Iran-Usa verso la proroga della tregua: più tempo per arrivare a un accordo di pace

Proroga della tregua tra Usa e Iran più vicina, ma la pace resta appesa a tre punti chiave: nucleare, Hormuz e risarcimento dei danni causati dalla guerra
3 ore fa
2 minuti di lettura
Shehbaz Sharif JD Vance Islamabad ipa ftg
Da sinistra, il vicepresidente Usa JD Vance e il premier pakistano Shehbaz Sharif a Islamabad (Ipa/Fotogramma)

Ci sarebbe un accordo di principio tra Stati Uniti e Iran su una proroga del cessate il fuoco oltre le originarie due settimane, in scadenza il 22 aprile. La proroga era stata auspicata in questi giorni anche dal Pakistan, Paese mediatore, per avere più tempo per portare avanti i complicati negoziati di pace. Un primo round di incontri tra Washington e Teheran, lo scorso fine settimana a Islamabad, si è infatti concluso con un nulla di fatto. Tra i punti di disaccordo: lo Stretto di Hormuz, il risarcimento per i danni causati dall’attacco israelo-statunitense avviato il 28 febbraio, e soprattutto la questione nucleare.

Per Teheran rimane il diritto “indiscutibile” di arricchire l’uranio a scopi civili; un diritto che, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei, non può essere “revocato sotto pressione o attraverso la guerra”. Tuttavia, il livello e il tipo di arricchimento sono “negoziabili”.

Oggi il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che un accordo “entro fine aprile è possibile”. “Li abbiamo pestati pesantemente, è assai possibile”, ha spiegato a Sky News Uk. Stamattina, in un’intervista a Fox News, il tycoon ha dato il conflitto per “praticamente finito. Molto vicino alla fine”. “Se partissimo in questo momento esatto ci metterebbero vent’anni a ricostruire il loro Paese. E non abbiamo ancora finito. Vedremo cosa succede, ma penso che vogliano fare un accordo a tutti i costi“, ha aggiunto.

Dal canto suo, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che il suo Paese vuole un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti, ma che “qualsiasi tentativo di imporre la propria volontà o di costringere alla sottomissione è destinato al fallimento“.

Il blocco navale Usa a Hormuz

Intanto, il comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha affermato sui social che il blocco navale ordinato da Trump da lunedì, per impedire alle navi dirette o provenienti da porti iraniani di entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz, è “completamente attuato“.

“Durante le prime 24 ore, nessuna nave è riuscita a superare il blocco statunitense“, ha scritto su X specificando che sei petroliere collegate all’Iran sono state obbligate a invertire la rotta. L’ordine è stato impartito loro via radio e tutte le navi l’hanno seguito. Non c’è stato dunque bisogno di abbordaggi o altre operazioni.

Tra le petroliere obbligate a cambiare rotta e dover tornare nello Stretto, c’è anche la Rich Starry, soggetta a sanzioni statunitensi e diretta in Cina. Ieri il mezzo aveva attraversato il braccio di mare che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano, vitale per il commercio del petrolio, insieme ad altre imbarcazioni.

Secondo quanto rilevato dai dati di tracciamento marittimo, nel primo giorno del blocco, scattato alle 16 italiane di lunedì, sono passate nello Stretto nove navi, ma il Centcom sottolinea che il blocco non si applica alle imbarcazioni neutrali dirette o provenienti da porti non iraniani. Va anche precisato che i dati di tracciamento non sono da prendere come oro colato, sia perché possono presentare anomalie, sia perché le navi possono mettere in atto tecniche di ‘spoofing‘, attraverso le quali riescono a mascherare la loro reale posizione.

Ieri Bloomberg ha anche riportato un’indiscrezione anonima da parte iraniana secondo cui Teheran ha valutato una sospensione a breve termine dei traffici attraverso lo Stretto di Hormuz per evitare di compromettere un nuovo round di colloqui con Washington, che secondo quanto trapelato ieri potrebbe tenersi questa settimana.

L’impatto economico in Unione europea

L’Unione europea intanto guarda con preoccupazione il prolungarsi della chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui passava circa un quinto del petrolio mondiale. Il commissario per l’Economia Valdis Dombrovskis, parlando al Semafor world economy summit 2026, a Washington, ha avvisato: “La Commissione stima un impatto economico negativo dal conflitto in Iran compreso fra lo 0,2% e lo 0,6%, con un contemporaneo aumento dell’inflazione, che potrebbe anche raggiungere un punto percentuale”.

“La nostra valutazione si basa su diversi scenari, poiché ovviamente dipende dalla durata del conflitto e dalla gravità dello shock dei prezzi dell’energia. Ci troviamo quindi di fronte a una sorta di shock stagflazionistico per l’economia. Tanto per fare un confronto, prima della guerra in Iran, ci aspettavamo una crescita economica dell’Ue intorno all’1,5%, sia quest’anno che il prossimo. Prevediamo quindi un certo rallentamento”, ha concluso.