Chi è Mélenchon: storia politica e personale del politico più indigesto a Macron

Inizia nel partito socialista prima di distaccarsi perché “troppo liberale” e diventare il simbolo della sinistra radicale
7 giorni fa
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Jean Luc Mélenchon dal palco
Jean Luc Mélenchon

La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon si piazza al primo posto nella coalizione “Nouveau Front Populaire”, che ha dominato le elezioni in Francia stravolgendo le aspettative della vigilia e i risultati del primo turno. Da ago della bilancia delle elezioni ad ago pungente per Macron e Le Pen, vera sconfitta di questa tornata elettorale.
Il segno identificativo di Mélenchon è la sua proverbiale posizione “anti-establishment”, un ruolo che negli ultimi era diventato appannaggio dei politici di destra (spesso estrema) e che ora viene incarnato dal leader della sinistra radicale francese. Ma allora chi è Jean-Luc Mélenchon?

Chi è Jean-Luc Mélenchon

L’attuale leader della sinistra radicale d’Oltralpe nasce il 19 agosto 1951 a Tangeri, in Marocco, quando è ancora un protettorato francese. Suo padre è un impiegato postale, sua madre un’insegnante. Jean-Luc Mélenchon non ha ancora iniziato il liceo quando i suoi genitori divorziano e lui, all’età di undici anni, si trasferisce in Francia con sua madre.

Già nei primi anni di liceo si dimostra molto interessato alla politica e dopo aver studiato Lettere e Filosofia all’Università di Franche-Comté, si immerge in quella giovanile, aderendo all’Unione Nazionale degli Studenti di Francia (Unef). La sua carriera politica inizia ufficialmente nel 1976, quando si unisce al Partito Socialista (Ps), mostrando una profonda dedizione e quell’abilità oratoria che lo contraddistingue ancora oggi.

Nel corso degli anni, Mélenchon occupa diverse posizioni all’interno del Ps e nel 1986, a 37 anni, diventa senatore per la prima volta, continuando poi a ricoprire cariche di rilievo, tra cui quella di ministro delegato all’Insegnamento dal 2000 al 2002 sotto il governo di Lionel Jospin. Tuttavia, le crescenti divergenze ideologiche con la linea centrista del partito, in particolare con i moderati François Hollande e Ségolène Royal, nel 2008 portano il radicale Mélenchon a lasciare i socialisti definendoli “troppo liberali”. È in questo momento che fonda il Parti de Gauche (Partito della Sinistra), che successivamente confluirà in La France Insoumise (La Francia Ribelle).

La carriera e l’ascesa politica

La France Insoumise, fondata nel 2016, è il partito con cui Mélenchon ha potuto esprimere appieno la sua visione politica. Il movimento si distingue per la sua forte opposizione al:

  • Neoliberalismo;
  • Austerità;
  • Globalizzazione sfrenata.

Nelle candidature per le elezioni presidenziali, il partito di Mélenchon ha ottenuto risultati sempre più rilevanti.

Nel 2012 ottiene l’11% dei voti, piazzandosi al quarto posto nella corsa all’Eliseo; nel 2017 ci riprova con il neonato movimento La France Insoumise, fondato appositamente per sostenere la sua candidatura. Anche in questa occasione raggiunge il quarto posto, ma raccoglie il 19,5% delle preferenze. Ancora cinque anni e Mélenchon sfiora uno storico ballottaggio nel 2022, ottenendo il 21,9%, poco più di un punto percentuale in meno rispetto a Marine Le Pen, che raggiunge il 23,4%. Una climax ascendente che culmina nell’inaspettato successo di ieri 7 luglio 2024.

L’obiettivo di frenare l’estrema destra è stato senz’altro raggiunto, ma lo stesso non si può dire per la governabilità del Paese, visto che nessun partito ha raggiunto la maggioranza assoluta dei seggi nell’Assemblea Nazionale, sciolta dal presidente Macron dopo la batosta ottenuta dal suo Ensemble nelle elezioni europee di giugno. I risultati definitivi assegnano 182 seggi a Nfp, 168 a Ensemble e 143 a Rassemblement National, il partito di Le Pen scivolato in terza posizione dopo il netto trionfo ottenuto nel primo turno, il 30 giugno scorso. Un ribaltamento che non si era mai verificato nella storia della Quinta Repubblica.

Le idee politiche

Le idee politiche di Mélenchon sono profondamente radicate in una visione di sinistra radicale. Il leader di Nfp promuove un’economia basata sulla giustizia sociale, la redistribuzione della ricchezza e il potenziamento dei servizi pubblici. Tra le sue proposte principali ci sono:

  • Transizione ecologica: Mélenchon è un fermo sostenitore della Green New Deal, un piano ambizioso per trasformare l’economia francese in modo sostenibile, riducendo drasticamente le emissioni di carbonio e promuovendo le energie rinnovabili. “Non possiamo continuare a distruggere il pianeta in nome del profitto a breve termine” ha spesso affermato;
  • Redistribuzione della ricchezza: il fondatore di La France Insoumise propone un aumento delle tasse sui ricchi e sulle grandi imprese, accompagnato da una riduzione delle tasse per i meno abbienti e un miglioramento del welfare state. Mélenchon propone una tassazione progressiva che raggiunge il 90% sui redditi più alti. “La ricchezza deve essere condivisa, non concentrata nelle mani di pochi” è uno dei suoi mantra;
  • Riforma del sistema politico: critica fortemente il sistema politico attuale, proponendo una sesta repubblica che preveda una maggiore partecipazione democratica e il superamento dell’attuale costituzione: “La nostra democrazia deve essere rivitalizzata; il potere deve tornare nelle mani del popolo”. Il leader di Nfp spinge per una riforma costituzionale volta a creare una “Sesta Repubblica” di tipo parlamentare.

Tra le sue diverse e convinte posizioni anti-establishment, spicca la proposta di uscire dalla Nato, molto delicata in questo contesto geopolitico.

La persona Mélenchon e il sostegno dei giovani

 Oltre alle sue idee politiche, Jean-Luc Mélenchon è conosciuto per le sue caratteristiche umane che lo rendono un leader carismatico e amato soprattutto dai giovani. La sua capacità oratoria è impressionante, capace di mobilitare le masse e infondere speranza in un futuro migliore. È anche noto per la sua franchezza e la sua disponibilità al dialogo con i cittadini, caratteristiche che lo rendono vicino alla gente comune. “Ascoltare il popolo è il primo dovere di un leader” ha dichiarato in diverse occasioni.

L’attaccamento ai suoi valori non gli preclude l’apertura verso il futuro e le nuove tecnologie, argomento per cui nutre un forte interesse, anzi tutt’altro. Nel 2017, infatti, ha rivoluzionato la campagna elettorale utilizzando ologrammi per tenere comizi simultanei in diverse città, dimostrando un’innovazione senza precedenti nel panorama politico.

Filosofo e appassionato di letteratura, Mélenchon ha scritto oltre una decina di libri, principalmente saggi filosofici che esplorano la condizione umana e la sua visione politica. Il fondatore di Lfi è molto vicino alla cultura popolare e partecipa attivamente a fiere di videogiochi e fumetti, così come a mostre d’arte contemporanea. Tutti elementi che, insieme alle sue idee politiche, lo avvicinano ai giovani under 35.

 Il rifiuto del trasformismo

Senz’altro, si tratta di una figura che non lascia neutrali: nel 2018, durante una perquisizione della polizia nella sede di La France Insoumise, Mélenchon reagì con veemenza, urlando “La République, c’est moi!” (“La Repubblica sono io!”) plasmando nel ventunesimo secolo “L’État, c’est moi!” (“Lo Stato sono io!”) di Luigi XIV. L’episodio sfociò quasi in una rissa e portò a una condanna per Mélenchon: tre mesi di detenzione, una multa di 8.000 euro e la sospensione dalla Massoneria, di cui era membro dal 1983.

Nonostante le critiche ricevute, ha sempre mantenuto una posizione coerente con i suoi valori radicale. “Rimanere fedeli ai propri ideali è l’unica via per il vero cambiamento”, dice Mélenchon, una posizione a cui gli elettori non sono più abituati “da quando – citando il capolavoro di Ivano Fossati – il trasformismo è diventata un’esigenza”.