Washington starebbe valutando l’acquisto delle isole Chagos da Mauritius per blindare il futuro della base di Diego Garcia, uno dei punti militari più sensibili dell’Oceano Indiano. Il Regno Unito aveva raggiunto un accordo con Mauritius per cedere la sovranità delle Chagos, mantenendo in affitto la base per 99 anni, ma il dossier si è bloccato dopo il cambio di posizione di Donald Trump, che ad aprile ha ritirato il proprio sostegno al piano stilato con Londra.
Il ruolo delle isole Chagos
Il cuore della questione è Diego Garcia, l’isola che ospita la base congiunta Usa-Regno Unito. Per Washington è una piattaforma essenziale per proiettare potenza nell’Oceano Indiano e mantenere una presenza militare in un’area che gli Stati Uniti considerano cruciale per la sicurezza regionale.
Dopo l’ok ad una soluzione negoziata, gli Usa hanno cambiato strategia. La nuova priorità per Washington è evitare un futuro incerto sulla sovranità delle Chagos, di modo che la base resti operativa senza interruzioni e senza alcuna ambiguità giuridica.
Il cambio direzione di Washington
Nella comunicazione ufficiale del 17 febbraio scorso, il Dipartimento di Stato Usa scriveva che “Washington sostiene la decisione britannica di procedere con l’intesa con Mauritius sulle Chagos“. Nella stessa nota, il Dipartimento ha aggiunto che gli Usa vogliono concludere un accordo bilaterale con il Regno Unito per garantire l’uso continuato delle strutture nell’arcipelago e tutelare la sicurezza nazionale americana e la stabilità dell’Oceano Indiano.
Pochi giorni dopo, però, Donald Trump ha cambiato tono. In un post su Truth Social, il presidente americano ha ha scritto che il Regno Unito non dovrebbe “cedere” Diego Garcia e che un affitto di lungo periodo non basta per proteggere gli interessi americani. La Casa Bianca ha poi chiarito che quel messaggio andava considerato come posizione politica dell’amministrazione Trump.
Il negoziato bloccato
La soluzione predisposta da Londra prevedeva il trasferimento della sovranità delle Chagos a Mauritius, con un affitto di 99 anni per la base di Diego Garcia. Il dossier sembrava avviato, tanto che Usa e Mauritius avevano annunciato colloqui bilaterali a Port Louis per definire gli aspetti di sicurezza della base.
Ad aprile il governo britannico ha messo il piano in pausa, dopo il ritiro del sostegno americano.
Da lì la rinnovata ipotesi di un acquisto diretto da parte Usa, o comunque di un’alternativa che permetta a Washington di assicurarsi il controllo strategico della base senza dipendere interamente dall’intesa britannico-mauriziana.
Il nodo giuridico
L’eventuale acquisto delle Chagos non è una semplice operazione immobiliare, come quella che il genero di Trump, Jared Kushner, vorrebbe realizzare in Albania.
In primis, va chiarito chi ha il potere di disporre davvero dell’arcipelago, perché la sovranità è contesa da decenni. Mauritius rivendica che l’arcipelago le sia stato sottratto illegalmente nel percorso verso l’indipendenza; il Regno Unito lo considera ancora parte del proprio territorio d’oltremare e gli Stati Uniti hanno interesse a garantire la continuità della presenza militare nella base di Diego Garcia.
Il nodo giuridico è doppio: da un lato il diritto internazionale e il tema della decolonizzazione, dall’altro la sicurezza militare di una base che gli Usa considerano indispensabile.
Il nodo economico
Il piano britannico non era neppure leggero sul piano finanziario. L’intesa del 2025 prevedeva un pagamento annuo di 101 milioni di sterline, per un valore complessivo stimato in circa 3,4 miliardi di sterline lungo i 99 anni di affitto. Per i sostenitori del trasferimento, quel costo era il prezzo della certezza strategica. Per i critici, invece, il rischio era pagare molto per una soluzione giuridicamente fragile e politicamente divisiva.
L’ipotesi di un acquisto Usa delle isole Chagos, se mai dovesse prendere forma ridurrebbe l’incertezza sulla base, ma aprirebbe un nuovo capitolo sulle modalità dell’accordo, sul prezzo e sulla compatibilità con le rivendicazioni di Mauritius.
Perché il caso interessa anche l’Europa
Il caso Chagos è rilevante anche per l’Europa perché coinvolge il Regno Unito, un alleato centrale della Nato, e perché riapre il tema del rapporto tra sovranità, basi militari e logica transazionale della politica estera americana, quella che Trump ha affermato fin dall’inizio del suo secondo mandato minacciando di attaccare o comprare la Groenlandia.
Se gli Usa davvero scegliessero di comprare le Chagos, il messaggio sarebbe chiaro: il controllo strategico conta più della forma giuridica con cui lo si ottiene. Ed è una logica che pesa anche nei dossier europei, dove la sicurezza militare continua a incrociarsi con i costi politici e finanziari delle scelte di lungo periodo.

