Magyar scatenato ‘licenzia’ il presidente ungherese e caccia in diretta la giornalista del programma di punta: “La fabbrica di bugie finirà”

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Peter Magyar, leader del partito pro-Europa in Ungheria
Peter Magyar, leader del partito pro-Europa in Ungheria alla vittoria delle elezioni (Afp)

Di uno che è riuscito a mandare a casa dopo 16 anni il premier ungherese Viktor Orbán, il minimo che si possa dire è che ha le idee chiare, e che non teme di sostenerle. A pochi giorni dalla sua schiacciante vittoria alle elezioni del 12 aprile, talmente ampia che lo stesso primo ministro uscente non ha potuto far altro che prenderne atto, Peter Magyar si è tolto più di un sassolino dalla scarpa. E così, in occasione di un’intervista sulla tv pubblica e dopo aver incontrato il presidente ungherese Tamás Sulyok, non ha perso occasione di entrare a gamba tesa su alcuni temi che gli stanno a cuore.

Quanto a Sulyok, dopo averlo incontrato a Palazzo Sándor ha scritto su X: “Non è degno di rappresentare l’unità della nazione ungherese. Non è idoneo a svolgere il ruolo di garante della legalità. Non è adatto a essere un’autorità morale né un modello di riferimento”. E per essere ancora più chiari ha aggiunto: “Dopo la formazione del nuovo governo, deve lasciare immediatamente l’incarico”.

Ad accompagnare queste parole senza appigli, una foto dei due che in effetti mostra una certa mancanza di feeling, e il tag al profilo del presidente, per essere certi che non si perda il post. Al momento, Sulyok non ha replicato.

Sempre per parlar chiaro, in un’intervista alla tv di Stato M1, mercoledì scorso dopo un passaggio anche a Radio Kossuth, Magyar ha prima sottolineato in modo ironico l’asservimento dei media statali al governo: “Mi guardo intorno un attimo ed è una bella sensazione essere qui un anno e mezzo dopo, dopo quel 26 settembre 2024 quando sono stato qui l’ultima volta, quando per l’ultima volta hanno lasciato entrare il leader del partito più grande”.

E poi, dopo aver rintuzzato le proteste della giornalista che lo stava intervistando (e che ha sostenuto che Magyar sia stato inviato più volte, cosa da lui smentita), il leader politico ha calato l’asso di bastoni: “Questa fabbrica di bugie finirà dopo la formazione del governo Tisza. Sospenderemo immediatamente questo servizio di notizie false che si svolge qui e creeremo le condizioni per media indipendenti, obiettivi e imparziali insieme agli altri partiti parlamentari e alle altre organizzazioni professionali”.

“Sappiamo che non esiste un media perfetto, ma quello che è successo qui dal 2010, per il quale anche Goebbels o il dittatore nordcoreano si sarebbero leccati le dita, dato che non è stata detta una sola parola di verità, è certo che non può continuare”.

Il controllo dei media da parte del governo Orban è una delle tante violazioni dello Stato di diritto che hanno messo Budapest in collisione con Bruxelles nell’era Fidesz. Tanto che l’Ue ha bloccato 18 miliardi di fondi destinati all’Ungheria a causa dell’arretramento democratico del Paese.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato martedì su X: “C’è un lavoro rapido da fare per ripristinare, riallineare e riformare” le politiche ungheresi al fine di sbloccare i fondi. Ha aggiunto: “Ripristinare lo stato di diritto. Riallinearsi ai nostri valori europei condivisi. E riformare, per sbloccare le opportunità offerte dagli investimenti europei”.

Bruxelles si aspetta anche lo sblocco, da parte di Magyar, del prestito da 90 miliardi, stoppato da Orban ma vitale per l’Ucraina. Il leader di Tisza ha detto che il suo Paese non parteciperà al prestito ma che acconsentirà alla sua erogazione, tuttavia potrebbe anche usare il suo ok come contropartita per ottenere quanto prima lo svincolo dei fondi destinati a Budapest.