Mosca ha in mente di intensificare i suoi attacchi ibridi sui Paesi della Nato. Droni, sabotaggi alle strutture e forse anche missili: il tutto, per mettere alla prova l’Articolo 5 dell’Alleanza atlantica. A sottolineare l’imminenza della preoccupazione è stato il primo ministro della Polonia Donald Tusk, il quale ha riferito al parlamento nazionale che le valutazioni dei servizi segreti ipotizzano tali attacchi già nei prossimi mesi. Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha definito le allerte di Tusk “fondate e ben documentate”, organizzando un incontro di emergenza a Parigi con i vertici politici.
L’allarme e la cautela dei servizi segreti europei
I vertici dei servizi segreti europei hanno fornito ulteriori dettagli su questo scenario: Michal Koudelka, direttore del servizio di sicurezza ceco (Bis), ha spiegato al Guardian che il Cremlino adotta la tattica dell’”escalation per de-escalation”, cercando di spingere sui punti deboli delle società occidentali per ridurre il supporto militare a Kiev. Al contrario, i responsabili della sicurezza dei Paesi Baltici – tra cui Normunds Mežviets, direttore del servizio di sicurezza statale della Lettonia (Vdd), e Jonatan Vseviov, segretario generale del Ministero degli Esteri estone – hanno invitato alla cautela, precisando che non vi sono segnali di un attacco imminente e che un allarmismo eccessivo rischia di fare il gioco delle operazioni psicologiche del Cremlino. Tuttavia, Mežviets ha confermato che la Russia sta preparando azioni più decisive in Europa e ha accolto positivamente il fatto che l’Europa occidentale si sia finalmente “svegliata” di fronte alla minaccia russa rispetto al passato.
Nel frattempo, Thomas Nilsson, capo dell’intelligence militare svedese, ha definito i tentativi di dialogo della diplomazia russa come una mera “finzione” o “teatro negoziale”, ritenendo che Mosca sia convinta di poter ancora raggiungere i propri obiettivi strategici sul campo di battaglia. Questo scetticismo persiste nonostante i recenti viaggi diplomatici da parte del direttore della Cia John Ratcliffe a Mosca e Riga e degli inviati statunitensi a Kiev, oltre alle smentite del portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che ha definito le voci di un attacco alla Nato prive di aderenza alla realtà.
Il dossier Fbi
Già nei giorni scorsi, l’intelligence dell’Fbi aveva avvertito che l’apparato dei servizi segreti russi sta pianificando ed eseguendo attacchi e complotti violenti su scala globale. Darren Cox, capo dell’ufficio dell’Fbi di Washington Dc, ha svelato che l’azione congiunta delle agenzie americane ha permesso di sventare diversi tentativi della Russia di compiere atti di violenza nella capitale statunitense e in tutto il Paese. Secondo quanto emerso dai rapporti dell’Fbi, una rete operante per conto dell’intelligence di Mosca ha cospirato almeno dal 2024 per condurre attacchi e omicidi mirati in tutto il mondo. Se in precedenza questa struttura si concentrava principalmente su dissidenti e disertori russi, recentemente ha ampliato il proprio raggio d’action verso i Paesi considerati alleati dell’Ucraina, arrivando a reclutare individui negli Stati Uniti per sorvegliare ed eliminare bersagli politici.
Dallo “scudo” Nato alla risposta Ue: la proposta dell’Articolo 4 europeo
Al centro della strategia russa c’è l’Articolo 5 dei trattati Nato, la clausola sulla difesa collettiva secondo cui un attacco armato contro un alleato è considerato un attacco diretto contro tutti i membri. Come evidenziato dalle dichiarazioni di Tusk, l’intento principale di Mosca è proprio quello di mettere alla prova l’Alleanza, dimostrando che la garanzia dell’Articolo 5 è “più teorica che pratica”.
Per rispondere a questa pressione e contrastare le minacce ibride che rimangono al di sotto della soglia dell’aggressione militare diretta, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione (Soteu 2026), ha annunciato una nuova strategia europea di sicurezza. In questo contesto, von der Leyen ha proposto l’istituzione di un “Articolo 4 europeo” (o Protocollo di emergenza per la sicurezza), uno strumento concepito per affiancare l’Articolo 4 della Nato. Questo meccanismo consentirebbe l’immediata convocazione di tutti gli Stati membri dell’Ue qualora uno di essi venisse colpito da attacchi ibridi o sabotaggi, permettendo di coordinare una risposta comunitaria rapida, attenuare l’impatto degli incidenti e scoraggiare un’ulteriore escalation. Inoltre, la presidente ha proposto la creazione di un Consiglio europeo di sicurezza, esteso alla partecipazione di partner internazionali chiave come Canada, Norvegia, Regno Unito e Ucraina.
Droni, sabotaggi e l’incidente di Lipsia
Il tutto avviene con droni e incursioni già in corso sul suolo europeo, come dimostrato dal recente incidente presso l’aeroporto tedesco di Lipsia, dove un drone armato è riuscito a penetrare all’interno dello spazio aereo di uno degli scali più trafficati d’Europa. Thomas Nilsson, capo dell’intelligence militare svedese, ha definito questo fatto un vero e proprio punto di svolta, mentre la stessa Ursula von der Leyen lo ha citato come la prova diretta di un attacco condotto da agenti russi con materiale di tipo militare sul territorio europeo.
Questo episodio si inserisce in una più ampia campagna di guerra ibrida in costante aumento, caratterizzata da cyberattacchi, violazioni dello spazio aereo, incendi dolosi e sabotaggi mirati contro centri logistici, infrastrutture ferroviarie e l’industria della difesa. Come spiegato dai vertici dell’intelligence europea, gli obiettivi di Mosca sono molteplici: spaventare le popolazioni civili, dividere i membri della Nato, ridurre il supporto militare a Kiev e sovraccaricare le risorse dei servizi segreti europei, oggi costretti a indagare su qualsiasi incendio o guasto come se fosse un potenziale atto terroristico.

