Più aringhe e tagli al merluzzo: pesca nel Mar Baltico, la proposta Ue per il 2027

Le catture massime consentite proposte dalla Commissione puntano a conciliare sostenibilità degli stock ittici e massimi livelli di pesca possibili. Ma per i pescatori le cose sono difficili, anche a causa della Russia
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Peschereccio
Peschereccio (Canva)

La Commissione europea ha adottato la sua proposta sulle opportunità di pesca per il 2027 nel Mar Baltico, volta a stabilire il totale ammissibile di catture (Total Allowable Catch, Tac) e le quote per i dieci stock ittici gestiti dall’Ue nel Mar Baltico. La proposta dà seguito alle valutazioni scientifiche che evidenziano lo “stato critico” di diverse attività di pesca, mirando a continuare le traiettorie di ricostituzione per gli stock pertinenti.

I dieci stock ittici interessati sono: aringa del Botnia, aringa del Baltico centrale, aringa del Golfo di Riga, spratto, platessa, salmone del bacino principale del Mar Baltico, salmone del Golfo di Finlandia, merluzzo del Baltico occidentale, merluzzo del Baltico orientale e aringa del Baltico occidentale. 

Più aringhe, tagli alle catture accessorie di merluzzo

Nello specifico, l’esecutivo Ue propone di aumentare le opportunità di pesca per l’aringa del Botnia (+3%), l’aringa del Baltico centrale (+49%), l’aringa del Golfo di Riga (+11%) e lo spratto (+44%). Le catture di platessa e salmone del Main rimarrebbero invariate rispetto a quest’anno.

Inoltre, sulla base delle ultime segnalazioni di catture fatte degli Stati membri nel 2025, la Commissione propone di ridurre le assegnazioni delle catture accessorie inevitabili (i pesci catturati involontariamente dai pescatori) di merluzzo del Baltico occidentale (-88%), merluzzo del Baltico orientale (-51%) e aringa del Baltico occidentale (-45%).

Le Tac proposte si basano sui consigli scientifici del Consiglio internazionale per l’esplorazione del mare (Ices), che indica quali range di cattura sono compatibili con la sostenibilità biologica degli stock, e sono conformi al piano pluriennale di gestione del Mar Baltico adottato nel 2016 dal Parlamento europeo e dal Consiglio. L’obiettivo è conciliare la sostenibilità a lungo termine degli stock ittici con i livelli di pesca nella resa massima sostenibile (Msy).

Le riduzioni avanzate per il 2027, dunque, tengono conto dello stato in cui versano gli stock di merluzzi e aringhe interessati, spesso sotto i livelli minimi o comunque “in cattive condizioni”, tali da non consentire una traiettoria di ricostituzione, e si accompagnano ad altre misure.

Ad esempio, per le aringhe del Baltico occidentale la Commissione propone anche di eliminare l’esenzione per la pesca costiera su piccola scala e di adeguare il Tac considerando solo le catture accessorie inevitabili. Per quelle del Botnia, dato che con i livelli massimi di cattura indicati dall’Ices lo stock continuerebbe a diminuire, l’organo esecutivo fissa un livello di catture massime che mantenga stabile il tasso di mortalità per pesca e la conferma del periodo di chiusura della pesca di tre mesi durante la riproduzione nelle acque costiere poco profonde.   

Il Mar Baltico è il più inquinato d’Europa

D’altronde, il Mar Baltico è il più inquinato d’Europa, segnala la Commissione: soffre di una forte perdita di biodiversità, del cambiamento climatico, di eutrofizzazione, di pesca eccessiva “(passata e probabilmente attuale”) e di elevati livelli di contaminanti.

I fattori di stress che colpiscono il mare, avvisa l’organo guidato da Ursula von der Leyen, derivano, in parte, dalla mancata attuazione della legislazione europea. “Inoltre, il parere scientifico riconosce anche l’impatto della falsa dichiarazione dei dati di pesca, senza tuttavia essere in grado di quantificarlo”.

“Gli scienziati ci dicono che per alcuni stock ittici pelagici nel Mar Baltico le prospettive per il 2027 sono migliori. Questo ci dà speranza che il nostro approccio prudente degli ultimi anni stia iniziando a dare i suoi frutti e che dobbiamo continuare sulla traiettoria di ricostituzione che abbiamo concordato insieme”, commenta Costas Kadis, commissario per la pesca e gli oceani.

Tuttavia, continua, “gli scienziati avvertono che è ancora troppo presto per parlare di una tendenza, quindi dobbiamo rimanere cauti. Il quadro generale è molto preoccupante. L’ecosistema del Mar Baltico è in pessime condizioni e dobbiamo agire in tutti i settori per proteggerlo. Ciò significa applicare pienamente le norme dell’Ue e collaborare a tutti i livelli per invertire la situazione di questo vitale ambiente marino”.

In questa ambizione rientrano le conferenze ‘Our Baltic’ organizzate dalla Commissione nel 2020, 2023 e 2025 per riunire i ministri degli otto Paesi del blocco che si affacciano sul Mar Baltico (Danimarca, Germania, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Finlandia e Svezia). 

La questione non è semplice e va oltre l’aspetto ambientale: la pesca è un settore molto importante per questi Paesi, quindi sia le sofferenze degli stock ittici sia la riduzione delle catture possibili impattano anche pesantemente su chi ne ricava la propria fonte di reddito.

Concorrenza russa

C’è anche un altro elemento in gioco: la Russia, che dal 2022 non trasmette più all’Ices i dati relativi alle proprie catture, e decide da sola quanto pescare, di fatto lasciando una grossa zona d’ombra nella rilevazione della pressione reale a cui sono sottoposti gli stock ittici dell’area.

Questo comporta un problema di sostenibilità ma anche di competitività per i pescatori del blocco europeo, che rischiano di perdere terreno rispetto a un vicino che segue regole proprie (e non dichiarate).

Non a caso quest’anno l’Europarlamento ha chiesto alla Commissione controlli più stringenti sulle attività e sui flussi commerciali russi, compresi trasbordi e riesportazioni attraverso Paesi terzi, oltre a restrizioni alle importazioni ittiche dalla Federazione. Misure in tal senso erano state introdotte nella bozza del 21mo pacchetto di sanzioni ma poi eliminate per la contrarietà di alcuni Paesi, tra cui Germania, Polonia e Portogallo.

Proprio la volontà delle capitali sarà decisiva per la definizione delle Tac nel Mar Baltico per il 2027: la proposta della Commissione infatti passa ora al Consiglio europeo. L’obiettivo è raggiungere un accordo politico nella riunione del 26-27 ottobre prossimi, con l’adozione formale da parte del Consiglio prevista per novembre.