Il 15 giugno 2026 segna una data spartiacque per gli equilibri del Medio Oriente e della sicurezza globale. Dopo mesi di un conflitto che ha visto il coinvolgimento diretto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, è stato annunciato il raggiungimento di un accordo di pace preliminare. Così, mentre Washington e Teheran celebrano la fine delle ostilità, i leader dell’Unione europea e del Regno Unito hanno inviato un messaggio univoco e fermo: la stabilità della regione dipende dal fatto che l’Iran non ottenga mai armi nucleari.
I dettagli del “Great Deal” di Trump
L’annuncio della svolta diplomatica è giunto dal primo ministro pachistano, Shehbaz Sharif, che ha agito come mediatore principale insieme al Qatar, con il contributo di Arabia Saudita e Turchia. Il Memorandum d’intesa, che verrà ufficialmente firmato in Svizzera venerdì 19 giugno, prevede la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano. I punti chiave dell’intesa includono uno sblocco dei fondi con Teheran che riceverà inizialmente 12 miliardi di dollari in asset congelati, che saliranno a 24 miliardi durante i 60 giorni di negoziazione successivi alla firma; l’accordo stabilisce la riapertura immediata e “senza pedaggio” dello Stretto di Hormuz, con la contestuale rimozione del blocco navale statunitense. Donald Trump ha già autorizzato le navi del mondo a “accendere i motori” per far ripartire il flusso di petrolio.
Sulla questione del nucleare, Trump ha dichiarato che sono in corso trattative per una sospensione dell’arricchimento dell’uranio per 20 anni, ma l’Iran non ha ancora confermato l’abbandono definitivo delle proprie ambizioni atomiche.
La reazione europea: tra sollievo e fermezza
I leader europei hanno accolto con favore il calo della tensione, ma hanno subito tracciato le proprie “linee rosse”. La presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha definito l’intesa un’occasione di pace che va colta, sottolineando però che l’Iran non può dotarsi dell’arma nucleare e che la libertà di navigazione deve essere garantita. Meloni ha inoltre manifestato la disponibilità dell’Italia a partecipare a una presenza navale internazionale per scortare la riapertura di Hormuz, previa autorizzazione del Parlamento. Sulla stessa linea si è espresso il premier britannico Keir Starmer, ribadendo che la posizione “ferma e di lunga data” del Regno Unito è che l’Iran non debba mai possedere armi atomiche.
Da Bruxelles, l’Alto Rappresentante Ue Kaja Kallas ha offerto l’expertise nucleare dell’Unione per contribuire a una risoluzione sostenibile, mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ricordato che non può esserci pace finché il Libano resta “in fiamme”, chiedendo un cessate il fuoco genuino.
L’incognita Israele e il nodo Libano
Se il fronte Washington-Teheran sembra stabilizzarsi, la posizione di Israele rimane il principale elemento di incertezza. Il governo di Benjamin Netanyahu, escluso dai negoziati mediati dal Pakistan, ha chiarito che Israele non si considera vincolato dall’accordo. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato che l’esercito israeliano (Idf) rimarrà “indefinitamente” nelle zone di sicurezza in Libano, Siria e Gaza per contrastare gli elementi jihadisti.
La tensione tra gli alleati storici è palpabile: Donald Trump si è detto “molto arrabbiato” con Netanyahu per i recenti attacchi su Beirut, avvenuti proprio mentre la diplomazia era al lavoro per chiudere l’accordo. I ministri israeliani dell’ala ultranazionalista, come Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, hanno bocciato l’intesa definendola “un male per Israele e per l’intero mondo libero”, ribadendo l’intenzione di continuare la campagna per smantellare Hezbollah.
Impatto economico globale
I mercati hanno reagito con un immediato sospiro di sollievo. Il prezzo del petrolio Brent è sceso sotto gli 84 dollari al barile, mentre le borse asiatiche, in particolare Tokyo e Seul, hanno registrato guadagni superiori al 5%. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha confermato che l’Italia è pronta a inviare tecnici per lo sminamento dello Stretto di Hormuz nell’ambito di una missione internazionale Onu o Ue, per garantire che il commercio globale torni a scorrere in sicurezza.
Il futuro dell’accordo sarà inoltre al centro del vertice del G7 a Evian-les-Bains, in Francia, che inizia oggi. Il presidente Emmanuel Macron ha annunciato che i leader delle grandi economie valuteranno le implicazioni del trattato, con un focus specifico sui programmi nucleari e missilistici iraniani e sul sostegno alla sovranità del Libano. La sfida per l’Europa sarà trasformare questo fragile memorandum in una pace duratura, evitando che le questioni irrisolte sul nucleare diventino il seme di un futuro, e ancora più devastante, conflitto.

