L’Impero austro-ungarico può tornare? Qualcuno direbbe che visti i tempi tutto è ormai pensabile. Quello che è certo è che il premier eletto ungherese, Péter Magyar, punta a stringere i legami con l’Austria e altri Paesi dell’Europa centrale per ‘fare massa’ e avere più peso nell’Unione europea. L’obiettivo dunque non sembra essere la costruzione di un blocco anti-Bruxelles, ma il tentativo di aumentare il peso dell’Europa centrale dentro Bruxelles. Questa è la differenza fondamentale rispetto alla stagione orbániana, conclusasi alle elezioni dello scorso 12 aprile.
Magyar punta soprattutto su Vienna, come ha fatto sapere subito dopo la vittoria al voto di due settimane fa: “Un tempo condividevamo lo stesso Paese e l’Austria è un partner economico fondamentale per l’Ungheria. Vorrei rafforzare le relazioni tra Ungheria e Austria per ragioni storiche, ma anche culturali ed economiche“.
La scelta non è dunque casuale: i due Paesi sono strettamente interconnessi. Sul piano geografico condividono un corridoio centrale nell’Europa danubiana; sul piano politico, l’Austria può offrire a Magyar un canale utile per riportare l’Ungheria dentro una dinamica europea meno conflittuale. Mentre per anni Orbán è stato una spina nel fianco per l’Unione, usando il veto come arma negoziale e di divisioni e finendo peraltro emarginato e isolato, Magyar sembra voler seguire una logica diversa: diventare un ponte tra Bruxelles e l’Europa centrale.
Il progetto si lega anche alla priorità più urgente del nuovo esecutivo: recuperare i fondi europei congelati a causa dell’arretramento democratico dell’Ungheria ad opera delle politiche di Orbán. L’entourage di Magyar ha avviato contatti anticipati con la Commissione per provare a soddisfare rapidamente le condizioni poste dall’Ue in materia di riforma della giustizia, trasparenza negli appalti, controllo della corruzione e libertà dei media. Senza una normalizzazione del rapporto con Bruxelles, il rilancio economico ungherese sarebbe molto più difficile.
Andando sul concreto, in una conferenza stampa all’inizio di questo mese, il nuovo primo ministro di Budapest ha proposto di unire il Gruppo di Visegrád – un’alleanza informale tra Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia – con il formato Slavkov, che coinvolge Austria, Repubblica Ceca e Slovacchia, sostenendo che questa operazione sarebbe nell’interesse di tutti i soggetti coinvolti. “Pertanto, spero che saremo in grado di fare progressi in questo ambito”, ha sottolineato Magyar.
Coerentemente con questo programma, i suoi primi viaggi da nuovo leader dell’Ungheria, all’inizio di maggio, saranno a Varsavia e Vienna.
Va detto che ci sono anche divergenze importanti tra le nazioni dell’Europa centrale, a partire dalla questione ucraina. Austria e Polonia sostengono ulteriori aiuti a Kiev mentre Magyar è contrario a iniziative che non siano umanitarie. E ha sbloccato il prestito da 90 mld per Kiev mantenendo la posizione stabilita dal suo predecessore, ovvero Budapest non vi prenderà parte.
Sicuramente, il premier eletto trova una sponda nel governo austriaco, conservatore, per il quale il rafforzamento dei legami con l’Ungheria consentirebbe di superare le dimensioni ridotte e avere più influenza nel blocco europeo.
