La Nato rafforza le capacità nucleari. Hegseth annuncia: “Revisione completa della presenza in Europa”

Il Gruppo di pianificazione nucleare conferma il ruolo chiave delle forze nucleari strategiche per la sicurezza alleata, mentre il segretario alla Guerra americano spinge per un'Alleanza '3.0'
1 ora fa
3 minuti di lettura
Da sinistra. Hegseth e il segretario generale della Nato Mark Rutte
Da sinistra, Pete Hegseth e il segretario generale della Nato Mark Rutte all'Npg (Ipa)

Le forze nucleari strategiche dell’Alleanza rimangono la garanzia suprema della sicurezza alleata e sostengono l’architettura di deterrenza estesa della Nato”. Lo hanno ricordato in una dichiarazione i ministri della Difesa dell’organizzazione atlantica, che nella riunione di ieri (18 giugno) a Bruxelles hanno deciso di “modernizzare le capacità nucleari dell’Alleanza, rafforzando la capacità di pianificazione nucleare e adattandosi per raggiungere i propri interessi di sicurezza”.

Il Gruppo di pianificazione nucleare (Npg), istituito nel 1966, è l’organo di più alto livello della Nato per le questioni di deterrenza nucleare, e serve per la consultazione e il processo decisionale su tutte le questioni relative a questo tema. Si riunisce solitamente a livello di ministri della Difesa. Ne fanno parte tutti i membri del Patto atlantico, anche se non possiedono armi nucleari, tranne la Francia, che ha deciso di non partecipare. Parigi, unica potenza nucleare dell’Unione, lo scorso marzo ha proposto di estendere al blocco il proprio ombrello di deterrenza, pur mantenendo in capo le decisioni finali.

La politica e le forze di deterrenza nucleare della Nato

La Nato spiega sul sito ufficiale che la sua strategia di deterrenza, fondamentale per evitare conflitti e coercizioni, si basa su un mix “appropriato” di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica, integrate da capacità spaziali e cibernetiche. In questa architettura, le forze nucleari hanno un ruolo specifico: rendere credibile la capacità della Nato di scoraggiare aggressioni contro gli Alleati. Sebbene la Nato sia “impegnata nel controllo degli armamenti, nel disarmo e nella non proliferazione, finché esisteranno le armi nucleari, rimarrà un’alleanza nucleare“. L’attuale politica nucleare dell’organizzazione è stata aggiornata nel 2024 e si basa sul Concetto Strategico del 2022 e sulle linee guida fornite dai Capi di Stato e di Governo.

Tre Paesi membri possiedono armi nucleari: Stati Uniti, Regno Unito e Francia, con i primi definiti come “la garanzia suprema della sicurezza dell’Alleanza”. Parigi e Londra nel luglio 2025 hanno firmato la Dichiarazione di Northwood, con la quale si sono impegnate a coordinare le proprie forze nucleari per “dare un contributo significativo alla sicurezza complessiva” dell’organizzazione”.

Verso il vertice di Ankara

Nella dichiarazione, l’Npg ha poi riaffermato “l’impegno costante a condividere le responsabilità, i rischi e gli oneri della difesa collettiva investendo nelle risorse, nelle capacità e nelle forze necessarie per realizzare la missione nucleare dell’Alleanza”. Il tema delle risorse messe in campo dai Paesi membri sarà nuovamente al centro del vertice annuale dell’Alleanza, che nel 2026 si terrà ad Ankara, in Turchia, il 7 e 8 luglio prossimi.

Ci si arriverà con gli Stati Uniti che continuano a chiedere che gli alleati mettano più soldi, e con un piano annunciato ieri ai ministri della Difesa Nato dal segretario alla Guerra Pete Hegseth: una revisione in sei mesi (“ma potrebbe concludersi prima”) della presenza militare americana su suolo europeo. Saranno esaminati il dispiegamento delle forze, la dislocazione delle basi e l’adeguatezza delle risorse americane in Europa, in vista di una possibile riallocazione degli assetti statunitensi verso altre priorità (leggasi: Indo-Pacifico).

Nato 3.0

L’annuncio-minaccia è un’antifona delle intenzioni americane se gli europei non metteranno più fondi per dare vita a un nuovo assetto che Hegseth ha ribattezzato ‘Nato 3.0’. “Si tratterà di una vera revisione”, alla base della quale “ci sarà l’idea di una Nato che si muoverà rapidamente e irreversibilmente verso una leadership europea. Una leadership, che si assumesse la responsabilità’ primaria della difesa dell’Europa”, ha dettagliato. “È una revisione che alcuni Paesi non supereranno, mentre altri la passeranno a pieni voti”, ha chiarito il segretario alla Difesa Usa.

Hegseth ha duramente criticato gli alleati, definendo “vergognosa” la limitata partecipazione europea alla guerra in Iran e il mancato accesso alle basi e ai cieli. Washington ha già avviato una riduzione immediata degli assetti attivati in caso di crisi (inclusi aerei da caccia, navi di supporto e rifornimenti) in Germania, Spagna e Italia dopo gli scontri del presidente Donald Trump con i leader di quei Paesi e ha minacciato di tagliare i propri contributi finanziari all’organizzazione atlantica se gli alleati non accelereranno i loro investimenti nella difesa.

Nel giugno 2025 a L’Aja i Paesi membri – tranne la Spagna – si sono impegnati a investire entro il 2035 il 5% del Pil all’anno in spese militari. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ieri ha precisato: “Sappiamo di dover fare di più, e lo stiamo facendo”. Ma Hegseth ha già sottolineato che molte capitali “devono ancora fare di più“.

Gli ultimi articoli