Verifica dell’età online, la stretta Ue passa da un’app

La Commissione punta a ridurre la frammentazione tra regole nazionali uno strumento pubblico, gratuito e costruito per non trasferire dati personali alle piattaforme
4 ore fa
4 minuti di lettura
Divieto social under 16 canva

La Commissione europea ha annunciato che l’app per la verifica dell’età online è tecnicamente pronta e sarà resa disponibile ai cittadini nelle prossime settimane. A comunicarlo, da Bruxelles, la presidente Ursula von der Leyen, che ha indicato lo strumento come la prima soluzione europea standardizzata per consentire agli utenti di dimostrare la propria età nell’accesso a piattaforme digitali e contenuti soggetti a restrizioni.

“Questa app consentirà agli utenti di dimostrare la propria età quando accedono ai servizi online”, ha dichiarato von der Leyen, precisando che il sistema sarà gratuito, utilizzabile su qualsiasi dispositivo e progettato per certificare l’età senza rivelare altri dati personali. L’applicazione, già testata in cinque Stati membri tra cui l’Italia, sarà progressivamente integrata nei portafogli digitali nazionali, mentre resta aperta la possibilità per operatori privati di adottarne il modello tecnico.

L’annuncio arriva mentre Bruxelles rafforza le iniziative sulla tutela dei minori online, affiancando strumenti operativi all’applicazione del Digital Services Act e alle linee guida pubblicate nel 2025. La verifica dell’età diventa così uno snodo centrale per l’accesso a social network, piattaforme video e siti per adulti, in un quadro segnato da regole nazionali diverse e dall’assenza, finora, di un sistema condiviso a livello Ue.

Un sistema europeo di verifica dell’età

L’app sviluppata dalla Commissione si basa su un meccanismo di attestazione dell’età che richiede, in fase iniziale, l’utilizzo di un documento di identità, passaporto o carta d’identità, senza che i dati vengano trasferiti o conservati dalle piattaforme a cui l’utente accede. Il sistema si fonda su una prova a conoscenza zero (“zero-knowledge proof”): viene certificato esclusivamente il superamento di una soglia anagrafica, senza trasmettere ulteriori informazioni personali.

Nel dettaglio, l’utente scarica l’applicazione, associa il proprio documento e genera una credenziale digitale riutilizzabile. Quando accede a un servizio soggetto a limiti di età, la piattaforma riceve unicamente la conferma che l’utente ha più di una determinata età – per esempio 13, 15 o 18 anni – senza poter accedere a nome, data di nascita o altri dati identificativi. “Gli utenti dimostreranno la propria età senza rivelare altre informazioni personali. In parole semplici, è completamente anonima”, ha spiegato von der Leyen.

La Commissione ha indicato tre elementi tecnici come qualificanti: interoperabilità, portabilità e trasparenza del codice. L’app è progettata per funzionare su smartphone, tablet e computer, senza vincoli di sistema operativo, ed è rilasciata in modalità open source, con codice verificabile pubblicamente. Questo consente agli Stati membri di adottarla direttamente oppure di integrarla nei propri sistemi nazionali, in particolare nei futuri European Digital Identity Wallets, previsti dal regolamento sull’identità digitale europea.

Sette Paesi – Francia, Danimarca, Grecia, Italia, Spagna, Cipro e Irlanda – sono indicati dalla Commissione come i più avanzati nel processo di integrazione. In questi casi l’applicazione non sarà necessariamente distribuita come prodotto autonomo, ma potrà essere incorporata nei portafogli digitali nazionali, diventando una delle funzionalità disponibili insieme ad altri attributi certificati, come identità, patente o titoli di studio.

La Commissione ha chiarito che l’adozione non sarà uniforme né immediata. Alcuni Stati membri continueranno a utilizzare soluzioni nazionali sviluppate con fornitori terzi, che saranno sottoposte a un sistema di certificazione europeo. L’obiettivo è garantire che anche strumenti diversi rispettino standard comuni, evitando disallineamenti tecnici tra Paesi e rendendo le credenziali utilizzabili su scala transfrontaliera.

L’app non è ancora disponibile sugli store digitali: la fase di sviluppo è conclusa, ma la distribuzione avverrà in una fase successiva, coordinata con i governi nazionali. Non è stato indicato un nome unico a livello europeo, perché il rilascio sarà declinato nelle singole versioni nazionali.

Una base comune per evitare 27 sistemi diversi

L’introduzione della verifica dell’età a livello europeo interviene in un contesto segnato da normative nazionali eterogenee. In Francia l’accesso ad alcune piattaforme è vietato sotto i 15 anni, mentre in Portogallo la soglia è fissata a 13. Altri Stati membri stanno valutando misure analoghe, con approcci differenziati per ambito e modalità di controllo. Questa dinamica ha prodotto una crescente frammentazione del mercato digitale, con obblighi variabili per le piattaforme a seconda del Paese di riferimento.

La Commissione ha finora evitato interventi legislativi diretti su questo specifico aspetto, concentrandosi sull’attuazione del Digital Services Act. Il regolamento impone alle piattaforme di valutare e mitigare i rischi sistemici, inclusi quelli che riguardano i minori, ma non definisce un modello unico di verifica dell’età. Le linee guida pubblicate nel luglio 2025 indicano la necessità di strumenti “proporzionati ed efficaci”, lasciando però spazio a soluzioni tecniche diverse.

In questo quadro, l’app europea introduce un riferimento operativo. La disponibilità di un sistema pubblico, gratuito e interoperabile modifica il perimetro degli obblighi per le piattaforme: la Commissione ha esplicitato che “le piattaforme online possono fare affidamento sulla nostra app di verifica dell’età. Quindi non ci sono più scuse”. L’espressione segnala un passaggio nella strategia di enforcement, in cui l’assenza di soluzioni tecniche viene esclusa come giustificazione.

Negli ultimi mesi Bruxelles ha avviato una serie di procedimenti che riguardano direttamente la protezione dei minori. Tra questi, le azioni contro TikTok per il design ritenuto capace di creare dipendenza – basato su infinite scroll, autoplay e sistemi di raccomandazione altamente personalizzati – e le indagini su piattaforme pornografiche accusate di non disporre di meccanismi adeguati di verifica dell’età. In parallelo, sono state avviate verifiche su altri servizi, tra cui Snapchat, per il modo in cui gestiscono l’accesso dei minori.

Le dichiarazioni dell’esecutivo europeo collegano esplicitamente questi interventi all’introduzione della nuova app. “La nuova soluzione di verifica dell’età e l’applicazione delle nostre norme vanno di pari passo”, ha affermato von der Leyen, indicando un coordinamento tra strumenti tecnici e azione regolatoria. La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen ha aggiunto che l’obiettivo è evitare “27 soluzioni diverse”, attraverso un meccanismo di coordinamento europeo per l’accreditamento dei sistemi nazionali.

Il tema della verifica dell’età è inserito in un quadro più ampio di tutela dei minori online, che comprende anche il contrasto al cyberbullismo, all’esposizione a contenuti dannosi e ai rischi legati ai sistemi di raccomandazione. Secondo i dati richiamati dalla Commissione, un minore su sei è vittima di bullismo online e uno su otto è coinvolto in comportamenti di bullismo. Le piattaforme sono inoltre accusate di favorire dinamiche di dipendenza attraverso meccanismi progettuali che incentivano la permanenza prolungata.

“Le piattaforme di social media presentano meccanismi progettati per creare dipendenza”, ha dichiarato von der Leyen, citando infinite scrolling, video brevi e contenuti altamente personalizzati come fattori che incidono sul tempo trascorso online. L’intervento europeo si concentra su questi elementi sia attraverso obblighi di trasparenza e mitigazione del rischio previsti dal Dsa, sia tramite strumenti tecnici come la verifica dell’età.

La Commissione ha inoltre istituito un gruppo di esperti sulla sicurezza dei minori online, incaricato di formulare raccomandazioni entro l’estate. Il panel dovrà lavorare anche sul coordinamento tra Stati membri e sull’accreditamento delle soluzioni nazionali, mentre Bruxelles prepara il rilascio dell’app come base tecnica comune per l’accesso ai servizi digitali soggetti a restrizioni.