Ue, Draghi o Merkel per parlare con Putin: l’inviato congiunto e l’apertura di Mosca

I governi Ue valutano la nomina di un inviato congiunto per aprire un canale con Mosca: Draghi è il candidato più forte
2 ore fa
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Draghi Merkel inviato congiunto Ue Putin
L'ex presidente della Bce, Mario Draghi, e l'ex cancelliera tedesca, Angela Merkel (Ipa/Ftg)

Mario Draghi e Angela Merkel sono i principali candidati dell’Ue per aprire un canale diplomatico con Vladimir Putin. Come rivelato dal Financial Times, i governi europei stanno discutendo apertamente la possibilità di nominare un inviato congiunto del blocco per aprire canali formali con Mosca, chiusi dal febbraio 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina.
I ministri degli Esteri ne discuteranno in una riunione a Cipro la prossima settimana, dopo che sia Washington che Kiev hanno espresso sostegno all’idea di un coinvolgimento europeo nei colloqui con il leader russo.

Dopo aver fallito la promessa di far cessare il conflitto “in 100 giorni”, l’amministrazione Trump, impegnata sul fronte mediorientale, ha fatto sapere di non opporsi a contatti paralleli tra Europa e Russia rispetto ai negoziati guidati dagli Stati Uniti. Una fonte informata sui colloqui, riportata dal Ft, ha rivelato che a Washington sanno che il lavoro dell’amministrazione Usa per far finire la guerra “non sta funzionando”. I primi sentori si sono avuti già l’anno scorso quando, dopo le apparenti aperture ai piani americani, Mosca aveva ripreso a bombardare l’Ucraina con ancora più forza, arrivando persino a irridere il presidente americano a mezzo stampa.

Perché l’Europa vuole un posto al tavolo

Bruxelles ha interrotto i canali formali con Mosca all’indomani del 24 febbraio 2022. Da allora, il dialogo si è ridotto a sporadici contatti bilaterali da parte di singoli leader europei, senza coordinamento né mandato collettivo. Anzi, in aperto contrasto con la linea europea nel caso della deliberata “missione di pace” di Orbán al Cremlino.

Cosa è cambiato da allora? Tanto, a partire dal contesto geopolitico ed energetico.

Oggi l’Ue teme di pagare un prezzo alto per questa assenza: i negoziati guidati da Washington arrancano, le richieste territoriali russe restano intransigenti, Kiev le respinge, e l’Europa rischia di trovarsi davanti a un accordo concluso senza di essa, a condizioni che non ha contribuito a definire.

La nuova linea del blocco è sintetizzata efficacemente dalle parole del presidente del Consiglio europeo António Costa, il quale ha detto pubblicamente che l’Ue si sta preparando a colloqui “potenziali” con il presidente russo Vladimir Putin. Le discussioni tra gli Stati membri continunano su vari livelli, con l’ipotesi di una discussione formale al vertice di giugno.

Gli altri candidati oltre Draghi e Merkel

Oltre a Draghi e Merkel, sul tavolo ci sono anche il presidente finlandese Alexander Stubb e il suo predecessore Sauli Niinistö. Ogni nome porta con sé vantaggi e complicazioni.

Mario Draghi è considerato la figura più credibile: profilo tecnocratico, rispettato trasversalmente in tutta l’Ue e senza nessun trascorso bilaterale con Mosca. Lo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto di volere “qualcuno come Draghi” o un “leader forte, in carica”, quasi escludendo il nome di Angela Merkel che, a differenza dell’ex premier italiano, è stata una figura di spicco per il Cremlino nei suoi quasi 16 anni a Bundeskanzleramt. Senza dubbio, la più importante per i rapporti con Mosca.

Lunedì, parlando a una conferenza, l’ex cancelliera tedesca ha detto di rammaricarsi che l’Europa non sia stata inclusa nei negoziati, ma ha aggiunto che Putin “prenderebbe sul serio solo leader in carica”, di fatto escludendo sé stessa. Il cancelliere Friedrich Merz ha detto che i partner Ue stanno “discutendo approfonditamente la questione”, senza sbilanciarsi sui nomi mentre alcuni colleghi della Cdu hanno attaccato Merkel per aver intensificato la dipendenza energetica tedesca dalla Russia durante i suoi anni al governo. Un deputato del partito ha definito persino “priva di senso” la sua eventuale nomina come negoziatrice.

Su Niinistö, un alto funzionario europeo ha osservato che, pur essendo “uno dei pochi europei ad avere un rapporto di lavoro con Putin”, la Finlandia ha abbandonato la neutralità aderendo alla Nato, e “i russi sono molto irritati con Helsinki in questo momento”. La dimostrazione è nei fatti più che nelle parole: dopo l’ingresso del Paese nell’Alleanza, Mosca ha aumentato esponenzialmente la sua presenza militare al confine finlandese, aumentando la tensione nell’area e tra i due Stati.

Per questo, lo stesso funzionario ha suggerito un profilo diverso: “Qualcuno di un Paese come i Paesi Bassi o il Portogallo, che non abbia il bagaglio che hanno i Paesi dell’Est”.

Cosa vuole Kiev

In questo contesto cosa chiede l’Ucraina? Il presidente Zelensky è stato chiaro a riguardo: vuole un’Europa con “una voce forte e una presenza” nei negoziati, e sta discutendo la questione con i leader di Francia, Germania e Regno Unito. Kiev punta a un cessate il fuoco immediato che congeli le attuali linee del fronte. I precedenti, tuttavia, non sono incoraggianti: a febbraio, un approccio diretto di funzionari francesi a Mosca si è concluso con un netto rifiuto russo.

Mosca: “Putin a portata di telefono per i Paesi europei”

Il leader del Cremlino ha detto di essere disponibile a parlare con un rappresentante europeo, a patto che l’inviato non abbia “detto ogni sorta di cose sgradevoli” sulla Russia. Il suo candidato preferito è Gerhard Schröder, ex cancelliere tedesco e suo vecchio amico, un nome che europei e Kiev hanno già respinto senza esitazione.

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha elogiato gli sforzi europei per riaprire i canali: “Speriamo che prevalga un approccio pratico. Putin è a portata di telefono per i Paesi europei”.

Il 12 maggio, però, il Cremlino ha irrigidito la sua posizione: dopo aver dichiarato che “la fine [della guerra] è vicina”, Peskov ha escluso l’Europa dal ruolo di mediatore, accusandola nuovamente di “puntare a prolungare il più possibile il conflitto”.

Secondo fonti vicine ai colloqui riservati a Mosca, la Russia preferirebbe trattare con una singola grande potenza europea piuttosto che con il blocco nel suo complesso, perché una posizione comune dell’Ue “sarebbe debole, costretta ad assecondare i Paesi marginali per mantenere l’unità”.

Le recenti dichiarazioni di Putin sulla guerra

I nomi di Mario Draghi e Angela Merkel, la cui candidatura resta più complicata, prendono quota in un momento cruciale del conflitto.

Il 9 maggio, in occasione della parata per il Giorno della Vittoria, ridimensionata per i timori di un golpe, Putin ha dichiarato che “il conflitto ucraino sta volgendo al termine“. Il presidente russo ha aperto alla possibilità di incontrare Zelensky di persona, ma solo “una volta che sarà stato siglato un accordo”.

Sul fronte della tregua, Mosca aveva dichiarato un cessate il fuoco unilaterale per l’8 e il 9 maggio; Kiev aveva proposto una sospensione delle ostilità a partire dalla mezzanotte tra il 5 e il 6 maggio. Entrambe le iniziative sono state segnate da reciproche accuse di violazioni.

Le divisioni che l’Europa non può nascondere

Non tutti i governi europei sostengono i nomi di Draghi e Merkel. Alcuni temono che il dibattito pubblico sui candidati stia già erodendo la credibilità dell’Ue, rendendo visibili le fratture interne prima ancora che i colloqui inizino.

Durante la riunione di Cipro, i leader discuteranno anche le condizioni europee per un accordo post-conflitto: le linee rosse sul territorio, i prerequisiti per riaprire il dialogo con il Cremlino, e che cosa l’Ue chiederebbe in una relazione a lungo termine con la Russia. Domande a cui, per ora, il blocco non ha ancora una risposta comune.

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