metodo chiaro e pratico per etichettare i contenuti generati dall’Ai e i deepfake, in conformità con le norme dell’Ai Act che entreranno in vigore dal 2 agosto”.