Tutto secondo i calcoli, ma non quelli di Elon Musk. Un tribunale di Oakland, in California, ha respinto la causa del magnate contro OpenAi, società di cui è stato co-fondatore.
Secondo l’uomo più ricco del mondo, Sam Altman e soci avrebbero tradito la promessa iniziale di gestire la società come un ente no-profit, dopo aver incassato gli investimenti del magnate americano, pari a 38 milioni di dollari. È questa l’accusa principale con cui l’ex capo del Doge ha portato in tribunale la società madre di ChatGpt, chiedendo 134 miliardi di dollari di risarcimento a OpenAi e Microsoft, il suo principale investitore.
Perché Elon Musk ha perso
La giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha accolto la decisione unanime dei nove giurati, che hanno respinto la richiesta di Elon Musk senza neppure entrare nel merito, ma per scadenza dei termini di prescrizione triennale.
Secondo il calcolo di OpenAi accolto dal tribunale, infatti, Musk avrebbe dovuto depositare la richiesta entro il 5 agosto 2024, ovvero tre anni dopo la scoperta dei fatti da parte del magnate, che invece ha avviato la causa più tardi, seppure nello stesso mese di agosto 2024.
Sul punto, giova sottolineare che nel diritto statunitense esistono regole di “discovery” che fanno partire il termine da quando il danno o i fatti rilevanti sono stati, o avrebbero dovuto essere, conosciuti. In questo caso, la giuria ha ritenuto che Musk li conoscesse con certezza il 5 agosto 2021.
Un suo avvocato ha già detto che il prorietario di Tesla vuole fare ricorso. Intanto, restano sul tavolo altri capi d’accusa contro OpenAi.
Le testimonianze durante il processo
Durante il processo, Sam Altman ha detto che non aveva mai promesso di mantenere OpenAi come organizzazione no-profit per sempre. Il Ceo del colosso californiano ha respinto l’accusa di Musk secondo cui la società, cofondata dai due nel dicembre 2015, avrebbe indebitamente sottratto fondi a “un ente di beneficenza”. Secondo Altman, inoltre, l’apertura ai mercati e al profitto non impedisce di considerare OpenAi “la più grande, o comunque una delle più grandi, organizzazioni benefiche al mondo”.
Nelle scorse settimane hanno testimoniato, tra gli altri, anche il presidente di OpenAi, Greg Brockman, e l’amministratore delegato di Microsoft, Satya Nadella. Come riporta Bbc, quest’ultimo ha dichiarato di aver svolto la due diligence prima di investire e che diversi testimoni hanno detto di non aver visto una promessa di no-profit permanente da parte di Musk.
Secondo la difesa di OpenAi, infatti, Elon Musk era già consapevole che la ricerca sull’intelligenza artificiale difficilmente sarebbe rimasta aperta, come previsto in origine.
A sostegno di questa tesi, i legali della società hanno depositato in tribunale uno scambio di e-mail del gennaio 2016, in cui Ilya Sutskever, allora responsabile della ricerca di OpenAi, scriveva al magnate: “Man mano che ci avviciniamo alla costruzione di un’intelligenza artificiale avanzata, avrà senso essere meno aperti. L’‘open’ di OpenAi significa che tutti dovrebbero beneficiare dei risultati dell’Ai una volta sviluppata, ma è del tutto accettabile non condividere la ricerca…”. Musk rispondeva con un sintetico: “D’accordo”, senza contestare il cambio di direzione.
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Nessuna pronuncia sulla violazione delle regole antitrust
Se la questione principale è chiusa (in primo grado), secondo il New York Times c’è ancora una questione irrisolta. Musk, infatti, avrebbe agito anche contro due membri del consiglio di amministrazione di Microsoft rei, secondo l’accusa, di aver violato le leggi antitrust sedendo anche nel consiglio di amministrazione di OpenAi.
Il proprietario di xAi, l’azienda fondata da Musk dopo la rottura con i vecchi soci, ha anche accusato OpenAi di aver fatto ricorso a pratiche anticoncorrenziali per arricchirsi. Su questi capi d’accusa, il tribunale deve ancora esprimersi.

