Mentre i missili russi tornavano a colpire Odesa, sventrando un condominio e uccidendo tre civili, nel cuore di una Kiev blindata si celebrava molto più di una cerimonia diplomatica. Per la sua undicesima visita dall’inizio dell’invasione, la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen non ha portato solo parole di conforto, ma le chiavi di una nuova architettura della difesa continentale. Tra il simbolismo dell’Ordine d’Europa e il pragmatismo del “Drone Deal”, il messaggio è chiaro: l’Ucraina non è più solo un Paese da assistere, ma il pilastro su cui l’Unione europea intende costruire la propria sicurezza futura.
L’onore e la “Nezlamnist”: uno spirito comune
Davanti alla statua della Principessa Olga in Piazza San Michele, il presidente Zelenskyy ha conferito a von der Leyen il primo Ordine d’Europa mai assegnato. La presidente ha risposto evocando una parola ucraina che sta diventando un concetto politico europeo: “Nezlamnist”, lo spirito incrollabile e indistruttibile. Citando la statua del filosofo Skovoroda, rimasta intatta tra le macerie di un museo distrutto, von der Leyen ha ribadito che la libertà di pensiero e l’identità di una nazione sono invincibili. “L’Ucraina è Europa e l’Europa è l’Ucraina”, ha dichiarato, trasformando un’aspirazione in un destino comune sancito dai fatti.

Il “Drone Deal” (e il ruolo dell’Italia)
Il cuore operativo della visita è il lancio della Partnership Industriale della Difesa Ue-Ucraina, un accordo che segna il passaggio dell’Ucraina da acquirente a “fornitore netto di sicurezza per l’Europa”. Per l’Italia, questo patto ha una rilevanza strategica immediata: tra i 19 membri fondatori del Drone Deal figura infatti Fincantieri, eccellenza nazionale che lavorerà fianco a fianco con realtà ucraine e altri colossi europei come Indra Group e Quantum Systems. Il piano è ambizioso:
- Investimenti immediati: la Commissione ha già erogato un ulteriore miliardo di euro specificamente dedicato ai droni, parte del maxi-prestito “Ukraine Support Loan” da 90 miliardi.
- Produzione congiunta: l’obiettivo è scalare la produzione di sistemi drone e anti-drone “battle-proven” (collaudati sul campo), unendo l’ingegno di Kiev alla scala industriale europea.
- Oltre i droni: entro il 2028, la cooperazione si estenderà alla produzione congiunta di missili anti-ballistici, per colmare le gravi lacune nella difesa aerea del continente.
Honoured to receive the Order of Europe.
Ukraine's spirit is unique.
And best described by the word 'Nezlamnist'.
Unbreakable & indestructible.
Stoic & unshakeable.
It's the founding spirit of Europe.
Because Ukraine is Europe. https://t.co/6XKzkPFqiH
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) July 15, 2026
Terremoto politico a Kiev: il caso Fedorov
Ma dietro la facciata di unità, la politica ucraina vive ore di tensione. Mentre von der Leyen annunciava i nuovi accordi, a Kiev crescevano le speculazioni sulla possibile rimozione del ministro della Difesa, Mikhailo Fedorov. Fedorov, tecnocrate trentacinquenne e secondo leader più amato dagli ucraini dopo Zelenskyy (con il 50% di fiducia), sarebbe ai ferri corti con il capo delle forze armate Syrsky e con il complesso militare-industriale tradizionale. Zelenskyy ha glissato sulle domande relative al rimpasto, chiedendo un apparato militare “unito e sulla stessa lunghezza d’onda”, ma l’annuncio del nuovo governo è atteso a ore.
Un nuovo fronte diplomatico: il segnale di Vučić
La presenza a Kiev di leader come Nicusor Dan (Romania), Maia Sandu (Moldavia) e Janez Jansa (Slovenia) per il vertice Ucraina-Sud-Est Europa ha confermato il nuovo baricentro diplomatico della regione. Particolare scalpore ha destato la presenza del presidente serbo Aleksandar Vučić, letta come un coraggioso segnale di distanziamento dai vecchi legami con Mosca a favore dell’onore europeo.
L’integrazione è già una realtà burocratica: l’Ucraina è stata pienamente associata al Fondo Europeo per la Difesa, permettendo alle sue aziende di partecipare a progetti di ricerca e sviluppo da 7,3 miliardi di euro. Con i primi cluster negoziali per l’adesione già aperti (democrazia e politica estera), l’immagine delle bandiere Ue e ucraine che sventolano insieme a Kiev non è più una promessa, ma il simbolo di una difesa e di un mercato ormai inestricabilmente legati.

