Nato riunita a Washington, da Joe Biden alla difesa Ucraina: ecco i temi del Summit

La Nato guarda all’Indo-Pacifico per competere con la Cina. Mentre difesa, conflitto russo ucraino e presidenziali Usa incombono sugli equilibri geopolitici
5 giorni fa
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Manifestanti alla Casa Bianca
Manifestanti pro Ucraina a Washington al Summit Nato (Fotogramma)

Inizia oggi, martedì 9 luglio, e si terrà per tre giorni, il summit della Nato. L’occasione è quella di rinnovare l’unione dei Paesi che ne fanno parte, nel 75esimo anniversario dell’Alleanza Atlantica. Sono 38 i leader provenienti da tutto il mondo che si incontreranno all’Andrew W. Mellon Auditorium, lo stesso spazio nel quale, nel 1949, si posero le basi per la nascita di un’alleanza senza precedenti.

Rispetto a oltre settant’anni fa, però, le priorità sono cambiate. Si parlerà di Ucraina e sostegno economico al Paese in guerra con la Russia, ma anche di spesa per la difesa europea e di alcune incognite e incertezze politiche: una fra tutte le prossime elezioni presidenziali americane.

Gli occhi sono puntati, quindi, su Joe Biden, su cui l’ombra di Donald Trump sembra essere sempre più incombente. Ma mentre il Tycoon considera “inutile” l’Alleanza, per il segretario generale uscente, Jens Stoltenberg, “la Nato non è mai stata e non sarà mai una cosa scontata”.

Spesa per la difesa

Uno dei temi di prim’ordine è la spesa che i Paesi della Nato intendono investire per la difesa. Oltre 20 membri dell’Alleanza hanno raggiunto l’obiettivo di usare il 2% del proprio Pil per la difesa. Una crescita enorme, imposta anche dall’invasione russa all’Ucraina, che rappresenta la percentuale stabilita circa un decennio fa, quando era il terrorismo internazionale a incombere sui Paesi occidentali. In merito, si è espresso con chiarezza Carl Bildt, co-presidente dello European Council on Foreign Relations ed ex primo ministro svedese, secondo il quale le nazioni europee “dovranno raddoppiare” i loro bilanci “ancora una volta per scoraggiare in modo credibile le minacce provenienti da un regime russo sempre più disperato”.

Ma la Nato sarebbe pronta a combattere una guerra prolungata come quella che si sta consumando in Ucraina? I leader, secondo un recente articolo del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington, devono mettersi d’accordo su un aumento dei budget per la difesa; accrescere il potere sul campo militare, dalle armi al personale, e aumentare le capacità aeree, di difesa missilistica e di cyber security. Ma soprattutto, serve più cooperazione tra i Paesi.

Nato e Ucraina al bivio

Un problema ancora più ingente è l’eventuale adesione alla Nato dell’Ucraina. Il presidente Zelensky ha lamentato la mancanza di una data o di un programma per l’ingresso del Paese all’alleanza. A frenarlo, infatti, ci sono alcuni capi di governo che non sembrano favorevoli alle richieste del Paese sotto assedio.

“Preoccupante” è il termine usato da John Kirby, portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale degli Usa per definire, ad esempio, la visita di Viktor Orbán, presidente dell’Ungheria, in Russia. Preoccupante perché nelle dichiarazioni pubbliche congiunte con Vladimir Putin non si è criticato il continuo attacco ai civili da parte della Russia. Neanche il tempo di lasciare il Paese che, dopo la visita ungherese, circa 40 missili si sono abbattuti su Kiev e altre città, colpendo anche il più grande ospedale pediatrico della zona. Il bilancio dei raid è di 36 morti e oltre 140 feriti, secondo quanto ha reso noto via social Andriy Yermak, capo dell’ufficio del presidente ucraino. Tra le città più colpite la capitale e Kryvyi Rih, la città natale del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ma Viktor Orbàn, a quel punto, aveva già raggiunto Xi Jinping in Cina.

“Gli amici dell’Indo-Pacifico”

E spostandosi verso l’Asia, le partnership globali saranno il terzo argomento del Summit. Lo ha chiarito il Segretario generale Stoltenberg che ha invitato i leader di Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Repubblica di Corea a Washington per approfondire ulteriormente la cooperazione, anche sul supporto all’Ucraina, alla cyber security e alle nuove tecnologie: “Più gli attori autoritari si allineano, più è importante che lavoriamo a stretto contatto con i nostri amici nell’Indo-Pacifico”, ha affermato.

Una nuova era di competitività si è aperta con la Cina che ha rafforzato il suo impegno economico in Russia e in pochi altri Paesi Ue (come l’Ungheria, per l’appunto) e le cui risorse economiche investite dell’industria e nell’innovazione chiedono all’Alleanza atlantica sforzi maggiori nel mercato internazionale.

“Gli amici dell’Indo-Pacifico”, come li ha definiti il Segretario generale, saranno una risorsa per la Nato. Prima tra tutte: Taiwan. Il Paese è un alleato chiave per l’Occidente, non solo per i suoi semiconduttori ma per impedire alla Cina di proiettarsi senza vincoli in quella parte di mare. Il mare è ancora un dominio nel quale l’America ha più forza e sul quale si destreggia con più facilità, sfruttando anche i punti strategici di Suez e Malacca.

E lo stesso vale per l’India, per la quale è caso di dire che nemici comuni rendono le amicizie più solide. Quella con Dehli è un’alleanza di comodo che si basa sul minimo comune denominatore: insieme contro la Cina. Dello stesso parere, si potrebbe definire anche la visione della Corea del Sud che “si allena” con gli Usa a difendersi da un attacco cinese e accusa Pyongyang di rifornire Mosca di armi.

Presidenziali americane: l’incognita Joe Biden

Infine, l’incognita maggiore è chi vincerà le presidenziali americane di novembre. Tra Joe Biden e Donald Trump, Nato e Ue sceglierebbero il primo, ma a votare saranno milioni di americani che nei sondaggi favoriscono il secondo. La prima incognita prevertice riguardava il prosieguo della campagna elettorale di Biden, il quale, in una lettera di due pagine ai Democratici del Congresso, ha ribadito con fermezza che non intende ritirarsi dalla corsa, nonostante l’insuccesso del dibattito con il suo avversario politico.

Dal canto suo, però, la vittoria di Trump alle elezioni americane potrebbe, non solo ribaltare gli obiettivi Nato e Ue, ma anche sancire il declino della stessa Alleanza atlantica, considerata in passato “dormiente” e inutile dal Tycoon.

Non resta che attendere la fine del vertice a Washington per avere linee e margini di manovra più chiari: dalla difesa dell’Ue, al supporto all’Ucraina, fino alla competitività con la Cina.