“Il V4 è tornato”: l’Ungheria alla guida di un’Europa centrale che vuole contare di più

Il premier Péter Magyar ospita il primo vertice del Gruppo dopo quasi due anni e mezzo. L'obiettivo è unire le forze e recuperare centralità nel processo decisionale europeo
2 ore fa
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Vertice V4
Da sinistra a destra: Andrej Babis (Repubblica Ceca), Donald Tusk (Polonia), Peter Magyar (Ungheria) e Robert Fico (Slovacchia) - (Afp)

Il cuore dell’Europa oggi batte in Europa centrale“. E ha di nuovo la forma, anzi il formato, del Gruppo di Visegrád, il cosiddetto ‘V4’. I primi ministri dei Paesi membri – Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – si sono incontrati martedì a Gödöllő su invito di Budapest, che detiene la presidenza annuale di turno. È stato proprio il premier padrone di casa, Péter Magyar, a sottolineare il ruolo che il V4 può – o vorrebbe – avere nel Vecchio Continente. E a farsi promotore di quello che è stato il primo vertice dopo due anni di freezer, da quel febbraio 2024 quando a Praga si consumò una frattura che oggi i quattro vogliono ricucire. Per questo, il summit si è concentrato sugli interessi comuni, minimizzando le divergenze. Ma una ricucitura è pur sempre una ricucitura: non è scontato che venga bene, e il segno rimane comunque visibile. Ma a questo ci arriveremo. Intanto, Magyar l’ha detto chiaro: “Il V4 è tornato“.

“Tornare alle origini”

L’obiettive del V4 oggi è proprio quello di tornare “alle origini”, come recita la dichiarazione congiunta delle capitali; dunque ritrovare la fiducia reciproca e una cooperazione più stretta che consenta ai quattro Paesi, ognuno di piccole dimensioni, di unire le forze e recuperare centralità nel processo decisionale europeo. È già successo, negli anni ’10 del millennio, quando esercitava una grossa influenza contro la politica migratoria delle ‘porte aperte’ della tedesca Angela Merkel.

Ma attualmente una stretta sull’immigrazione irregolare, cavallo di battaglia delle estreme destre, è diventata programma di governo sia a livello nazionale che europeo. Gli ‘interessi comuni’ quindi si stanno spostando verso altri temi, pur senza tralasciare il primo: il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), che include la coesione e la politica agricola, i prezzi dell’energia (leggasi rapporti con la Russia), la sicurezza (leggasi sostegno o meno all’Ucraina), la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale, l’equilibrio tra transizione ecologica e competitività (leggasi revisione del sistema ETS), il futuro del V4 stesso, le infrastrutture (sia di trasporto che energetiche).

Simbolica, oltre che pratica, la proposta di Magyar di un’alta velocità che colleghi le quattro capitali. Da segnalare poi il riconoscimento che legami più stretti passino anche da legami civili e culturali, che si è convenuto di sviluppare.

Magyar: “Il V4 è tornato”

“L’Europa centrale oggi è una delle regioni che crescono più dinamicamente nell’Unione” ha dichiarato in conferenza stampa Magyar. Per lui si tratta del primo vertice internazionale ospitato da capo del governo, e rivela il suo desiderio di rilanciare il ruolo di Budapest, minato dalle posizioni e le politiche del suo predecessore Viktor Orbán, che nei suoi 16 anni di dominio ha finito con l’isolare se stesso e il suo Paese e con il frammentare il V4.

Orbán, infatti, intendeva quest’ultimo come un mezzo per contrapporsi a Bruxelles, mentre le sue posizioni filo-russe hanno spaccato il Gruppo. Il V4 si vede invece come piattaforma di cooperazione che cerca sì di promuovere gli interessi comuni nell’Unione, ma collocandosi pienamente all’interno di quest’ultima.

Nella visione di Magyar, il V4 deve ora “lavorare insieme per una forte Europa centrale”, che “è presente e pronta a plasmare il proprio futuro”. “Se faremo bene il nostro lavoro, fra qualche decennio la storia dell’Europa centrale sarà ricordata come una storia di progresso, fiducia in sé stessa, pace e cooperazione”, ha affermato in conferenza stampa. E con circa 65 milioni di abitanti, una forte base industriale e un peso rilevante nelle catene produttive europee, il Gruppo può potenzialmente avere voce in capitolo.

Ricucire le fratture

Ma anche se, secondo il premier ungherese, “quello che ci unisce molto più di quanto ci divida” – scetticismo verso politiche verdi ambiziose, approccio duro alla migrazione irregolare, cautela verso l’allargamento dell’Unione, sostegno a un bilancio Ue di lungo periodo più ricco – le fratture tra i quattro membri del Gruppo sono ampie e profonde. Ancora prima del vertice di Praga, che aveva sostanzialmente diviso il V4 in un ‘V2+V2’ in base alla posizione sull’Ucraina, nel 2022 erano state interrotte le consultazioni che i quattro tenevano prima dei Consigli europei. I capi di governo hanno deciso di riprenderle, per “rappresentare insieme l’Europa centrale” a partire da Bruxelles.

Il principale punto di divergenza riguarda i rapporti con Mosca e l’invasione russa dell’Ucraina. Praga e Varsavia sono a favore del sostegno di Kiev, mentre le posizioni di Bratislava e Budapest riflettono la comune dipendenza dal gas russo. Tuttavia, Magyar a Bruxelles sta adottando una politica di non ostruzionismo, mentre il premier slovacco Fico, pur mantenendosi molto critico, senza Orbán rischia di trovarsi isolato. Va anche ricordato che in Polonia si è aperta una querelle politica dopo che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di intitolare un’unità speciale dell’esercito agli ‘Eroi dell’UPA‘.

Restano poi diverse anche le posizioni su stato di diritto, migrazione e futuro dell’integrazione europea.

Tusk: “Make V4 Great Again”

Un altro elemento ha contribuito al congelamento del V4: il deteriorarsi dei rapporti tra Budapest e Varsavia, asse centrale della cooperazione. Per questo, Magyar e il uso omologo Donald Tusk stanno ricostruendo una relazione di fiducia. Il primo viaggio all’estero del premier ungherese, non a caso, è stato proprio in Polonia. “L’amicizia millenaria fra Ungheria e Polonia non può essere distrutta da qualche anno sbagliato”, ha sottolineato, criticando apertamente Orbán. Tusk ha concordato: “Voglio davvero sbloccare questo gruppo: abbiamo alcune cose comuni da sistemare in Europa”. “Make V4 Great Again”, ha dunque invitato.

Anche i rapporti tra Budapest e Bratislava devono essere rivisti, soprattutto per le tensioni legate alle minoranze magiare nella Slovacchia meridionale: la loro tutela è fondamentale per l’Ungheria, e la recente approvazione da parte slovacca di un emendamento legislativo che criminalizza la contestazione dei decreti Beneš – leggi emanate tra il 1941 e il 1945 dal presidente cecoslovacco in esilio che stabilivano una colpa collettiva a carico delle minoranze tedesche e ungherese – ha aperto un vero caso politico.

Proprio Bratislava il primo luglio prenderà in mano da Budapest la presidenza del V4. Il premier Robert Fico ha presentato le priorità su cui intende concentrarsi: competitività (compresa la riduzione dei prezzi dell’energia), rafforzamento del Fondo Internazionale Visegrád e del formato V4+, allargamento dell’Ue a Serbia, Albania, Montenegro e Ucraina, cooperazione su settori specifici come la difesa.

Quanto al premier ceco, Andrej Babiš, ha commentato con un “V4 di nuovo insieme”, ma si è mostrato aperto anche a un eventuale ampliamento del formato (V4+) o ad altre modalità di cooperazione con Paesi dell’area (Nordici, Balcani occidentali, Austria, Romania): una proposta di Magyar non condivisa da tutti.

Pullulano le cooperazioni regionali

C’è poi un altro elemento che giustifica la “rivitalizzazione” del V4, come l’ha definita la dichiarazione congiunta del vertice. In mondo policentrico e in policrisi, anche le coalizioni regionali fioccano o recuperano slancio, come strumenti più snelli per procedere su politiche comuni tra Paesi con interessi condivisi e in ambiti specifici. Nell’Ue si parla infatti sempre di più di andare avanti tra “chi ci sta”, per cooperazioni rafforzate e a cerchi concentrici. In Europa ecco dunque la Coalizione dei Volenterosi, ma anche l’E3 (Germania, Francia e Regno Unito), l’E5 (E3 + Polonia e Italia), la Cooperazione Nordico-Baltica, il Bucharest Nine, il Triangolo di Weimar (Polonia, Germania e Francia). Per i quattro Paesi mitteleuropei, dunque, parlare con una sola voce potrebbe essere l’unico modo per non finire nell’irrilevanza. Purché riescano a trovarla.

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