Il Belgio cammina in bilico su una crisi di governo che rischia di scivolare in una crisi del debito pubblico, preoccupando l’intera Eurozona. “Siamo di fronte al muro delle tenebre“, ha avvertito il premier Bart De Wever il 21 ottobre, intervenendo alla Camera. Ancora una volta, il problema è la legge di bilancio, su cui è sempre più complicato trovare un accordo, come mostrano il Regno Unito e, soprattutto, la Francia. Dopo settimane di infruttuose discussioni all’interno della sua coalizione ‘Arizona’, lunedì 2 novembre il primo ministro ha presentato le dimissioni a re Filippo, che le ha respinte stamattina (6 novembre), concedendogli tempo fino al 16 novembre per trovare un accordo con la maggioranza.
Al centro dello scontro ci sono 10 miliardi di euro di correzione dei conti pubblici, da realizzare nei prossimi tre anni. La coalizione di cinque partiti non riesce a concordare come reperirli. I nazionalisti fiamminghi di De Wever e i liberali preferiscono tagliare la spesa, mentre socialisti e centristi chiedono un maggiore contributo fiscale ai patrimoni più elevati. Il premier aveva proposto anche un aumento generalizzato dell’Iva, poi ritirato per l’opposizione degli alleati.
Una coperta davvero molto corta
Il problema è che il Belgio ha sempre meno margini finanziari. Nel secondo trimestre 2026, aveva un debito pubblico di circa 719 miliardi di euro, pari al 110,2% del Pil e in aumento di 3,8 punti percentuali rispetto a un anno prima. Infatti il Paese è sotto procedura per infrazione. Secondo le previsioni della Commissione europea, inoltre, nel 2027 il debito belga raggiungerà il 112,8% del Pil con un deficit del 5,4%, ben oltre il limite europeo del 3%. E senza interventi, potrebbe arrivare al 137% del Pil nel 2036.
D’altra parte, anche decidere tagli non è semplice, e non solo per Bruxelles, considerando la scarsa crescita e le proteste di piazza di queste settimane, partite non a caso dalla Francia, che sulla legge di bilancio ha già fatto cadere due governi, con l’attuale in seria difficoltà (il 4 novembre l’Assemblea nazionale francese ha respinto in modo praticamente unanime la prima parte della legge di bilancio, relativa alle entrate fiscali).
Secondo la Commissione europea, il Belgio dovrà reperire sui mercati ogni anno, nel 2026 e nel 2027, risorse equivalenti a circa il 20% del Pil per coprire il deficit e rimborsare i titoli in scadenza.
Il pericolo è una spirale del debito. Se gli investitori perdono fiducia nella capacità del governo di risanare i conti, chiedono interessi più alti per acquistare i titoli pubblici. Questo aumenta progressivamente il costo dei nuovi finanziamenti e del rifinanziamento del debito in scadenza, aggravando il deficit e rendendo ancora più difficile stabilizzare il debito. Il rendimento dei titoli belgi decennali è già salito dal 3,48% di quattro mesi fa al 4,25% del 5 novembre. È lo stesso problema che sta attraversando la Francia, e che può coinvolgere gli altri Paesi con un alto debito, tra cui l’Italia.
Eurozona preoccupata
Ecco perché la questione riguarda l’intera Unione e l’intera Eurozona. Una crisi di fiducia nel debito belga, e ancora di più in quello francese, può spingere gli investitori a vendere anche le obbligazioni di altri Paesi considerati vulnerabili, aumentando i costi di finanziamento e mettendo sotto pressione le banche esposte ai titoli sovrani. Non è automatico che si inneschi una crisi dell’euro, ma certo non sarebbe una situazione di comfort per nessuno.
In Francia, dove debito elevato, difficoltà di risanamento e frammentazione politica si stanno alimentando reciprocamente, costringendo Parigi ad affrontare rendimenti crescenti e un deficit superiore al 5% del Pil. Il Belgio rischia di seguire una traiettoria simile. Lo stesso De Wever ha ripetutamente parlato della possibilità di una nuova crisi dell’euro.
La mossa di De Wever
Ma intanto, secondo un’analisi di Ing, la presentazione delle dimissioni da parte del premier potrebbe essere in realtà un modo per ‘svegliare’ i propri alleati, facendogli vedere molto da vicino la possibilità di nuove elezioni nelle quali, stando ai sondaggi, l’attuale maggioranza perderebbe a favore dei partiti estremisti. La minaccia di far cadere il governo potrebbe dunque essere stata soprattutto uno strumento per ottenere le concessioni finora negate. Ma è un’opzione ancora sul campo, con tutta l’incertezza che porta con sé e con la conseguente reazione dei mercati.

