Droni a Lipsia, identificati due sospetti legati alla Russia: uno aveva un visto italiano

Si tratta di un uomo di origine russa con passaporto lettone e russo e di un bielorusso con passaporto russo. Torna alla ribalta la questione dei visti. Kallas rilancia la stretta. Tajani: “Verificheremo"
4 ore fa
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Polizia a Lipsia
Polizia a Lipsia (Immagine di repertorio - Ipa)

Sono stati individuati dei sospetti per l’incursione con droni carichi di esplosivo nell’area dell’aeroporto di Lipsia-Halle dello scorso 4 agosto, e la pista porta verso Mosca. Le indagini confermerebbero dunque quanto affermato ieri dal governo tedesco, che ha formalmente accusato la Federazione del tentato attacco e ha annunciato sanzioni. Imbarazzo per Roma: uno dei due, affermano le autorità tedesche, è entrato in Schengen con un visto italiano, anche se l’Adnkronos ha appreso da fonti qualificate che l’uomo non è transitato per il nostro Paese.

Chi sono i due sospetti

Come riportano il quotidiano Süddeutsche Zeitung e le emittenti Ndr e Wdr, si tratta di un uomo di origine russa con passaporto lettone e russo, già noto alla giustizia nei Paesi baltici, e di un bielorusso con passaporto russo, che sarebbe legato ai Servizi segreti di Mosca. Gli investigatori dell’Ufficio federale di polizia criminale li hanno individuati grazie alle tracce di Dna e alle celle telefoniche agganciate dai telefoni.

Secondo le ricostruzioni, il primo avrebbe agito come supporto logistico e istruttore e sarebbe entrato in Germania attraverso l’aeroporto di Berlino-Brandeburgo per poi raggiungere la Sassonia con un’auto a noleggio. Due giorni prima dei fatti di Lipsia avrebbe lasciato il Paese in aereo.

Il secondo sospetto invece, come anticipato, è entrato nello spazio Schengen con un visto turistico italiano rilasciato a fine aprile da una rappresentanza diplomatica italiana a Minsk.

“Tajani: Verificheremo”

La cosa mette Roma in una posizione scomoda, vista la sua contrarietà all’ipotesi di un divieto generalizzato sui visti, un tema di cui si è molto dibattuto nel blocco negli ultimi mesi e che ora torna gioco forza alla ribalta.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ieri, a margine della riunione con i suoi omologhi del blocco, ha commentato: “Controlleremo. C’è un processo per la concessione dei visti, perché devono esserci determinati requisiti. Se le persone li hanno, e non c’è nessun ‘alert’ sulle singole persone, viene concesso il visto”. “Se è così, cercheremo di capire perché è stato concesso quel visto“, ha assicurato.

L’Alta rappresentante per la Politica estera Ue Kaja Kallas, a margine della stessa riunione, è stata chiara: “Molti Stati membri lo hanno già segnalato in passato. In effetti, questo tipo di visti turistici viene utilizzato per compiere atti di sabotaggio”. L’ex premier estone ha detto di sperare che questo caso “convinca anche alcuni Stati membri che finora si sono opposti a ulteriori restrizioni sui visti che, in realtà, è in gioco anche la nostra sicurezza, oltre a quella dell’Ucraina.”

Kallas ha anche parlato di “ampio sostegno” a due misure: un divieto europeo d’ingresso per combattenti ed ex combattenti russi e restrizioni più severe per i turisti russi.

La questione dei visti russi

La “questione dei visti russi” comunque non nasce oggi. Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Ue ha reso molto più difficile per i cittadini della Federazione ottenere un visto: il 9 settembre 2022 il Consiglio ha sospeso completamente l’accordo di facilitazione in essere con Mosca dal 2007. Da allora si applicano le regole ordinarie del codice visti, con procedure più lunghe, maggiori controlli, più documentazione e condizioni più restrittive per i visti multipli.

Il problema è che non esiste ancora un divieto generale europeo per i cittadini russi di entrare nell’area Schengen per turismo. La concessione dei visti resta in larga parte gestita dagli Stati membri e le posizioni al riguardo, nemmeno a dirlo, sono molto diverse.

Da una parte Estonia, Svezia e altri Paesi dell’Est e del Nord sostengono che, mentre continua la guerra in Ucraina e aumentano le operazioni ibride attribuite a Mosca, vadano bloccati gli ingressi di combattenti ed ex combattenti russi e che il turismo russo nell’Ue rappresenti sia un problema politico sia un rischio di sicurezza.

Dall’altra, alcuni Stati ritengono eccessivo colpire indistintamente i cittadini russi, difendono la valutazione individuale delle richieste di visto, e hanno anche interessi economici legati ai flussi turistici. Proposte più restrittive erano già state discusse nei mesi scorsi, ma erano state attenuate anche per le resistenze di Francia, Italia e Grecia.

Secondo dati riservati circolati tra i governi Ue e visionati da Euractiv, nel 2025 sono stati concessi ai cittadini russi oltre 477 mila visti turistici, circa il 77% di tutti i visti rilasciati a russi. Francia, Italia e Spagna avrebbero inoltre concentrato quasi tre quarti delle domande.

Tusk: Mosca dietro incendio fabbrica droni

Intanto la Polonia ha tirato in ballo Mosca per un l’incendio scoppiato lunedì mattina in una fabbrica della WB Electronics, una delle più grandi aziende del Paese nel settore della difesa. L’impianto produce droni da ricognizione e munizioni a guida autonoma utilizzati dall’Ucraina contro la Russia. I procuratori polacchi hanno definito l’incidente un “crimine terroristico” commesso da “servizi segreti stranieri”.

Il premier Donald Tusk ha descritto l’episodio come “doloso” e ha affermato che “probabilmente” dietro c’è la Federazione. “Si tratta di una continuazione delle azioni di escalation della Russia in tutta la regione“, ha precisato aggiungendo che “purtroppo non sono i primi casi e, quel che è peggio, certamente non saranno gli ultimi”. La scorsa domenica un altro incendio è divampato in uno stabilimento della JFG Composites a Lublino che produce componenti in materiale composito per l’industria aerospaziale.

La reazione di Mosca

Il Cremlino da parte sua, oltre a negare ogni addebito, ha annunciato la chiusura delle sedi del Goethe-Institut a Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg e ulteriori misure, tra cui la possibile chiusura del consolato generale tedesco a San Pietroburgo. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, intervenendo al Forum economico orientale di Vladivostok, ha affermato: “L’Europa ha deciso che la nostra cooperazione degli anni passati era così vitale per la Russia che dovremmo correre dietro di loro, implorandoli: ‘Dai, va bene, perdonateci, dimenticate quello che è successo, torniamo indietro, revocate le sanzioni'”. Ma, ha proseguito, “questo non accadrà. (…) La Russia ha abbastanza amici e partner pronti a cooperare in buona fede, mentre l’Europa semplicemente non può farlo”.