Miliardi, uranio e dragamine: cosa c’è dietro la riapertura dello Stretto di Hormuz

Intanto a Parigi i "Volenterosi" Francia, Italia, Germania e Regno Unito non restano a guardare
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La presidente italiana Giorgia Meloni arriva a Parigi dal premier Emmanuel Macron per discutere dello Stretto di Hormuz (Afp)
La presidente italiana Giorgia Meloni arriva a Parigi dal premier Emmanuel Macron per discutere dello Stretto di Hormuz (Afp)

Lo Stretto di Hormuz non è più un vicolo cieco, ma resta un corridoio sorvegliato a vista. Con un annuncio che ha fatto immediatamente respirare i mercati petroliferi, l’Iran ha dichiarato la piena riapertura dello stretto a tutte le navi commerciali e alle petroliere fino al 21 aprile, data di scadenza della tregua con gli Stati Uniti. Tuttavia, dietro questa apparente normalizzazione si gioca una partita a scacchi globale fatta di asset congelati, materiale nucleare e una nuova iniziativa europea che punta a riprendere il controllo della rotta più calda del pianeta.

Il prezzo della pace: 20 miliardi per l’uranio

“In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio per tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz”, determinante per il commercio del 20% del petrolio mondiale, è dichiarato completamente aperto per il restante periodo di cessate il fuoco, sulla rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran”, annuncia il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. La riapertura di Hormuz è strettamente legata a un documento di tre pagine che circola tra Washington e Teheran. Al centro del negoziato ci sono i “miliardi”: l’ipotesi più accreditata è lo sblocco di circa 20 miliardi di dollari di beni iraniani da parte degli Stati Uniti. Una cifra di compromesso tra i 6 miliardi offerti inizialmente dagli Usa e i 27 chiesti dall’Iran.

In cambio, come riferisce Axios, Teheran dovrebbe cedere il suo tesoro più pericoloso: le proprie scorte di uranio arricchito al 60%. Parliamo di 440 chili di materiale che, con ulteriori step relativamente semplici, arriverebbe alla soglia del 90% necessaria per l’impiego in ambito militare. Le scorte totali dell’Iran – non solo quindi il materiale arricchito – raggiungono complessivamente le 2 tonnellate.

Le discussioni sono ancora accese su dove debba finire questo materiale: se negli Stati Uniti, in un Paese terzo o se debba essere diluito in territorio iraniano sotto lo sguardo degli ispettori internazionali. Nonostante l’apertura delle rotte, Donald Trump è stato categorico: il blocco navale statunitense rimarrà in vigore finché ogni punto dell’accordo non sarà siglato.

La mossa di Parigi: i “dragamine” della libertà

Mentre le due superpotenze negoziano, l’Europa ha deciso di non restare a guardare. Oggi, all’Eliseo, si è tenuta una riunione d’urgenza presieduta dai presidenti di Francia e Regno Unito, rispettivamente Emmanuel Macron e Keir Starmer, con la partecipazione della premier italiana Giorgia Meloni e del cancelliere tedesco Friedrich Merz. L’obiettivo è creare una “Coalizione di volonterosi” anche per il Medio Oriente, che sia capace di garantire, una volta finita la guerra, che Hormuz non torni mai più a essere un’arma di ricatto.

Il cuore tecnico della missione europea riguarda i “dragamine”. Paesi come Belgio, Paesi Bassi e Francia sono pronti a schierare le proprie capacità di sminamento per bonificare le acque dello stretto e offrire servizi di scorta difensiva ai mercantili. L’obiettivo è restituire “piena fiducia” agli armatori mondiali, proteggendo le navi da mine subacquee e attacchi aerei.

Il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron hanno annunciato congiuntamente l’avvio dei preparativi per una missione internazionale volta a garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto auspicando che la riapertura sia “duratura e praticabile”. Macron ha spiegato che Parigi e Londra hanno “già iniziato a coordinarsi” per creare una missione “neutrale, completamente separata da qualsiasi parte belligerante”, con l’obiettivo di “sostenere e mettere in sicurezza le navi mercantili” nel Golfo, annunciando anche una riunione operativa a Londra per la prossima settimana.

Starmer ha aggiunto che i due Paesi guideranno l’iniziativa, alla quale “oltre una dozzina di Paesi” hanno già promesso di contribuire con assetti. “Sarà una missione strettamente pacifica e difensiva per rassicurare il traffico commerciale e sostenere le operazioni di sminamento – ha detto –. Riaprire lo stretto è una necessità e una responsabilità globale: dobbiamo far ripartire i flussi energetici e commerciali, ridurre i prezzi per i cittadini e ristabilire pace e stabilità”.

Verso una “Terza Via” europea

L’iniziativa di Parigi non è solo tecnica, ma profondamente politica. I leader europei stanno cercando di tracciare una “terza via” che si smarchi sia dalla prosecuzione del conflitto sia dalla politica di “massima pressione” dell’amministrazione Trump. Per dare un segnale di forte sovranità nazionale, Parigi ha persino escluso dal vertice i vertici della Commissione Ue e della Nato, puntando sulla capacità dei singoli Stati di definire collettivamente l’interesse europeo. L’Italia, attraverso il ministro Tajani, aveva già espresso la volontà di partecipare a questa missione multinazionale, premendo però per un forte coinvolgimento dell’Onu.

Meloni: “Italia pronta a schierare navi a Hormuz”

L’Italia offre “la sua disponibilità a mettere a disposizione le proprie unità navali, chiaramente sulla base di una necessaria autorizzazione parlamentare per quelle che sono le nostre regole costituzionali”, nel contesto della nascente iniziativa multinazionale per la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, ha spiegato la premier Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa al termine del vertice a Parigi a riguardo. Tale presenza internazionale nello Stretto di Hormuz “può essere avviata soltanto quando ci sarà una cessazione delle ostilità, in coordinamento con tutti gli attori regionali e internazionali e con una postura esclusivamente difensiva”, sottolinea Meloni, evidenziando come ci fosse “pieno accordo” a riguardo nel corso della riunione. Si tratterebbe di un impegno “in linea con il lavoro che abbiamo già fatto per la difesa della libertà di navigazione”, aggiunge, ricordando le operazioni europee Aspides e Atalanta. Da parte sua, l’Italia sta portando avanti “una importante azione di pianificazione a livello nazionale”.

L’obiettivo finale è ambizioso: ripristinare lo status quo precedente alla guerra, eliminando ogni forma di pedaggio imposto dall’Iran e garantendo che il passaggio del 20% del greggio mondiale non sia più soggetto a fragili tregue, ma a una sicurezza internazionale solida e condivisa.