Crisi, blackout e calamità: perché l’Ue chiede alle famiglie “uno zaino per le prime 72 ore”

Clima, cyberattacchi e tensioni geopolitiche rendono la preparazione una responsabilità condivisa in tutta Europa
2 ore fa
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La commissaria Hadja Lahbib in conferenza stampa a Bruxelles
La commissaria Ue per la Gestione delle crisi Hadja Lahbib (Ipa)

Uno zaino per essere autosufficienti per le prime 72 ore di un’emergenza con i beni di prima necessità. Ma anche l’integrazione di una formazione sulla gestione delle catastrofi nei programmi scolastici e l’adeguamento dei sistemi d’allerta e dei piani d’evacuazione per includervi persone con disabilità. È questo il messaggio che arriva negli ultimi giorni da parte della Commissione europea che ha presentato le nuove raccomandazioni nell’ambito dell’Eu Preparedness Union Strategy, in preparazione, appunto, a possibili scenari come conflitti, interruzioni di corrente o calamità naturali.

Ad annunciarle è la commissaria europea per la Preparazione e la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib, in occasione dell’apertura del nono Forum europeo sulla Protezione civile a Bruxelles. La commissaria, che già l’anno scorso aveva già presentato con un video una iniziativa simile, denominata la “borsa della resilienza”, ha introdotto quattro serie di linee guida pensate per aiutare le autorità nazionali a preparare i cittadini alle situazioni di emergenza. “Quando si verifica un disastro, le prime ore possono essere decisive – ha spiegato la commissaria -. Ogni cittadino europeo dovrebbe sapere cosa fare, come proteggere la propria famiglia e come aiutare gli altri”.

Ma perché l’Unione europea invita i cittadini a prepararsi a una crisi?

Le linee guida europee per prepararsi a una cisi

La commissaria Lahbib ha spiegato che i cittadini dovrebbero essere in grado di soddisfare i propri bisogni primari durante le prime 72 ore di una crisi, ore nelle quali le autorità potrebbero aver bisogno di tempo per prepararsi alla salvaguardia dei cittadini. È per questo che la strategia prevede un kit di emergenza, “zaini pronti all’uso” contenenti beni essenziali, che consentano alle famiglie di provvedere a se stesse fino all’arrivo dei soccorsi esterni. Al suo interno, secondo la Commissione, dovrebbe esserci acqua potabile, cibo, medicinali e altri articoli di prima necessità.

Viene inoltre suggerito di tenere pronti zaini per un’eventuale evacuazione rapida, di elaborare piani di emergenza familiari e di acquisire competenze pratiche, come la capacità di prestare primo soccorso o di cucinare senza energia elettrica.

Le nuove linee guida vedono coinvolto anche il contesto scolastico: si propone di promuovere una una formazione specifica per gli insegnanti e attività pensate per insegnare ai bambini come comportarsi in situazioni di pericolo. “Sapere cosa fare quando suonano le sirene dovrebbe essere naturale tanto quanto imparare a nuotare”, ha sostenuto la commissaria, che promuove l’idea di educare i bambini a essere “preparati, non spaventati”.

Perché l’Europa ci chiede di prepararci a una crisi?

Ma perché le istituzioni europee ci chiedono di prepararci? Gli scenari geopolitico e ambientale hanno più volte messo in scena la fragilità dei sistemi di sicurezza dei Paesi europei. Tra calamità naturali dovute al cambiamento climatico, passando per cyberattacchi sempre più frequenti, una combinazione crescente di rischi potrebbero interrompere servizi essenziali come elettricità, acqua, telecomunicazioni, trasporti e assistenza sanitaria. Le autorità potrebbero aver bisogno di tempo per mobilitare soccorsi e ripristinare i servizi.

La strategia europea si inserisce inoltre in una tendenza già presente in diversi Paesi: la Svezia e la Finlandia promuovono da anni una cultura della preparazione civile, la Germania raccomanda scorte domestiche di più giorni e anche il Regno Unito ha recentemente lanciato la campagna “Be Ready”, incoraggiando i cittadini a essere in grado di affrontare autonomamente circa tre giorni di disagi o interruzioni dei servizi.

Perché la preparazione è importante?

Come spiega in una nota l’Union Civil Protection Knowledge Network, la rete europea della protezione civile, “le crisi odierne stanno diventando più frequenti, interconnesse e complesse. Le perturbazioni che colpiscono un settore, come quello energetico, sanitario, della sicurezza o ambientale, possono rapidamente avere ripercussioni su molti altri. Il rapporto Niinistö sulla preparazione e la prontezza dell’Ue evidenzia l’urgente necessità di rafforzare la preparazione sia civile che militare in settori quali la sanità, la migrazione, la sicurezza tecnologica, il clima, la difesa e l’economia. La relazione promuove inoltre una nuova concezione della preparazione, riconoscendola non solo come una responsabilità nazionale, ma anche come un impegno condiviso in tutta l’Unione europea”.