Bruxelles in visita ad Ankara: città blindata sotto l’ombra del pugno di ferro di Erdoğan

La diplomazia europea in visita in Turchia per discutere dei dossier Ucraina, difesa, commercio e guerre in Medio Oriente: sullo sfondo la repressione della libertà di parola
21 ore fa
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Kaja Kallas in Turchia
L'Alta rappresentante per gli affari esteri europei Kaja Kallas in visita ad Ankara (X)

La diplomazia dei corridoi e la repressione delle piazze non sono mai state così vicine. Mentre l’Alta rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, la commissaria all’Allargamento Marta Kos e il commissario alla Migrazione Magnus Brunner sono ad Ankara per un incontro senza precedenti, la Capitale turca si trasforma in una fortezza. Secondo quanto riportato dall’edizione europea di Politico, la missione ha l’obiettivo di “preparare il terreno” per il vertice Nato del 7-8 luglio, cercando di allineare strategicamente la Turchia su dossier caldi come l’Ucraina, Gaza e il corridoio commerciale asiatico che aggira la Russia.

“La Turchia è un partner chiave in materia di sicurezza, migrazione ed energia, oltre a essere un Paese candidato all’Ue – ha scritto Kallas su X -. È stato un piacere parlare oggi con il presidente
Erdogan circa il rafforzamento ulteriore delle relazioni Ue–Turchia e l’importanza delle buone relazioni di vicinato. Abbiamo anche affrontato la guerra della Russia contro l’Ucraina, i conflitti in Medio Oriente e i preparativi per il Vertice Nato. La Turchia sta fornendo un contributo significativo alla protezione del fianco orientale”.

Tuttavia, questo riavvicinamento avviene mentre il governo turco lancia un’operazione di sicurezza che molti definiscono un pretesto per mettere a tacere il dissenso.

La capitale blindata: 40.000 poliziotti e arresti di massa

Le cifre riportate dal quotidiano descrivono un clima di massima tensione. La polizia turca ha arrestato 225 persone, inclusi accademici e insegnanti, sospettati di legami con gruppi militanti. Tra i detenuti figura anche un attivista ambientale di 79 anni.

Per garantire il “decoro” e la sicurezza prima del summit, le autorità di Ankara hanno vietato manifestazioni pubbliche, conferenze stampa e persino l’affissione di poster, schierando 40.000 agenti in tutta la città. Nacho Sánchez Amor, il principale legislatore del parlamento europeo per i rapporti con la Turchia, ha commentato duramente su X: “Quando un governo autoritario ospita il summit, ottieni accreditamenti stampa arbitrari e oltre 200 persone detenute in qualche ‘operazione preventiva’”.

Il muro contro la stampa indipendente

Il fronte più caldo resta quello dell’informazione. A “dozzine” di giornalisti turchi indipendenti è stato negato l’accreditamento per il vertice Nato senza alcuna spiegazione. Işın Eliçin, giornalista della testata indipendente Halk Tv a cui è stato negato l’accesso, ha dichiarato a Politico: “Se i governi ospitanti possono escludere i giornalisti dagli eventi internazionali, questo dovrebbe essere dichiarato apertamente”.

La posizione della Nato, tuttavia, appare di cauta attesa. La portavoce dell’Alleanza, Allison Hart, ha dichiarato che l’organizzazione “si affida alla nazione ospitante per fornire valutazioni sui giornalisti del proprio Paese”, pur aggiungendo che è fondamentale che i media possano partecipare di persona. Una posizione criticata da Uraz Kaspar dell’International Press Institute (Ipo), il quale ha sottolineato che affidarsi ai rapporti locali non assolve la Nato dalla responsabilità di mantenere i propri standard democratici.

I dati della repressione

La situazione della libertà di stampa in Turchia è ai minimi storici. Secondo la mappa 2026 di Reporter Senza Frontiere (RSF), il Paese occupa il 163° posto su 180, il peggior risultato tra i 32 membri della Nato. La piattaforma per la sicurezza dei giornalisti del Consiglio d’Europa conferma questo quadro drammatico, elencando 24 operatori dei media attualmente in detenzione nelle carceri turche, tra cui nomi storici come Hatice Duman, Hidayet Karaca e Mehmet Baransu. A questi si aggiunge la pressione politica sui leader dell’opposizione: fonti diplomatiche citate ricordano il caso di Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul, in carcere dal 2025 per accuse di corruzione ritenute di matrice politica.

Il dilemma di Bruxelles: sicurezza o valori?

Nonostante le critiche, l’Ue sembra intenzionata a proseguire sulla via del pragmatismo. Marta Kos ha dichiarato che Bruxelles vuole muoversi con Ankara verso “una maggiore stabilità e maggiore certezza nella regione”. Un membro del team di Kaja Kallas ha ribadito che la Turchia è un “partner essenziale” per la difesa e la gestione delle rotte migratorie.

Tuttavia, le critiche interne non mancano. Ben Ward, vicedirettore della divisione europea di Human Rights Watch, ha avvertito che la Nato non può condonare l’approccio “altamente repressivo” di Ankara se vuole restare un’alleanza basata sui valori della democrazia e dello Stato di diritto.

Mentre i diplomatici europei discutono di miliardi in aiuti all’Ucraina e nuovi accordi sulle armi, resta aperta la questione sollevata da un diplomatico della Nato rimasto anonimo: “Il summit non dovrebbe essere usato come una scusa per un giro di vite”. Se l’Europa riuscirà a bilanciare queste necessità strategiche con la difesa dei diritti fondamentali, resta la sfida principale del prossimo vertice di Ankara.

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