L’Ue estende il mandato delle missioni navali (ma non verso Hormuz)

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Emilio Bianchi F 599
Fregata ITS Emilio Bianchi (Marina Militare)

Con la guerra tra Israele-Usa e Iran entrata nel suo secondo mese, l’espansione del conflitto a livello regionale e gli scossoni economici provocati dalla chiusura iraniana dello Stretto di Hormuz che riverberano all’interno delle economie europee, l’Ue ha rivisto i mandati delle sue missioni navali nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano. Tuttavia, la mossa non porterà al coinvolgimento delle forze Ue nel teatro iraniano: la modifica dei mandati è pensata per potenziare la capacità di monitoraggio e cooperazione con partner locali, ma evita accuratamente di estendere il loro raggio d’azione allo Stretto di Hormuz.

Quali sono le missioni europee nell’area?

Attualmente sono due, entrambe sotto il comando dell’Italia: l’operazione Aspides, attiva principalmente nel Mar Rosso dal 2024 e dedita al proteggere le navi commerciali dai ripetuti attacchi degli Houthi, ribelli yemeniti finanziati dall’Iran, e l’operazione Atalanta, che opera dal 2008 nella zona del Corno d’Africa con obiettivi di protezione delle navi vulnerabili, contrasto alla pirateria e pattugliamento.

Tipicamente ci sono quattro navi a sostegno dell’operazione Aspides, che coinvolge otto Paesi membri. Al momento tra le navi schierate spicca la fregata italiana ITS Luigi Rizzo nel ruolo di ammiraglia, accompagnata da una fregata greca e due francesi, anche se Parigi ha recentemente annunciato lo schieramento di ulteriori navi nel quadro di Aspides.

L’operazione Atalanta mantiene generalmente 1-3 unità di superficie più un aereo da pattugliamento marittimo. L’ammiraglia è la fregata italiana ITS Emilio Bianchi, con unità spagnole e greche in ruoli di supporto. Spagna e Italia hanno storicamente ricoperto il ruolo di nazioni di bandiera per Atalanta, ma anche la Francia ha dato contributi significativi.

Cosa cambia con la modifica dei mandati?

L’aggiornamento deciso dal Consiglio dell’Unione europea (composto dai ministri competenti) modifica il mandato della missione Aspides affinché possa raccogliere e condividere informazioni su attività sospette relative alle infrastrutture sottomarine critiche. L’operazione contribuirà anche all’addestramento delle forze marittime del Gibuti, coopererà con la Guardia Costiera yemenita e rafforzerà i legami con altre iniziative Ue come CRIMARIO (incentrato sulle rotte critiche), “entro i limiti dei suoi mezzi e capacità”, come spiega un comunicato ufficiale, che ribadisce l’impegno dell’Ue nella salvaguardia della libertà di navigazione e ai flussi commerciali globali.

Le modifiche al mandato di Atalanta, invece, sono state decise a seguito di una valutazione strategica del 2005. Il mandato aggiornato sospende il monitoraggio del commercio illecito di carbone, mantenendo però altri compiti secondari, tra cui controllo del traffico di armi e stupefacenti e della pesca illegale. Anche in questo caso si aggiunge un nuovo compito di raccolta e condivisione di informazioni su attività sospette relative alle infrastrutture subacquee critiche, sempre “nei limiti dei mezzi e delle capacità disponibili”, e si rafforzano i legami con altre iniziative dell’Ue.

Non è la rotta di Trump

Nei giorni successivi allo scoppio del conflitto una serie di Paesi Ue hanno preso seriamente in considerazione la possibilità di rafforzare la missione navale Aspides per tamponare gli effetti della crisi. L’idea era quella di utilizzare gli strumenti già a disposizione in maniera efficiente, passando da un relativo adattamento del mandato. In controluce anche la richiesta-minaccia del presidente Usa Donald Trump, mai pervenuta attraverso i canali ufficiali Nato, affinché gli alleati contribuissero alla riapertura dello Stretto di Hormuz.

Sul versante europeo, le conclusioni del Consiglio di marzo hanno certificato che l’Ue non intende muoversi (perlomeno nella sua interezza) a livello di assistenza militare nell’area del Golfo Persico. Sei Paesi, tra cui l’Italia e nazioni extra-Ue, hanno presentato nel corso dei lavori a Bruxelles una “lettera d’intenti” su un piano per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma solo al termine del conflitto e solo nel quadro di un’operazione delle Nazioni Unite. Tuttavia, i mandati aggiornati confermano la risolutezza dell’Ue riguardo all’evitare il coinvolgimento diretto nel teatro di guerra.