Solovyov-Meloni, un caso tra Roma e Mosca

Dagli insulti di Vladimir Solovyov contro Giorgia Meloni alla convocazione dell’ambasciatore russo: il caso approda sul piano diplomatico mentre Roma conferma il sostegno a Kiev e apre alla cooperazione sui droni
7 ore fa
3 minuti di lettura
Solovyov Meloni
Vladimir Solovyov vs Giorgia Meloni (Ipa/Fotogramma)

“Vergogna della razza umana”, “idiota patentata”, “bestia”. Il bersaglio è Giorgia Meloni. A colpirla, in italiano e in diretta televisiva, è Vladimir Solovyov, volto di primo piano della tv russa. Poi l’attacco prosegue in russo, con l’accusa alla presidente del Consiglio di avere tradito i suoi elettori e Donald Trump. Nel giro di poche ore il caso esce dallo studio televisivo e approda sul piano istituzionale, con la protesta italiana e il messaggio di solidarietà fatto pervenire dal Quirinale.

Le parole del conduttore arrivano mentre Roma conferma la propria linea sulla guerra in Ucraina. Pochi giorni prima, a Palazzo Chigi, Meloni aveva incontrato Volodymyr Zelensky, confermando il sostegno italiano a Kiev e indicando nei droni uno dei terreni su cui sviluppare una produzione congiunta. Lo stesso presidente ucraino aveva richiamato una cooperazione fondata sull’integrazione tra capacità industriali dei partner europei ed esperienza militare maturata sul campo. L’attacco cade qui, nel momento in cui l’Italia conferma la propria esposizione sul dossier ucraino.

Meloni nel mirino di Mosca

La convocazione dell’ambasciatore russo segna il passaggio dell’episodio dal piano mediatico a quello diplomatico. Antonio Tajani convoca l’ambasciatore russo Alexey Paramonov alla Farnesina per protestare contro dichiarazioni definite “gravissime e offensive”; il Quirinale fa sapere che Sergio Mattarella ha espresso “indignazione” per le parole rivolte alla presidente del Consiglio. Da quel momento, il caso entra formalmente nelle relazioni tra Italia e Russia.

Solovyov entra nella vicenda con un profilo già definito. È uno dei volti più esposti del sistema mediatico russo, premiato dal Cremlino con una decorazione di Stato conferita lo scorso dicembre; nei testi dell’Unione europea rientra tra i soggetti colpiti dalle misure restrittive legate alla guerra in Ucraina. In un atto del Consiglio del 2022 pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue, viene indicato come noto “per il suo atteggiamento estremamente ostile nei confronti dell’Ucraina e per l’elogio del governo russo” e quindi come soggetto che sostiene azioni lesive della sovranità e dell’indipendenza ucraine.

La linea difensiva adottata da Mosca dopo la convocazione alla Farnesina prova a circoscrivere l’episodio. Paramonov sostiene che le parole del conduttore non possano essere considerate espressione ufficiale dello Stato russo e che si tratti di valutazioni personali. La posizione dell’ambasciatore si affianca ai dati formali relativi al profilo pubblico di Solovyov e al suo inquadramento nei documenti europei.

Nella sequenza ha un peso anche la lingua usata. La parte più dura dell’invettiva è pronunciata in italiano, con un effetto immediato sul rilancio del contenuto nello spazio mediatico nazionale. Il passaggio televisivo viene ripreso dai media italiani, entra nel circuito politico e produce in poche ore una reazione istituzionale. Nei materiali del Servizio europeo per l’azione esterna, la Foreign Information Manipulation and Interference viene descritta come un’attività volta a incidere sullo spazio informativo di altri paesi.

Le reazioni italiane si estendono oltre la maggioranza. Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, parla di accuse sessiste e di un’offesa rivolta all’intero Paese; Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, definisce gli insulti “inqualificabili”; Barbara Floridia, presidente della Commissione di Vigilanza Rai, osserva che l’insulto personale non può essere considerato uno strumento di critica politica.

La vicenda si inserisce inoltre in una fase in cui l’Unione europea ha rafforzato l’attenzione sulle attività di interferenza informativa riconducibili alla Russia. Il Consiglio dell’Ue ha adottato nuove misure restrittive nei confronti di individui coinvolti in operazioni di manipolazione informativa, indicando esplicitamente queste attività come parte delle minacce ibride rivolte agli Stati membri e ai partner europei. Nella nota del Consiglio, la manipolazione informativa rientra tra le attività ibride attribuite alla Russia.

Il nodo ucraino e il ruolo italiano

L’attacco contro Meloni si colloca in un momento in cui il dossier ucraino torna a esercitare una pressione diretta sulle scelte dei governi europei. L’incontro del 15 aprile tra la presidente del Consiglio e Zelensky ha segnato un passaggio operativo: oltre alla conferma del sostegno politico, è emersa la volontà di rafforzare la cooperazione nel settore della difesa. La presidente del Consiglio ha dichiarato che l’Italia è “molto interessata a sviluppare una produzione congiunta soprattutto sulla materia dei droni”; il presidente ucraino richiama un modello di cooperazione fondato sull’integrazione tra capacità industriali dei partner ed esperienza militare maturata sul campo.

Il riferimento ai droni inserisce il rapporto tra Roma e Kiev in un ambito che riguarda produzione, tecnologia e cooperazione industriale. Zelensky collega questo schema anche a difesa aerea, missili, guerra elettronica e scambio dati. Il terreno non è solo quello del sostegno politico o delle forniture già deliberate.

L’Italia ha già partecipato al sostegno militare all’Ucraina, anche con il sistema italo-francese SAMP/T. Resta aperto il tema di un coinvolgimento ulteriore nei meccanismi di finanziamento delle forniture, tra cui il programma PURL, che consente all’Ucraina di ricevere equipaggiamenti statunitensi finanziati da paesi europei. Il dossier si affianca ai temi della difesa aerea e della cooperazione sui droni.

In parallelo, si inseriscono le tensioni con Washington. Le critiche rivolte da Donald Trump a Meloni sulla mancata partecipazione italiana alla guerra in Iran hanno introdotto un elemento ulteriore di pressione. Il rapporto tra Italia e Stati Uniti resta un asse centrale della politica estera, ma in questa fase si intreccia con la necessità di mantenere una posizione europea coerente sul conflitto ucraino.