Zelensky onora “gli eroi dell’Upa”, la Polonia gli revoca l’Ordine dell’Aquila Bianca

Il presidente ucraino ha intitolato un'unità delle forze speciali agli "Eroi dell'Upa", che in Polonia sterminarono civili
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Zelensky cpe
Il presidente ucraino Zelensky al vertice Cpe (Afp)

Alta tensione tra Polonia e Ucraina. Venerdì 19 giugno, il presidente polacco Karol Nawrocki ha revocato l’Ordine dell’Aquila Bianca a Volodymyr Zelensky, che aveva ricevuta la massima onorificenza statale nel 2023. Lo scontro diplomatico nasce il 27 maggio, quando il presidente ucraino ha deciso di intitolare un’unità delle forze speciali ucraine agli “Eroi dell’Upa” (Ukrains’ka Povstans’ka Armija), anche noto come Esercito Insurrezionale Ucraino. Un gruppo militare che in Polonia è sinonimo di nazifascismo e di civili massacrati.

In pochi giorni, quello che sembrava un atto simbolico interno si è trasformato in una crisi diplomatica tra due alleati chiave nella guerra tra Russia e Ucraina, che, tra una dichiarazione distensiva e l’altra, torna a mietere numerose vittime civili.

Il 19 giugno, giorno della revoca dell’Ordine, Nawrocki ha dichiarato di aver appreso la notizia “con grande tristezza” aggiungendo: “Non è così che si costruiscono le relazioni tra le nazioni”. Secondo il presidente polacco, la glorificazione dell’Upa ha fornito alla propaganda russa “molto ossigeno per la disinformazione“. Il giorno successivo, Nawrocki ha detto che il presidente ucraino ha oltrepassato il limite con le sue azioni.

Il decreto e la logica di Kyiv

Con il Decreto presidenziale n. 440/2026, firmato a fine maggio, Zelensky ha conferito il titolo onorifico “Named After the Heroes of the Upa” al Centro operazioni speciali “Nord” delle Forze per le operazioni speciali delle Forze armate ucraine.

L’atto si inserisce in una più ampia politica di risemantizzazione della resistenza armata ucraina del Novecento: per una parte consistente dell’opinione pubblica interna, l’Upa è prima di tutto il simbolo della lotta per l’indipendenza nazionale contro l’Urss. Il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi, ha spiegato che per i soldati che hanno chiesto il titolo “la lotta dell’Upa simboleggia esclusivamente l’opposizione alle politiche imperiali di Mosca e non è in alcun modo diretta contro i polacchi”.

Cosa significa l’Upa per la Polonia

L’Esercito Insurrezionale Ucraino, o Upa, era una forza di guerriglia ucraina formatasi nell’ottobre del 1942 in Volinia, nell’Ucraina nord-occidentale, come braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun-B), un movimento ultranazionalista guidato da Stepan Bandera e legato a collaborazioni con la Germania nazista.

Mentre combatteva sia contro l’esercito tedesco che contro quello sovietico, l’Upa perpetrò i massacri di Volinia e Galizia orientale tra il 1943 e il 1945. Circa 100.000 civili polacchi furono uccisi da formazioni nazionaliste ucraine in operazioni che la storiografia polacca descrive come pulizia etnica nei villaggi misti. Nawrocki lo ha ribadito con chiarezza: per “l’enorme maggioranza della società polacca” l’Upa resta “primariamente responsabile per crimini brutali contro cittadini polacchi durante la guerra”.

Agli occhi di Varsavia, il posizionamento politico del leader ucraino è sempre più evidente: pochi giorni prima del decreto, Zelensky aveva partecipato a una cerimonia di reinumazione di Andriy Melnyk, leader dell’Oun-m, l’ala nazionalista ucraina, suscitando la dura condanna di Israele e del memoriale Yad Vashem. In quella occasione è stata data nuova sepoltura anche alla moglie Sofia Fedak-Melnyk.

La reazione polacca e la risposta di Kiev

La risposta di Varsavia è stata rapida e progressivamente più dura. Il ministero degli Esteri polacco ha pubblicato subito una nota in cui scrive che il decreto ucraino “ferisce la memoria delle vittime e colpisce il dialogo tra le nostre nazioni”. L’ex presidente polacco e Premio Nobel Lech Wałęsa è stato il più netto: “Onorando i banditi dell’Upa, il presidente dell’Ucraina ha insultato me e tutti i nostri connazionali massacrati“.

Venerdì 19 giugno Nawrocki ha formalizzato la revoca dell’Ordine, che Zelensky aveva ricevuto per il contributo alla difesa dell’Ucraina e alla sicurezza europea.

Kyiv ha risposto con fermezza. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha definito la revoca una “scelta strategicamente sbagliata da parte di Varsavia, da cui beneficia solo Mosca” e ha annunciato la restituzione del riconoscimento come Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica di Polonia, conferitogli nel 2022. Anche secondo il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski, solo la Russia potrebbe trarre vantaggio da una disputa polacco-ucraina, ma il premier polacco Donald Tusk ha detto che la storia non può essere sacrificata sull’altare della collaborazione strategica.

Il giorno dopo, il 20 giugno, Zelensky ha pubblicato sui social la foto dell’Ordine imballato e pronto per essere rispedito a Varsavia. L’ex presidente Leonid Kučma e altri funzionari ucraini hanno annunciato di rinunciare alle loro onorificenze polacche in segno di solidarietà.

Le ripercussioni sull’Ue

La Polonia è stata uno dei principali alleati dell’Ucraina sin dall’inizio dell’invasione russa, accogliendo centinaia di migliaia di rifugiati e fungendo da snodo logistico per gli aiuti occidentali destinati a Kiev.

La crisi tra Varsavia e Kiev arriva in un momento particolarmente delicato del conflitto. Inoltre, l’Ucraina è impegnata nei negoziati di adesione all’Unione europea, e la Polonia, uno dei suoi sostenitori più attivi, è anche un Paese con diritto di veto sul processo di allargamento.

Il presidente Nawrocki ha collegato esplicitamente le due questioni: “Una Europa unita è stata costruita sul rifiuto del totalitarismo e del culto della violenza. Per chi non lo capisce, non può esserci posto nell’Unione europea, e la Polonia certamente non lo permetterà”. Una posizione che, senza una distensione dei rapporti, rischia di diventare un’ipoteca sul percorso europeo di Kiev.

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