Volodymyr Zelensky cambia passo e apre ai negoziati per la fine della guerra. Incontrando a Londra i vertici di Regno Unito, Francia e Germania — il cosiddetto gruppo E3 — il presidente ucraino ha usato per la prima volta un linguaggio molto esplicito sulla possibilità di sedersi al tavolo con la Russia, dettando però condizioni precise: un cessate il fuoco immediato, un dialogo che non parta da una posizione di debolezza e il coinvolgimento dell’Ue nelle trattative.
L’accelerazione di Zelensky segna uno snodo geopolitico cruciale nel quarto anno di guerra. Il leader di Kiev non parla più solo di armi e resistenza, ma prova a riprendere in mano il dossier della pace, cercando di sfilare il controllo dei negoziati all’amministrazione statunitense di Donald Trump e accogliere l’iniziativa dei tre leader europei, che si sono proposti come mediatori per le trattative dopo il fallimento della diplomazia Usa.
Le dichiarazioni: “Negoziati da pari a pari”
Il passaggio politicamente più forte di Zelensky è arrivato in concomitanza con la sua visita a Londra, quando ha scritto una lettera aperta invitando Vladimir Putin a colloqui diretti e ha spiegato perché, secondo Kiev, questo è il momento giusto.
“Gli attacchi sempre più intensi in profondità all’interno della Russia ci consentono di negoziare la fine della guerra da pari a pari“, ha dichiarato il presidente ucraino, secondo quanto riportato da Reuters. Il messaggio è chiaro: l’Ucraina non sta chiedendo la resa, sta dicendo a Mosca che il logoramento militare e i droni ucraini sulle infrastrutture russe dimostrano che la guerra è costosa per entrambe le parti.
Sulle condizioni per avviare il dialogo, Zelensky non ha lasciato spazio a interpretazioni: “Siamo per un cessate il fuoco totale per tutta la durata dei negoziati. Questa è la pratica standard”. Senza il silenzio delle armi, non ci sarà alcun tavolo politico.
I 4 punti del Patto di Londra
Il formato di Londra, con Zelensky ospitato dal primo ministro britannico Keir Starmer, insieme al presidente francese Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz, serve proprio a garantire che la linea ucraina abbia una copertura politica solida.
I tre leader europei hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si dicono pronti a sostenere un dialogo diretto tra Zelensky e Putin, ma con paletti molto netti. I punti concordati a Londra prevedono:
- Cessate il fuoco immediato e completo prima dell’avvio dei colloqui;
- Congelamento della linea del fronte attuale, che diventerà il punto di partenza territoriale del negoziato;
- Garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti per l’Ucraina, supportate dalle potenze occidentali;
- Mantenimento del blocco sui beni russi congelati in Occidente fino al pagamento dei danni di guerra.
Il fallimento del piano Trump e l’asse europeo
L’iniziativa ucraina-europea arriva dopo mesi in cui i tentativi di mediazione promossi dagli Stati Uniti hanno faticato a trovare un equilibrio tra la spinta di Washington per una chiusura rapida del conflitto e il rifiuto di Kiev di accettare accordi deboli o cessioni territoriali definitive senza garanzie militari.
Zelensky sa che l’Europa, geograficamente e politicamente più esposta, condivide il timore di una pace “al ribasso” che congeli il conflitto solo per permettere a Mosca di riarmarsi. Come ha più volte ribadito il presidente ucraino, Kiev vuole la pace, “ma non a qualsiasi prezzo” e non firmerà accordi che abbiano come unico effetto quello di prolungare l’instabilità.
Per l’Unione europea e il Regno Unito, la mossa di Zelensky rappresenta un’opportunità e una responsabilità. Sostenendo la piattaforma di Londra, l’asse europeo (anche in assenza di un pieno coordinamento con Washington) prova a dimostrare di poter gestire la crisi continentale più grave dalla Seconda guerra mondiale.
La palla passa al Cremlino
Ora la palla passa formalmente al Cremlino, che in passato ha sempre chiesto il riconoscimento delle annessioni territoriali come precondizione per la pace. Ora però le cose sono cambiate. Sul campo di battaglia, il logoramento delle truppe del Cremlino è arrivato a livelli altissimi: secondo le stime dei dati ucraini aggiornati a inizio giugno la Russia perde oltre 1.400 soldati russi al giorno, per un totale di oltre 1.365.000 uomini tra morti e feriti dall’inizio dell’invasione a superare, assieme a migliaia di carri armati e droni distrutti.
Il fatto che Kiev accetti pubblicamente di sedersi al tavolo e di partire dalla linea di contatto attuale rappresenta un cambio di fase rispetto alla narrativa della “riconquista totale” di mesi fa. La pace resta lontana, ma le condizioni per fermare i combattimenti non sono mai state scritte in modo così esplicito. E per la prima volta, sono scritte con la grafia europea.

