Bce, l’allarme di Philip Lane: “È iniziata una seconda ondata di rincari energetici”

Lane ha evidenziato come la sfida sia ormai diventata di natura sociale, colpendo i beni di prima necessità e l'elettricità
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Inflazione canva

Inflazione, choc energetico e uno scenario da seconda ondata. Così Philip Lane, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, in un’intervista a Le Temps ha spiegato la complessa fase che l’Eurozona si trova ad affrontare, segnando la fine delle illusioni di una rapida normalizzazione nate durante la scorsa estate. Se i mesi di marzo e aprile avevano fatto registrare la “prima fiammata” dei prezzi energetici, l’accordo siglato il 17 giugno tra Stati Uniti e Iran aveva alimentato un cauto ottimismo, portando i mercati a scommettere su un picco dell’inflazione entro giugno e una decisa ripresa nel secondo semestre. Tuttavia, il perdurare dei conflitti ha infranto queste speranze.

Lane ha chiarito che “assistiamo oggi a una seconda ondata di rialzi dei prezzi, non solo sul petrolio, ma anche sul gas”, un inasprimento dei rischi geopolitici che ha costretto la Bce a riconoscere come lo choc sia destinato a perdurare molto più a lungo di quanto stimato nelle analisi di marzo. L’incertezza è tornata a essere la variabile dominante, spostando inevitabilmente le lancette della politica monetaria.

L’aumento dei tassi da parte della Bce

In questo contesto di instabilità prolungata, la decisione della Bce dello scorso 10 settembre di innalzare i tassi di interesse di 25 punti base ha rappresentato un segnale di fermezza e, soprattutto, di realismo strategico. La leva monetaria viene ora utilizzata per contrastare una pressione inflazionistica che si rivela più elevata e duratura rispetto alle previsioni primaverili, portando a un drastico rinvio del ritorno all’obiettivo del 2%.

Quello che era un traguardo sperato per il 2026 è ora ufficialmente slittato alla metà del 2027, riflettendo la consapevolezza che l’inflazione ha assunto tratti strutturali difficili da eradicare nel breve termine. Lane ha ammesso apertamente che, sebbene lo scenario di base rifletta le anticipazioni del mercato, quest’ultimo “resta circondato da una grande incertezza”, una confessione che sottolinea la complessità di calibrare gli interventi in un orizzonte macroeconomico così fluido e volatile.

La seconda ondata

L’inflazione sta attraversando una fase di metamorfosi profonda, propagandosi dai costi energetici alla base della piramide dei consumi. “La seconda ondata di rincari energetici a cui assistiamo oggi dovrebbe esercitare una pressione rialzista sui prezzi dei generi alimentari e dei beni in generale”, ha dichiarato Lane, evidenziando come la sfida sia ormai diventata di natura sociale, colpendo i beni di prima necessità e l’elettricità. Nonostante questa pressione sui beni primari, l’economista ha sottolineato un elemento di relativa stabilità nel settore terziario. “Per ora, le tensioni dovrebbero rimanere contenute nei servizi”, ha puntualizzato nell’intervista, definendo questa dinamica come la “buona notizia” in un quadro altrimenti teso, dove la velocità di propagazione dei costi lungo la filiera produttiva rimane l’ostacolo principale alla stabilità dei prezzi.

I pilastri economici

A fare da scudo contro una possibile recessione profonda intervengono alcuni pilastri di resilienza identificati da Lane: la spesa pubblica strategica e l’innovazione tecnologica. Un ruolo centrale è giocato dalla capacità di manovra della Germania, impegnata in massicci investimenti in infrastrutture e difesa, affiancata dal respiro comunitario del piano NextGenerationEu. Tuttavia, Lane ha voluto precisare che, anche se Berlino disponga dello spazio fiscale necessario, “queste spese pubbliche daranno solo un colpo di pollice temporaneo e il loro effetto svanirà con il tempo”.

Dall’altro lato, l’intelligenza artificiale emerge come un motore di ottimismo strutturale; nonostante i timori per l’occupazione, Lane ha ribadito nell’intervista che l’effetto netto dell’Ai sarà positivo per il “tenore di vita” collettivo, agendo come contrappeso alla perdita di potere d’acquisto generata dai rincari energetici e favorendo una crescita moderata ma costante.

La tenuta di questo scenario dipende però in ultima istanza dal mercato globale delle materie prime, il cui andamento attuale presenta tratti paradossali analizzati con precisione da JPMorgan. Lane ha spiegato lo scenario di base della Bce si poggia proprio sulle “curve future” dei prezzi di petrolio e gas, le quali riflettono una strategia di adattamento senza precedenti. Secondo JPMorgan, i paesi Ocse hanno scelto di non intaccare massicciamente le riserve, preservando circa 555 milioni di barili per i “giorni grigi”, preferendo far pesare l’aggiustamento sulla domanda, calata di 4,4 milioni di barili al giorno. Questa prudenza ha mantenuto gli stock mondiali a 7,65 miliardi di barili, sopra la soglia di stress, confermando la visione di Lane di un’economia sospesa tra il rigore della vecchia energia e le promesse della nuova frontiera tecnologica.

In questo equilibrio precario, la strada verso il 2% resta un sentiero stretto, dove la resilienza europea verrà misurata dalla capacità di trasformare l’incertezza geopolitica in un’opportunità di rinnovamento strutturale.