Dal 2022, ChatGPT è sinonimo di intelligenza artificiale generativa, e viceversa, nel linguaggio e nell’immaginario comune. Un po’ come diciamo Scottex per riferirci ai rotoloni per la casa, anche quando sono di altre marche. Ma il predominio simbolico e pratico del modello realizzato da OpenAI sembra vacillare. Negli ultimi giorni, l’app più scaricata dell’App Store non è più ChatGPT, bensì Claude, il chatbot sviluppato dall’azienda rivale Anthropic, guidata dall’italo-statunitense Dario Amodei. E sui social corre l’invito: “Cancel ChatGPT“.
Cosa è successo? Il sorpasso è avvenuto al termine di una settimana molto tesa, che ha dimostrato come la competizione nel settore dell’intelligenza artificiale non si giochi più soltanto sul piano tecnologico, ma anche su quello reputazionale. All’origine c’è il confronto tra il Dipartimento della Difesa statunitense (ribattezzato ‘della Guerra’ dal presidente Donald Trump) e Anthropic, che si è rifiutata di rimuovere alcuni limiti etici imposti ai propri modelli. Nel dettaglio, Amodei ha negato la possibilità di usare Claude per la sorveglianza di massa dei cittadini americani e in sistemi d’arma capaci di operare senza supervisione umana. Il governo americano chiedeva invece maggiore flessibilità e ha minacciato la società di stracciare i contratti in essere col Pentagono e di imporle una sorta di ‘ban’ per accordi futuri.
Anthropic ha deciso di mantenere la propria posizione e la rottura è stata completa. Il Dipartimento della Difesa ha definito la società un “rischio della catena di approvvigionamento“, in modo da impedirle di ottenere commesse pubbliche, mentre Trump ha ordinato alle agenzie federali di interrompere l’utilizzo dei suoi prodotti.
La fuga da ChatGPT
Ed è qui che si è inserita OpenAI. L’azienda guidata da Sam Altman ha esteso un accordo già esistente con il Dipartimento della Difesa, risalente allo scorso luglio, per consentire l’utilizzo di ChatGPT anche in contesti legati alla sicurezza nazionale. L’intesa, annunciata rapidamente dopo lo scontro della sua rivale con il Pentagono, ha però sollevato dubbi e critiche. L’azienda ha iniziato a discutere possibili modifiche all’accordo, specificando che il sistema non sarebbe stato “utilizzato intenzionalmente per la sorveglianza interna di persone e cittadini statunitensi”.
Ma in molti si sono chiesti perché le rassicurazioni che l’esercito aveva negato ad Anthropic sarebbero invece state concesse a OpenAI, peraltro a strettissimo giro.
Soprattutto, le reazioni degli utenti non si sono fatte attendere. Secondo i dati della società di analisi Sensor Tower, negli Stati Uniti le disinstallazioni dell’app ChatGPT sono aumentate del 295% in solo giorno (il 28 febbraio), a fronte di un tasso ordinario intorno al 9%.
Contemporaneamente, è diminuito anche il ritmo delle nuove installazioni. Sempre sabato scorso, i download dell’app sono calati del 13% rispetto al giorno precedente e hanno registrato un ulteriore calo del 5% la domenica successiva.
Altman ammette la fretta dell’annuncio
Di fronte ai numeri e alle polemiche, Altman ha riconosciuto che la gestione dell’annuncio non è stata ottimale. “Una cosa l’ho sbagliata: non avremmo dovuto affrettarci per risolvere tutto questo entro venerdì“, ha scritto in una comunicazione ai dipendenti poi pubblicata su X. “Abbiamo cercato sinceramente di allentare la tensione ed evitare un esito molto peggiore, ma credo che il nostro approccio sia apparso opportunistico e approssimativo“.
Il tentativo di chiarimento non è bastato a fermare le critiche. Sui social network si è diffuso rapidamente un movimento informale di protesta con appelli come “Cancella il tuo ChatGPT Plus e passa a Claude”, “Annulla e cancella ChatGPT, è ora di bruciare ogni ponte che avevamo, cancella il tuo abbonamento”.
Il boom di Claude
Nel frattempo, Claude ha beneficiato della situazione. Il chatbot di Anthropic ha registrato un aumento importante dei download negli Stati Uniti. Secondo i dati disponibili, il 27 febbraio le installazioni sono cresciute del 37% e il 28 febbraio del 51%. Per la prima volta il chatbot ha superato ChatGPT nelle classifiche dell’App Store, diventando l’app gratuita più scaricata negli Stati Uniti.
La crescita non si è limitata al mercato americano. Claude ha guadagnato rapidamente posizioni anche in altri Paesi, entrando nelle classifiche degli store digitali e scalando oltre venti posizioni in alcuni mercati europei come Germania e Svizzera.
Il malcontento verso ChatGPT si è riflesso anche nelle recensioni degli utenti: il 28 febbraio le valutazioni a una stella sono aumentate del 775% per raddoppiare il giorno successivo, mentre quelle a cinque stelle si sono dimezzate.
La strategia di Anthropic per attrarre nuovi utenti
Anthropic ha cercato di sfruttare il momento favorevole per attirare gli utenti. In particolare, ha esteso a tutti, anche non abbonati, la possibilità di importare in Claude le informazioni che altri sistemi di intelligenza artificiale hanno raccolto sull’utente, permettendogli di conoscere rapidamente le preferenze e le abitudini della persona.
L’azienda insomma sembra voler capitalizzare la visibilità ottenuta durante lo scontro con il Pentagono, soprattutto trasformando la propria posizione sui limiti etici dell’intelligenza artificiale in un elemento di attrazione e dunque in un vantaggio competitivo.
D’altronde già qualche settimana fa sui social ha preso piede la campagna ‘#quitGPT (abbandona chatGPT)’, che invita a boicottare il chatbot. Per diversi motivi: intanto per la rivelazione secondo cui Greg Brockman, co-fondatore e attuale presidente di OpenAi, ha finanziato con 21 milioni di euro la campagna elettorale di Trump. E poi per un report dell’amministrazione Usa secondo cui l’Ice (Immigration and Customs Enforcement), la polizia trumpiana responsabile delle uccisioni di due americani a Minneapolis, usa Chat GPT: dal sistema di valutazione per scegliere gli agenti all’identificazione dei sospetti, fino alla previsione del pericolo di fuga.
Insomma, Open AI si sta accreditando sempre più nell’opinione pubblica come immorale e potenzialmente pericolosa. Resta da capire se si tratti di un fenomeno temporaneo o dell’inizio di un cambiamento più profondo negli equilibri tra le grandi aziende dell’AI.
