Da un tecnico a un politico. Eugen Tomac – il ‘tecnico’ -, incaricato dieci giorni fa dal presidente della Romania Nicușor Dan di formare un nuovo governo, non è riuscito a trovare sufficiente sostegno, e ieri (14 giugno) ha rinunciato al mandato. Dan ha dunque dato l’incarico a Adrian Veştea – il politico -, esponente del Partito Nazionale Liberale (Pnl). Tomac non è neanche arrivato a giocarsi la fiducia in Parlamento.
“Né il signor Tomac né io abbiamo giocato a fare il governo”, ha sottolineato il presidente su X aggiungendo: “Ci siamo mossi in questa direzione dopo consultazioni con i partiti politici. A questo punto, però, è chiaro che la soluzione giusta è una soluzione politica”.
Cambio di strategia
Si tratta del secondo tentativo dall’apertura della crisi a fine aprile, quando i socialdemocratici (Psd) hanno tolto l’appoggio all’esecutivo guidato da Ilje Bolojan, presidente del Pnl, per poi votare la sfiducia insieme all’estrema destra di George Simion, l’Alleanza per l’Unione dei Romeni (Aur). Il motivo, come peraltro già visto in Francia, sono state le misure di austerità economica che il governo aveva proposto per affrontare quello che è il più grande deficit dell’Unione europea (7,9% nel 2025). Un tema al quale la Romania, in un modo o nell’altro, dovrà comunque mettere mano. La crisi infatti sta mettendo in pericolo l’accesso ai fondi Ue e il rating creditizio del Paese, oltre ad aver portato la valuta nazionale, il leu, ai minimi storici.
Veştea rappresenta dunque un cambio di strategia, essendo attivo in politica e nell’amministrazione da molto tempo: da trent’anni nel Pnl, la principale forza di centro-destra, è stato più volte sindaco di Râșnov ma anche presidente del Consiglio provinciale, oltre che ministro dello Sviluppo e ministro della Pubblica amministrazione. Attualmente è presidente del Consiglio provinciale di Brașov. Dan lo ha definito “filo-occidentale”, nonché “un uomo del dialogo, con forti valori”.
Strada in salita anche per Veştea
La sua strada è comunque in salita. Il suo partito non ha appoggiato Tomac, mettendo una croce sui tentativi di quest’ultimo di formare un esecutivo. E Bolojan ha fatto sapere via social di non apprezzare nemmeno la nomina dello stesso Veştea, perché la considera “un atto ostile” e un “evidente tentativo di spaccare il Pnl” dato che “non siamo stati informati in anticipo”.
“Il tentativo di imporre un primo ministro proveniente dall’interno del partito, senza nemmeno una consultazione preventiva e dopo che tutte le decisioni sono state prese all’unanimità dagli organi direttivi del partito, viola qualsiasi principio di leale collaborazione politica”, ha sottolineato Bolojan annunciando una riunione dei vertici del partito “per prendere una decisione ufficiale”.
Come Tomac, anche Veştea ha ora 10 giorni formare un governo e ottenere il sostegno del Parlamento. Solo se lo otterrà, Dan potrà nominare formalmente il governo.

