“Incrollabile sostegno all’Ucraina“, anche per quanto riguarda la sua “integrità territoriale“, e sanzioni alla Russia. I leader del G7 ieri sera sono addivenuti a una dichiarazione congiunta su cui molti, nelle ore precedenti il vertice che ha riunito a Évian-les-Bains, in Francia, le maggiori potenze del globo, non avrebbero scommesso un soldo. Perché tra i suoi firmatari ci sono gli Stati Uniti di Donald Trump.
Il capo della Casa Bianca nei giorni scorsi aveva dichiarato che, chiusa la faccenda Iran (che tanto chiusa non è, non solo perché l’accordo deve essere ancora firmato – il 19 giugno- ma anche perché rimanda a successivi negoziati questioni fondamentali come l’uranio iraniano), poteva tornare a dedicarsi al conflitto Russia-Ucraina. E domenica si era sentito per quasi un’ora al telefono col leader russo Vladimir Putin. La cosa aveva preoccupato gli europei, timorosi di veder perdere lo spazio guadagnato grazie all’assenza americana e di dover tornare ad avere a che fare con le pressioni di Trump su Kiev, compresa quella di cedere il Donbass agognato dal capo del Cremlino.
Più pressione su Mosca
Almeno per ora, la direzione non sembra questa. Il G7 ha sottolineato il sostegno all’integrità territoriale e riconosciuto “i progressi compiuti sul campo di battaglia negli ultimi mesi” dagli ucraini. Ora “c’è un nuovo slancio”, e, per sostenerlo e accelerarlo, i leader hanno concordato di “incrementare la fornitura di capacità di difesa aerea, sistemi e intercettori aggiuntivi e capacità a lungo raggio. Siamo inoltre pronti a valutare l’estensione all’Ucraina dei benefici derivanti dalle licenze, al fine di consentire un aumento della produzione militare ucraina”.
Non solo: la dichiarazione mette nero su bianco l’impegno “ad aumentare la pressione sull’economia di guerra russa“. Nel concreto, spiegano i leader, “rafforzeremo le nostre sanzioni, comprese quelle sui settori petrolifero e del gas“. Un’iniziativa agevolata dal fatto che “il presidente Trump ha raggiunto un accordo che sosteniamo per la riapertura dello Stretto di Hormuz”.
La Casa Bianca aveva sospeso le sanzioni contro Mosca in seguito all’impennata dei prezzi dei combustibili causata dall’attacco contro l’Iran di fine febbraio, che aveva provocato la chiusura del braccio di mare da dove passava un quinto del petrolio e del gas mondiali.
“Abbiamo revocato le sanzioni perché ovviamente non intendiamo ostacolare l’esportazione di petrolio. Ma presto saremo in grado” di ripristinarle, ha dichiarato Trump ai giornalisti ieri a margine del vertice, durante l’incontro con il presidente degli Emirati Arabi Uniti Mohamed bin Zayed al-Nahyan. Sempre ieri, il tycoon e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno avuto un incontro che il primo ha definito “molto buono”, per poi annunciare il ripristino delle sanzioni contro il settore petrolifero russo. Mosca “deve raggiungere un accordo”, ha affermato il capo della Casa Bianca.
Sanzioni rafforzate
Anche il primo ministro canadese Mark Carney ieri ha incontrato Zelensky, e ha parlato delle nuove misure, che colpiranno “162 individui, entità e navi, tutti beni della macchina da guerra russa”. Lunedì scorso anche il Regno Unito ha deciso nuove sanzioni energetiche contro la Federazione, mentre la scorsa settimana la Commissione ha presentato il 21° pacchetto di misure, in negoziazione, che prevede tra l’altro il congelamento dell’attuale tetto massimo di prezzo per gli acquisti di petrolio russo (44 dollari a barile).
“Questo G7 è un momento di risveglio strategico“, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron ieri dopo la cena di gala dei leader, sottolineando l’unità del G7, compresi dunque gli Stati Uniti, nella decisione di “agire di concerto al fianco dell’Ucraina per difendere la nostra unità e i valori in cui crediamo”.
C’è un prezzo da pagare?
Ma l’apertura americana potrebbe non essere gratis. In fondo, Trump si definisce un grande negoziatore, e sembra strano che conceda qualcosa senza nulla in cambio. Secondo alcune fonti anonime riportate da Politico, il capo della Casa Bianca, in cambio del suo supporto sull’Ucraina, vorrebbe l’aiuto degli alleati per stabilizzare l’accordo con l’Iran e per lo sminamento dello Stretto di Hormuz.
Lunedì Trump ha detto pubblicamente che “non credo che avremo bisogno di molto aiuto”, ma dietro le quinte, affermano le fonti, avrebbe cercato sostegno verbale e materiale per l’Iran.
Gli alleati non sono contrari in via di principio ad aiutare, ma non senza condizioni. Macron ha fatto sapere che le navi sminanti potranno essere dispiegate solo se il loro invio verrà “richiesto e auspicato dagli Stati Uniti e poi dall’Iran e dall’Oman, le parti coinvolte nell’accordo”.

