L’ultimatum di Trump a Zelensky: “Diesel, diesel, diesel”

L'incontro bilaterale si inserisce in un quadro di vulnerabilità politica per il presidente americano
31 minuti fa
4 minuti di lettura
Trump onu new york afp
Il presidente degli Usa Donald Trump atterra a New York per partecipare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Afp)

La “diplomazia del diesel” ha trasformato l’81esima Assemblea Generale delle Nazioni Unite in un banco di prova cruciale per le politiche del presidente americano Donald Trump. In un clima definito di “totale franchezza” dai funzionari dell’Eliseo, New York è divenuta l’epicentro di un confronto dove l’urgenza economica americana collide con la necessità di sopravvivenza strategica dell’Ucraina. L’incontro bilaterale tra Trump e Volodymyr Zelensky non è solo un atto diplomatico, ma una collisione tra due visioni del mondo: la ricerca di una stabilizzazione dei mercati globali da parte di Washington e la richiesta di una deterrenza integrata avanzata da Kiev, supportata da una delegazione che vede nel soft power della first lady Olena Zelenska un contrappeso necessario alle pressioni della realpolitik.

L’ultimatum di Trump: “Diesel, Diesel, Diesel”

L’approccio di Trump alla crisi russo-ucraina riflette una strategia di pressione diretta, dove il mantra “diesel, diesel, diesel” – trapelato da un alto funzionario ucraino al Financial Times dopo la telefonata di domenica tra i due leader – funge da pilastro negoziale. Attraverso Truth Social, il presidente ha analizzato lucidamente la vulnerabilità russa, sottolineando come Mosca abbia perso il controllo della propria industria del gasolio a causa dei bombardamenti mirati di Kiev alle raffinerie.

Tuttavia, l’analisi di Trump si estende oltre il dato tecnico: “Questa ridicola guerra senza fine con l’Ucraina deve essere terminata” e ha citato la perdita di 25.000 vite al mese, precisando che si tratta “soprattutto di soldati“. Durante la sua recente tappa in Irlanda, il messaggio a Zelensky è stato un ultimatum senza sconti: la distruzione del carburante diesel russo deve cessare immediatamente, poiché la penuria energetica mondiale è ormai, secondo Trump, un fardello insostenibile.

Tra Iran, Israele e Midterms

Dietro la linea dura di Trump si cela una profonda una pressante necessità interna. I prezzi del diesel negli Stati Uniti sono schizzati a quasi due euro a litro. Questo choc non è imputabile esclusivamente al fronte ucraino: il picco è stato innescato dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran, a cui Teheran ha risposto sigillando lo Stretto di Hormuz.

Per Trump, questo scenario rappresenta una vulnerabilità politica critica in vista delle elezioni di metà mandato (midterms) di novembre. La necessità di riaprire le rotte globali e calmierare i prezzi lo spinge a un riordino forzato della mappa energetica, che include non solo il pressing su Kiev, ma anche colloqui di alto livello con il Consiglio di cooperazione del Golfo e l’incontro con la leader venezuelana Delcy Rodriguez.

Il “cessate il fuoco” prematuro

Un elemento di forte attrito diplomatico è emerso la scorsa settimana, quando Trump ha annunciato prematuramente un “cessate il fuoco energetico”, sostenendo che le parti avessero già concordato di non colpire le rispettive infrastrutture. La realtà sul campo ha smentito la retorica social del tycoon: i raid russi sulle reti elettriche e sulle città ucraine non si sono mai fermati.

Volodymyr Zelensky ha risposto a questa “diplomazia degli annunci” con una cautela pragmatica. Pur dichiarando che “le soluzioni sono possibili”, ha posto come condizione invalicabile la reciprocità: l’Ucraina accetterà passi di de-escalation solo se la Russia smetterà di bersagliare sistematicamente il settore energetico, le infrastrutture critiche e le esportazioni alimentari di Kiev. Per Zelensky, la protezione della vita dei cittadini non può essere sacrificata sull’altare di una tregua fittizia.

L’asse Macron-Trump

Mentre Trump gestisce il dossier energetico, il presidente francese Emmanuel Macron ha cercato di incanalare l’energia dell’amministrazione americana verso la sicurezza collettiva. Il colloquio, definito “costruttivo”, ha toccato punti nevralgici. Dalla sicurezza marittima, conla crisi nello stretto di Bab el-Mandab, dove l’azione dei ribelli pro-Yemen sta strozzando il traffico navale, rendendo vitale una risposta coordinata, alla difesa dell’Ucraina la cui visione di Macron è cheTrump debba fornire velocemente sistemi difensivi e intercettori missilistici.

Il ruolo dell’Ue

L’attività di Macron, si inserisce però nel più ampio quadro del ruolo dell’Unione europea affinché la Russia cessi la sua guerra d’aggressione. L’Alta rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha esortato infatti gli Stati membri a mantenere le sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina, mentre i Paesi lavorano per ottenere una proroga.

“Le sanzioni sono un pilastro fondamentale della nostra risposta alla guerra della Russia” per privare Mosca dei finanziamenti, ha dichiarato ai giornalisti a New York dopo una riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione europea. Ha aggiunto che i funzionari puntano a concludere presto i negoziati sul rinnovo delle sanzioni contro la Russia e a far sì che la proroga entri in vigore rapidamente. “Abbiamo bisogno di questa stabilità”, che le sanzioni rimangano in vigore per un periodo più lungo. “Ecco perché stiamo lavorando anche a un nuovo pacchetto di sanzioni”, ha aggiunto.

Le discussioni sul tema sono ancora in corso, poiché alcuni Stati membri hanno cercato di rimuovere determinate persone dalla lista nera. Lunedì i Paesi Ue non sono riusciti a finalizzare un accordo che prevedeva la revoca delle sanzioni contro gli oligarchi russi Alisher Usmanov e Mikhail Fridman. I negoziati proseguiranno a Bruxelles, nel tentativo di estendere le sanzioni a quasi 3.000 altre persone ed entità coinvolte nella guerra.

Il blocco dei 27 Paesi si sta affrettando per raggiungere un accordo sull’estensione del regime sanzionatorio prima della deadline di martedì sera. L’Ucraina ha reagito con furia alla prospettiva che l’Ue revocasse le sanzioni contro i due importanti uomini d’affari russi. Anche i Paesi dell’Ue più intransigenti, tra cui la Polonia e gli Stati baltici, si sono fermamente opposti all’allentamento delle sanzioni, sostenendo che la pressione sulla Russia dovrebbe essere intensificata. Lunedì Kallas ha affermato che l’Europa si trova ad affrontare “una rapida proliferazione di attacchi di sabotaggio e violazioni dello spazio aereo”. “Mosca sta cercando di spaventare l’Europa affinché riduca il suo sostegno all’Ucraina”, ha aggiunto. “Dato che la Russia è disposta ad assumersi maggiori rischi, dobbiamo anche imporre costi maggiori. L’economia russa è uno dei suoi punti deboli”, ha concluso.

Cosa aspettarsi

Il palcoscenico di New York non offre solo scontri pubblici, ma anche canali sotterranei potenzialmente decisivi. La presenza simultanea del ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e l’imminente incontro con il Segretario di Stato Marco Rubio suggeriscono l’esistenza di un back-channel diplomatico che potrebbe bypassare le dichiarazioni ufficiali. Se la “diplomazia del diesel” di Trump riuscirà a imporre una tregua o se resterà un esercizio di retorica elettorale dipenderà dalla capacità della mediazione americana di offrire garanzie di sicurezza che Kiev possa accettare senza capitolare. Il destino del conflitto, nei prossimi mesi, passerà inevitabilmente per l’equilibrio instabile tra il prezzo del litro di gasolio alla pompa e l’integrità dei confini europei.

Gli ultimi articoli