“Diventare un rifugio per il terrorismo significa diventare, agli occhi degli Stati Uniti, un paria globale. L’alternativa per chi si lega a Teheran è la preclusione di qualsiasi percorso verso una prosperità duratura”. L’avvertimento arriva dal segretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, che ha parlato al Financial Times delle nuove sanzioni economiche che, nelle intenzioni americane, dovrebbero riuscire a piegare l’Iran laddove le armi non ci sono riuscite, e che si prevede vengano presentate oggi pomeriggio (ora italiana).
“Stiamo entrando nella fase finale. All’alba avrà inizio un ‘D-Day’ economico: la più grande offensiva finanziaria mai sferrata contro un avversario”, ha rincarato Bessent facendo eco al presidente Donald Trump, che la scorsa settimana ha parlato di una guerra economica “su una scala mai vista prima”.
“Lasciare Teheran completamente isolata”
“Il mondo deve comprendere che il nostro obiettivo è recidere ogni ancora di linfa economica che sostiene il regime tirannico, fino a lasciare Teheran completamente isolata“, ha aggiunto Bessent.
“Coloro che interromperanno i restanti legami finanziari e commerciali con l’Iran ne trarranno beneficio, rafforzando al tempo stesso le proprie relazioni economiche: miglioreranno il loro accesso ai capitali globali, aumenteranno la fiducia nei propri mercati e conquisteranno la posizione che ambiscono a occupare nell’economia mondiale”, spiega il segretario al Tesoro.
La situazione tra Stati Uniti e Iran è in stallo dopo il fallimento della tregua faticosamente raggiunta a metà giugno, peraltro formalmente scaduta la scorsa settimana. La pressione economica è una carta che Washington sta giocando da mesi, soprattutto col blocco navale imposto sullo Stretto di Hormuz, ma l’atteso “strangolamento economico” non c’è ancora stato”.
Gli effetti delle misure statunitensi comunque non sono mancati: l’inflazione in Iran attualmente è oltre l’80%, il governo ha fatto ricorso al razionamento per alcuni beni e la valuta locale è crollata ai minimi storici sul dollaro. Ma non basta: il regime non intende riaprire il vitale Stretto di Hormuz, né fare concessioni sul possesso dell’atomica, entrambe linee rosse per Trump.
Iran: “Solita tattica di bullismo americana”
D’altronde, Teheran è abituata da decenni alle sanzioni e ai tentativi di “strangolamento economico”, di conseguenza ha sviluppato una certa resilienza in materia. Non a caso il ministro degli Esteri iraniano Araghchi, citato da Al Jazeera, ha definito “la guerra economica uno scenario ricorrente e la solita vecchia tattica di bullismo nella politica americana“. “È un film che abbiamo già visto molte volte e sappiamo come affrontarlo”. Per il ministro, le nuove minacce della Casa Bianca dimostrano piuttosto la “disperazione di fronte alla nazione iraniana” e la mancanza di “nuove soluzioni”.
Intanto, kl’amministrazione Trump ha riattivato alcune sanzioni sul petrolio iraniano che aveva sospeso in occasione del memorandum di giugno, ormai ufficialmente defunto. E le annunciate sanzioni “mai viste prima” potrebbero estendersi anche a Paesi e aziende che commerciano o hanno legami con l’Iran, compresi gli alleati, andando a deteriorare ulteriormente rapporti già complicati.
Il capo della Casa bianca la scorsa settimana ha invitato ripetutamente i Paesi ‘amici’ ad unirsi alla guerra economica contro Teheran. E oggi su Truth ha scritto che “l’Iran sta completamente collassando”.
Iran: “Chi aderisce alle sanzioni Usa sarà ritenuto nemico”
Teheran ha risposto a sua volta con un aut-aut, affermando che “qualsiasi Paese che partecipi all’imposizione di restrizioni economiche è considerato un nemico“, come ha dichiarato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano.
“Qualsiasi complicità con l’America nell’attuazione delle sue azioni aggressive contro l’Iran avrà sicuramente le proprie conseguenze”, ha ribadito oggi il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, nel corso del briefing settimanale con la stampa.
Quanto allo Stretto di Hormuz, “è chiuso e non riaprirà fino a quando gli Usa non cambieranno atteggiamento e rispetteranno i loro impegni”, ha avvisato Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, secondo quanto riporta l’Irna.
L’Autorità iraniana dello Stretto del Golfo Persico (Pgsa), istituita dall’Iran, ha inserito i nomi di 46 navi in una lista di imbarcazioni che, fa sapere su X, avrebbero “violato le disposizioni iraniane relative al transito attraverso lo Stretto di Hormuz” e che dunque “saranno soggette a restrizioni nei loro futuri transiti, tra cui multe, fermo o confisca”.
Il Parlamento iraniano approva una ‘tariffa di servizio’ per Hormuz
Non solo: il Parlamento di Teheran ha approvato l’introduzione di una ‘tariffa di servizio’ per le navi in transito nello Stretto di Hormuz, che, ricordiamo, prima della guerra era gratuito – in conformità col diritto internazionale. Il portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale e la Politica Estera del Parlamento iraniano, Hassan Ghashghavi, riporta l’agenzia Irna, ha specificato che si parla di “tariffe per servizi che includono quelli marittimi, ambientali, di fornitura di carburante in condizioni speciali, assicurativi, di sicurezza e altri servizi forniti nello Stretto di Hormuz”. “Saranno riscosse dalle navi dei Paesi autorizzati in rial iraniani o in qualsiasi altra valuta ritenuta appropriata dalla Repubblica Islamica dell’Iran”, ha specificato ancora.

