Ue-Cina, scontro sui sussidi. Bruxelles: “Le regole valgono anche per le aziende cinesi”

Bruxelles rigetta l'accusa di Pechino di 'applicazione extraterritoriale impropria della propria giurisdizione' relativamente al caso JD.com
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Ue Cina
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Il regolamento sui sussidi esteri (Foreign Subsidies Regulation, Fsr) “è pienamente conforme alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, poiché si applica a tutte le aziende indipendentemente dalla loro nazionalità”. Lo dichiara il portavoce della Commissione europea Ricardo Cardoso, sottolineando che l’obiettivo del provvedimento è quello di “garantire che tutte le società che operano nell’Ue, comprese quelle cinesi, ricevano pari trattamento e competano su un piano di parità”.

Il commento è una risposta alla domanda sul rifiuto della Cina di cooperare con l’indagine della Commissione Ue sul gigante dell’e-commerce JD.com basata sull’Fsr, con Pechino che ha accusato Bruxelles di applicazione extraterritoriale impropria della propria giurisdizione.

Il caso JD.com

Il caso riguarda il progetto di acquisizione della tedesca Ceconomy, proprietaria tra l’altro di MediaMarkt e Saturn, da parte del colosso cinese dell’e-commerce JD.com, per circa 2,2 miliardi di euro. Lo scorso 28 maggio la Commissione ha aperto un’indagine ai sensi proprio del Fsr, dopo aver rilevato indizi secondo cui JD.com potrebbe aver beneficiato in Cina di finanziamenti a condizioni preferenziali, agevolazioni fiscali e sovvenzioni pubbliche capaci di darle un vantaggio nell’operazione e, successivamente, sul mercato europeo.

La controversia si è aggravata il 19 agosto, quando Pechino ha ordinato a soggetti cinesi di non collaborare con l’inchiesta, sostenendo che le richieste di informazioni di Bruxelles costituiscano un’’impropria applicazione extraterritoriale’ della giurisdizione europea.

La Commissione: “Mantenere condizioni di parità sui nostri mercati”

L’Ue è “una delle economie più aperte al mondo” e per preservare tale apertura “è fondamentale mantenere condizioni di parità sui nostri mercati, dove tutti gli operatori agiscono secondo le stesse regole”, sottolinea il portavoce.

Cardoso ricorda che prima dell’entrata dell’Fsr i sussidi concessi da governi di Paesi terzi non erano soggetti a controllo, mentre le sovvenzioni concesse dagli Stati Ue sono sempre state soggette alle relative norme sugli aiuti di Stato. “L’Fsr colma questo vuoto normativo ponendo le società straniere esattamente sullo stesso piano delle imprese con sede nell’Ue“, osserva.

Inoltre, sottolinea ancora il portavoce, l’Fsr “include garanzie procedurali per assicurare il rispetto del giusto processo“, dato che possono fornire informazioni e presentare osservazioni durante le indagini, gli viene garantita la possibilità di accedere al fascicolo della Commissione e valutare gli elementi a loro carico e una volta adottata una decisione possono richiederne il controllo giurisdizionale dinanzi ai tribunali dell’Ue.